3mendi ma Fantastici – 3^F Dino Compagni

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Incontri con la Guardia di Finanza sul tema droga

Sono state veramente tante e interessanti le notizie e le informazioni fornite dai rappresentanti della Guardia di Finanza agli allievi della 3F della Scuola Media Dino Compagni.
Gli incontri sono stati due, il 14 e il 16 febbraio U.S. presso la suddetta scuola, e nel secondo, al quale hanno partecipato anche altre classi, gli uomini delle “Fiamme Gialle” hanno portato con loro anche un cane antidroga per mostrare dal vero ai ragazzi, nel piazzale antistante le palestre, come procedono per trovare la droga nascosta. Bisogna ricordare, a tal proposito, che per il cane questo è un gioco. Lo è durante l’addestramento, fatto con l’ausilio di oggetti impregnati dell’odore di droga (ma senza il suo principio attivo), e resterà sempre un gioco per tutta la vita del cane.
I temi trattati nel primo incontro sono stati invece molteplici. Come forse molti sanno la Guardia di Finanza è un Corpo di Polizia, che essendo militarmente ordinato, fa parte integrante delle FF AA (Forze Armate) e quindi partecipa alle missioni militari.
Per mezzo di diapositive e brevi filmati mostrati ai ragazzi nell’aula video con l’ausilio della lavagna elettronica, sono stati elencati i principali compiti di questo Corpo, cioè combattere gli illeciti finanziari, lo spaccio di droga, il gioco d’azzardo, il contrabbando, l’evasione fiscale, la contraffazione del “Made in Italy”, eseguire vigilanza in mare e salvataggi in montagna, concorrere al mantenimento dell’ordine e della sicurezza nel paese e partecipare in caso di guerra come unità ATPI (Anti Terrorismo Pronto Impiego).
Il momento forse più avvincente, quello che ha fatto venire in mente ai ragazzi i film polizieschi e di spionaggio, è stato quando hanno parlato del GOA (Grandi Operazioni Antidroga) dove alcuni elementi di questa unità si infiltrano sotto copertura in organizzazioni criminali supportati dai loro colleghi delle squadre di appoggio che con pedinamenti, intercettazioni telefoniche, raccolte di dati anche tramite informatori, cercano di intercettare grossi quantitativi di droga prima che entrino in Italia.
Nonostante i loro sforzi, stimano di riuscire a bloccarne solo un terzo, mentre il restante “passa” (ricaduta) e si diffonde capillarmente a piramide su tutto il territorio nazionale. Secondo i loro calcoli approssimativi il volume di affari annuo per droga in Italia ammonta e 48 miliardi di euro contro i 35 miliardi di euro “onesti”.
Il discorso si è poi incentrato in modo più specifico sui vari tipi di droga, sulle loro provenienze e sui danni da loro provocati.
Cocaina, eroina, cannabis, hashish, droghe sintetiche provengono da Sud America, Africa, Asia e Olanda e provocano perdita di memoria, abbassamento dei freni inibitori, visioni di mostri e cose irreali, danni alla salute fino ad arrivare alla morte.
Sicuramente toccanti sono state le due testimonianze video finali di Martina e Ciro,due giovani poco più che ventenni ma da molti anni abituali consumatori di droga: stanno cercando di smettere e di disintossicarsi ma il percorso è molto difficile e duro e anche se ce la facessero la droga rimarrà come segno indelebile nella loro vita ed influenzerà il loro futuro per sempre.

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Incontri con la Guardia di Finanza sul tema droga

AL-QAIDA

Al-Qaida è il nome di un movimento paramilitare e terroristico, fautore di ideali riconducibili al fondamentalismo islamico, impegnato in modo militante nell’organizzazione e nell’esecuzione di azioni violentemente ostili sia nei confronti dei vari regimi islamici filo-occidentali, sia del mondo occidentale. È stato guidato, sino alla sua morte avvenuta il 2 maggio 2011, dal miliardario saudita Osāma bin Lāden che si avvaleva della guida ideologica di Ayman al-Zawāhirī (ex medico del Cairo, appartenente a una famiglia di dotti religiosi e di magistrati).

Il simbolo di AL-QAIDA

Il simbolo di AL-QAIDA

I suoi atti terroristici fanno uso di attacchi suicidi e omicidi e ricorrono all’impiego simultaneo di esplosivi su differenti obiettivi. Tali attività terroristiche sono portate avanti o da uomini che hanno prestato giuramento di fedeltà a Osama bin Laden o da chi è comunque legato ad al-Qaida pur senza aver detto giuramento e che non abbiano necessariamente ricevuto uno specifico addestramento in un campo di al-Qaida in Afghanistan o in Sudan. Il gruppo di al-Qaida predica e organizza da tempo, in nome del jihad islamico, inteso nel senso di attacchi terroristici condotti nei confronti di obiettivi occidentali, con l’intento di porre fine all’influenza dei paesi occidentali sui paesi musulmani e con il fine di creare un nuovo califfato islamico. Esso afferma di credere inoltre che ci sia un complotto ebraico-cristiano volto a distruggere l’Islam. La sua filosofia del movimento è stata descritta come “centralizzata nelle decisioni e decentrata nell’esecuzione”. Dopo gli attentati dell’11 settembre si pensa che la leadership di al-Qaida sia diventata geograficamente isolata e che essa abbia lasciato a diversi gruppi di dirigenti locali la conduzione delle azioni terroristiche e l’utilizzo da parte loro del nome di al-Qaida.
Al-Qaida è stata classificata come organizzazione terroristica dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dalla NATO, dalla Commissione europea dell’Unione Europea, dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dai governi di Australia, India, Canada, Israele, Giappone, Corea del Sud, Germania, Regno Unito, Russia, Svezia, e Svizzera.
Il nome dell’organizzazione deriva dall’arabo qaida che significa “fondazione” o “base” e può riferirsi sia ad una base militare sia a un database. L’iniziale al- è l’articolo determinativo in arabo.
Osama bin Laden spiegò l’origine del nome in una registrazione di un’intervista rilasciata al giornalista di Al Jazeera Taysir Aluni nell’ottobre del 2001.

Attentati
In assoluto il più significativo di tutti gli attentati operati da al-Qaida, è stato il dirottamento di alcuni aerei di linea, fatti schiantare l’11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle del World Trade Center di New York e sul Pentagono presso Washington con tutto il loro carico umano, compresi i dirottatori. Osāma bin Lāden ha rivendicato la responsabilità di al-Qaida solo nel marzo del 2002, pur lodando gli esecutori dell’attentato già nell’ottobre del 2001.Altrettanto gravi – pur con un numero di vittime alquanto minore – sono stati gli attentati ai treni di Madrid dell’11 marzo 2004, gli attentati di Londra il 7 luglio 2005 e pochi giorni dopo, il 23 luglio 2005, nell’egiziana Sharm el-Sheikh.

Il leader di AL-QAIDA e L'attentato più grave che ha organizzato

Il leader di AL-QAIDA e L'attentato più grave che ha organizzato

Al-Qaida avrebbe numerosi campi di addestramento e centri di attività sparsi in vari paesi del mondo islamico. Secondo il Daily Times è presente anche in Somalia.

Storia
Al-Qaida è nata come organizzazione di guerriglia al tempo dell’invasione sovietica dell’Afghanistan ma essa non è mai stata aiutata dagli USA: lo ammette persino lo stesso al-Zawāhirī nel suo libro (Al-Zawahiri’s New Book).
È da ricordare comunque che Osāma bin Lāden apparteneva a una delle famiglie più ricche dell’Arabia Saudita e di conseguenza non aveva necessità di richiedere nessun tipo di aiuto economico. Gli USA aiutarono comunque i mujahidin afghani (i cui combattenti solo in parte andarono poi a militare in al-Qaida), favorevoli a tutto ciò che potesse creare difficoltà all’URSS.
Il giorno 2 maggio 2011, ad Abbottabad (Pakistan) è stato ucciso, dal comando americano dei Navy SEAL, Osama bin Laden, capo dell’associazione terroristica, quasi 10 anni dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Gli è succeduto con ogni probabilità il suo braccio destro Ayman al-Zawahiri, notizia confermata il 16 giugno seguente.

Uomini chiave
Oltre a Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri, sono numerosi gli uomini chiave di al-Qaida e sono principalmente:
· Sayf al-‘Adel, 50enne egiziano ex colonnello dell’esercito egiziano e ora capo delle milizie di al-Qaida ricercato per gli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 a Dar es Salaam (Tanzania) e di Nairobi (Kenya);
· Anwar al-Awlaki, yemenita nato nel Nuovo Messico è un imam e predicatore radicale dedito al reclutamento di uomini via internet (ucciso da un drone statunitense il 30 settembre 2011);
· Fazl Abd Allah Muhammad, originario di Moroni (Comore) è il direttore di al-Qaida nell’Africa orientale ed è l’interfaccia con gli Al-Shabaab somali e coinvolto negli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998;
· Adam Yahiye Gadahn, americanizzazione di Ādam Yayā Ghadan. Nato Adam Pearlman, è uno statunitense convertito all’Islam che svolge il compito di reclutatore su internet ed è ricercato con una taglia da un milione di dollari dagli USA per tradimento e atti terroristici;
· Sulayman Abu Ghaith, imam del Kuwait nonché predicatore e portavoce sin dal 2000 per Bin Laden;
· Fahd Muhammad Ahmad al-Quso, yemenita responsabile dell’attentato del 2000 contro la nave USS Cole ad Aden;
· Abd Allah Ahmad Abd Allah, egiziano anche lui coinvolto negli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998;
· Anas al-Libi, libico ex rifugiato in Gran Bretagna e anche lui ricercato per gli attentati del 1998;
· Ali Sa’id ibn Ali al-Huri, saudita ricercato per gli attenati del 1996 alle Khobar Towers di Dhahran.

Il coofondatore di AL-QAIDA

Il coofondatore di AL-QAIDA

 

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AL-QAIDA

ANIMALI E AMBIENTI A RISCHIO

                                                                                 
rinoceronte africano

rinoceronte africano

 
Il corno di rinoceronte è stato largamente utilizzato
in passato ma anche ai giorni nostri:
ad esempio in Asia nel periodo dell’epidemia
influenzale di Sars,
perchè secondo alcune
medicine tradizionali (infondate) avrebbe
la proprietà di abbassare la febbre.
 
 
 
 
 
    La tigre indiana sta rischiando l’estinzione
principalmente per tre motivi:l’alta richiesta di prodotti per la medicina cinese,il bracconaggio per la pelle e
per la progressiva perdita del suo ambiente naturale.
Uno di questi splendidi animali al mercato nero
può valere oltre 40 mila euro.
 
 
 
 
 
 
 
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    
                                                                                                                                                                

parco nazionale del serengeti

parco nazionale del serengeti

Il Serengeti National Park è uno dei più importanti parchi                                                                                                                                              
nazionale della Tanzania, situato nella parte nord del paese,                                               
nella pianura omonima, tra il lago Vittoria e il confine con il Kenia,                                                              
ha una superficie di 14.763 km².
In lingua swahili serengeti significa “grande pianura”,
infatti l’immensa distesa di erba giallastra e interrotta soltanto
da piccole gobbe tondeggianti (kopje).Il parco è uno dei
più famosi d’Africa e del mondo, grazie anche alla notevole
concentrazione di animali, molti dei quali mammiferi,
 che attraggono ogni anno un gran numero di turisti.
È inserito tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco.
 
 
 
È per questo che dobbiamo salvaguardare l’ambiente, così che tutte le specie naturali e animali possano sopravvivere e non estiguersi.
 
 
Noura & Benedetta
 
 
 
 
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ANIMALI E AMBIENTI A RISCHIO

Nuove Tecnologie Militari : Animali & Co.

Il Sonar Militare Che Rende Sordi I Delfini

Già da tempo circolano notizie riguardo ad un possibile nesso tra operazioni militari marine e strani comportamenti dei cetacei (balene che spiaggiano senza motivo).
Inoltre, recenti studi hanno fatto notare che i sonar delle navi da guerra causano dei seri problemi ai delfini; sembra infatti che i segnali sonar rendano i delfini temporaneamente o permanentemente sordi.
“Uno studio pubblicato nella rivista britannica Biology Letteras, fornisce in assoluto la prima investigazione su questa ipotesi; comunque, come l’autore sottolinea, non esistono ancora prove certe che ci permettano di incolpare i sonar militari”.
Da Discovery News:

Un gruppo di biologi marini, guidati da Aran Mooney dell’Università delle Hawaii, hanno studiato la reazioni di un gruppo di delfini atlantici al progressivo innalzamento di volume del suono di un sonar a media frequenza.

L’esperimento ha avuto luogo in mare aperto presso l’Istituto di biologia marina delle Hawaii e quello che è stato notato è che, con segnali sonar ripetuti da 203 decibel, il cervello del delfino non risponde più rendendo, di fatto, l’animale completamente sordo. Inoltre, lo studio ha segnalato un netto aumento del ritmo respiratorio dell’animale.

 

Cyborg Animali Spia

 

Secondo un articoli apparso la settimana scorsa sul Daily Mail, gli insetti diventeranno presto delle vere e proprie spie con micro camere, radio comandi e microfoni. Sempre la scorsa settimana il New Scieintist riporta: “La prossima volta che una mosca si appoggia sulla tua finestra, stai attento a quello che dici”.

Attenzione, gli insetti possono sembrare degli innocenti visitatori, irrestibilmente attratti dalla luce della vostra stanza ma, sotto sotto, potrebbero celare una sofisticata microtecnologia elettronica che li renderebbero delle vere e proprie spie; una nuova generazione di insetti cyborg con circuiti impiantati nel loro sistema nervoso per poter essere controllati a distanza.

Questi animaletti meccanizzati, presentano molti vantaggi se paragonati ai robots di tipo classico in quanto rappresentano una combinazione tra tecnologia e natura. Per esempio, se pensiamo anche ad animali di dimensioni maggiori come squali o topi: questi hanno un senso dell’olfatto estremamente sviluppato che potenzialmente può essere controllato in remoto.

Il più grande investitore in questo campo è, ovviamente l’esercito americano che finanzia un gran numero di progetti di ricerca, che vanno dai topi telecomandati agli scarafaggi bionici. Addestrati a riconoscere odori particolari, come quello dei corpi umani o degli esplosivi, i movimenti di ratti cyborg in una determinata situazione “tipo” viene controllato da degli elettrodi inseriti direttamente nel loro cervello.

Inoltre, una micro camera-zaino trasmette immagini della loro missione direttamente alla postazione di controllo. Il governo israeliano vorrebbe utilizzarli al più presto per la ricerca di sopravvissuti in eventuali attentati terroristici.

L’esercito americano, ha comunque da poco interrotto lo studio sui ratti per dedicarsi ad altre creature. Perchè? I ratti sono sì animali di piccole dimensioni, ma non passano del tutto inosservati. Per questo l’ U.S. Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), ha deciso di focalizzare l’attenzione ed i finanziamenti su progetti con insetti come mosche e scarafaggi.

Per rendere gli insetti spia completamente identici a quelli naturali, piccolissime sonde vengono inserite nel loro cervello già durante le prime fasi di vita dell’animale, con l’idea che impianti ultra-leggeri verranno naturalmente integrati nel corpo durante la crescita. La ricerca del DARPA ha anche creato con successo piccioni e squali telecomandati pronti ad entrare in azione.

Il New Scientist conclude: “Se il gruppo di ricerca continuerà ad operare a questo ritmo, la famosa mosca appoggiata muro diventerà molto presto una spia.

Giacomo Lascialfari e Marco Lami

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Nuove Tecnologie Militari : Animali & Co.

Articolo guardia di finanza: “Pianeta Droga”

Giovedì 16 febbraio abbiamo assistito, noi della classe 3F insieme a tutte le altre terze della scuola partecipanti al progetto “Pianeta droga”, a una dimostrazione su come lavorano i cani nelle operazioni antidroga. Ci hanno cominciato a spiegare come vengono addestrati  i cani antidroga: i due principi fondamentali che i loro addestratori seguono durante la formazione dei cani sono: l’istinto di giocare sempre e l’olfatto molto sviluppato.

Fin da cuccioli vengono fatti giocare con un “panetto”, come lo chiamano in gergo poliziesco: un asciugamano arrotolato che deve simulare i panetti di droga;

successivamente mettono nel panetto l’odore della droga impregnando della cellulosa, così da non nuocere agli animali.  Poi comincia la fase di addestramento a ritrovare la droga, o meglio il panetto, unico gioco concesso ai cani, prima solo con la vista, poi solo con l’olfatto. Quando riescono a scovare la droga, o meglio il panetto, subito ricevono come ricompensa carezze e il gioco, consistente in una pallina di gomma. Per i cani antidroga scovare i panetti è solo un gioco e lo fanno molto volentieri.

Dopo la spiegazione ci hanno fatto vedere una dimostrazione di come agiscono i cani coi loro addestratori, e per farlo ci hanno portato Lila, un pastore tedesco cucciolo. Hanno disposto in cerchio delle borse per simulare un nastro trasportatore dei bagagli in aeroporto. Inizialmente il cane annusava ma non riconosceva niente, poi hanno sostituito una borsa con un’altra che conteneva la cellulosa, simulante la droga. Lila ha subito scoperto dove si trovava e ha subito ricevuto le carezze e le sue palline di gomma, con cui ha giocato per 5-6 minuti.

Mi è piaciuto molto questo incontro per diversi aspetti: uno era il fatto che l’addestramento del cane è sempre basato sul gioco, senza nessuna costrizione né obblighi; poi mi ha colpito il fatto che l’agente che ci ha spiegato come funziona l’addestramento fosse stata la prima donna italiana a praticare quel lavoro.

Infine ho avuto la possibilità di arricchire le mie conoscenze sul mondo della droga e su come si può combatterlo.

Marta Bafile

 

 

 

 


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Articolo guardia di finanza: “Pianeta Droga”

IL FILM “SBIRRI”

Copertina del film "Sbirri".

Il 10 febbraio la classe 3F ha visto il film “Sbirri” con la professoressa di scienze che ci ha fatto seguire progetti sulla prevenzione tra cui uno relativo alle droghe con la collaborazione della Guardia di Finanza. Questo film-documentario del 2008 ha avuto come regista Roberto Burchielli, e come protagonisti Raoul Bova e i poliziotti di un commissariato di Milano.

E’ la storia del giornalista Matteo Gatti, interpretato da Raoul Bova, che a seguito della morte del figlio, avvenuta per overdose, si trova ad affrontare il mondo della droga sulla sua pelle, andando a vivere coi poliziotti di un commissariato di Milano per qualche mese. Vuole infatti scovare il colpevole della morte del figlio, sapere qualcosa in più sul mondo imponente e disastroso della droga e della sua rapida espansione, che travolge tutte le classi sociali e migliaia di ragazzi sempre più giovani. Matteo scoprirà anche la vita dei poliziotti con cui convivrà, eroi normali che rischiano la loro vita quotidianamente per salvare quella degli altri.

Tante sono le tematiche affrontate nel film, non solo la droga, fenomeno sempre più attuale e drammatico, combattuto tanto quanto praticato, ma nella maggior parte dei casi ignorato. Matteo Gatti è quasi disgustato da questo mondo, crudele e purtroppo sempre più diffuso, che ogni giorno distrugge migliaia di vite e ne rovina altrettante. I problemi di coppia e familiari sono un’altra tematica del film. Il giornalista, infatti, non è mai a casa a causa del suo lavoro:questo fa sentire il figlio Marco come abbandonato,così come la moglie lasciata sola spesso; quando torna è sempre con la mente altrove, fissa sui suoi pensieri lavorativi. Matteo e Sveva, la moglie, dopo la morte di Marco affrontano un periodo di difficoltà, però vengono come riuniti dalla nascita di un nuovo figlio, che segnerà un nuovo inizio, una nuova occasione per la loro vita. I sensi di colpa del giornalista sono inoltre tanti:  è stato lui a dare il permesso al figlio di andare a quella discoteca milanese, è stato lui a non esserci mai a casa per tutto quel tempo, è lui  a lasciare la moglie sola a casa dopo la morte del figlio, benché sappia bene che questo comporti il rischio della fine del suo matrimonio, anche se poi con Sveva c’è il riavvicinamento. La tematica secondo me più grave è però la vita dei poliziotti, che lottano ogni giorno per salvare le nostre vite ricevendo come unica ricompensa solo i 1400 euro al mese di stipendio: quotidianamente rischiano la morte ma purtroppo vengono trattati dallo Stato come dei pezzenti.

Alla classe il film è piaciuto molto, non soltanto per la trama, che è piuttosto coinvolgente, ma per le informazioni in più che ci ha fornito sul fenomeno droga, tanto utili da metterci in guardia in ogni situazione perché il fatto che si possa morire anche per una sola pastiglia di ecstasy, come è successo al figlio del giornalista, è un rischio reale e sconvolgente.

Margherita

 

Varie tipologie di ecstasy. Una sola pillola di queste ha causato la morte di Marco, figlio del giornalista.

Varie tipologie di ecstasy. Una sola pillola di queste ha causato la morte di Marco, figlio del giornalista.

 

 

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IL FILM “SBIRRI”

Spettacolo alla Biblioteca delle Oblate

Caro Lettore,

Quest’oggi vorremmo raccontarti della nostra uscita alla Biblioteca delle Oblate. In questo articolo ti presenteremo lo spettacolo a cui abbiamo assistito intitolato “Fratelli d’Italia”.

Il giorno venerdì 20 gennaio 2012, partiti da scuola alle 10 di mattina con l’autobus n° 17, ci siamo recati alla biblioteca. Durante il nostro tragitto il divertimento non è mancato: tra scherzi e battute il tempo è volato in attimo e in cinque minuti, o almeno quello che sembravano, siamo arrivati in Piazza San Marco da dove abbiamo proseguito a piedi fino alla Biblioteca delle Oblate.

Rappresentazione dell'Italia

Rappresentazione dell'Italia

Arrivati, siamo saliti al secondo piano dove ci hanno accolto calorosamente tre attori. Inizialmente hanno fatto sedere tutti i ragazzi e hanno scritto sul dorso della mano di ognuno una lettera. Quest’ultime corrispondevano a ciò che noi dovevamo fare durante lo spettacolo. Le lettere erano M(=maschere), B(=bersaglieri), F(=francesi), G(=greci), S(=spagnoli) e I(=italiani).

Lo spettacolo è iniziato con la comparsa sulla scena di una coppia di torinesi che voleva visitare il resto d’Italia, ma sfortunatamente avevano sempre bisogno del passaporto, che non avevano, sia per andare a Roma, Firenze, Napoli e Venezia, tutte città che loro ritenevano romantiche e interessanti per le opere d’arte. Dopo di ciò, hanno presentato i quattro protagonisti che hanno contribuito a fare l’unità d’Italia: Cavour, Mazzini, Garibaldi e Re Vittorio Emanuele II interpretati dai quattro ragazzi con la lettera M. Lo spettacolo è proseguito col canto dell’Inno Nazionale: Fratelli d’Italia scritto da un patriota di nome Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro.

Bandiera Italiana sventolata a ritmo dell'inno

Bandiera Italiana sventolata a ritmo dell'inno

Proseguendo, i ragazzi che avevano scritto sulla mano la lettera B, sono andati a prepararsi per la loro entrata in scena. Rientrati, con cappelli larghi e neri, trombette e fucili di legno che li facevano interpretare dei bersaglieri, hanno corso per la stanza, si sono fermati davanti un muro di blocchi di carta, a rappresentare il muro di Porta Pia, e l’hanno buttato giù.

A questo punto i tre attori hanno cantato delle canzoni tipiche regionali dell’Italia. Continuando con lo spettacolo, sono entrati in scena tutti gli altri ragazzi divisi a gruppi a seconda delle lettere rappresentate sulla mano e hanno ballato, ciscuno, una danza tipica del paese che rappresentavano: per la Francia il “Cancan”, per la Grecia il “Sirtaki”, per la Spagna il “Flamenco” e per l’Italia la “Tarantella”, per indicare come dall’unità d’Italia siamo passati all’unità dell’Europa.

Bandiera Spagnola

Bandiera Spagnola

Alla fine abbiamo ballato tutti insieme la Tarantella e abbiamo salutato gli attori ringraziandoli. Finito lo spettacolo siamo tornati in Piazza San Marco dove abbiamo ripreso l’autobus col quale siamo tornati a scuola.

 

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Spettacolo alla Biblioteca delle Oblate

Un fuoco contro l’AIDS

Quest’anno con la professoressa Zanini siamo parte di un progetto molto importante, il Progetto Prometeo. Questo progetto si divide in 3 incontri. L’associazione Prometeo è un’associazione di volontari, nata a Milano. Diffonde informazioni riguardo all’AIDS nelle scuole e non solo. Il nome Prometeo deriva dall’eroe greco omonimo, che rubò il fuoco agli dei per darlo agli uomini. L’idea è di fare accendere in mente alla gente delle “scintille”, in modo che tutti sappiano qualcosa in più riguardo all’AIDS.

1° incontro: Sono venuti Giovanni e Clara, 2 volontari, a presentarci il progetto e a farci capire qualcosa in più sulla malattia. Per prima cosa ci hanno fatto compilare dei test riguardo all’AIDS. Non eravamo troppo preparati… Dopo un giro di nomi Giovanni ci ha proposto di fare un “brain storming”, che significa tempesta di idee. Infatti in cerchio abbiamo detto tutto ciò che ci veniva in mente riguardo all’Aids, e, divisi i termini in categorie, questo è ciò che è venuto fuori.
MEZZI DI TRASMISSIONE: sesso, sangue, siringhe,  sperma, trasfusione, apparato riproduttore, droga, pene, vagina, piercing, tatuaggi, lesioni cutanee, ciclo mestruale, contatto.
PRECAUZIONI: preservativo, sterilizzazione degli strumenti.
CONSEGUENZE: morte, debolezza, diarrea, perdita dei capelli, dolore, discriminazione, lesioni cutanee, febbre, ospedale, prolungamento della vita.
DESCRIZIONE DELLA MALATTIA: HIV, virus, infezione, inguaribile.

2° incontro: Sono venute Paola e Caterina, 2 dottoresse volontarie del Meyer, in cui c’è un laboratorio specifico dell’AIDS. Inizialmente ci hanno parlato della storia dell’AIDS. Il significato di AIDS è sindrome da immunodeficienza acquisita. E’ stata scoperta negli USA nel 1981. L’infezione dell’HIV è nata in Africa, negli anni ’50 dalle scimmie. L’HIV è un virus, cioè un elemento di distruzione per le cellule, che si trasmette attraverso il sangue, le secrezioni genitali e il latte materno. Ci sono 2 tipi di HIV, l’1 e il 2. L’1 è diffuso nei paesi industrializzati, il 2 principalmente in Africa. L’HIV distrugge il sistema immunitario, infatti si moltiplica e distrugge i linfociti T4. Per questo l’organismo non riesce a creare anticorpi, diventando così mmunodeficiente.
La differenza tra l’AIDS e l’HIV è che l’Aids è la malattia e l’HIV è il virus. Quest’ultimo porta infezioni opportunistiche, cioè malattie non gravi ma che nei sieropositivi lo diventano. Ma che vuol dire sieropositivo? Un sieropositivo è una persona che ha gli anticorpi contro un virus specifico. A quel punto si creano 2 “eserciti”, uno di anticorpi e uno del virus. Molto spesso gli anticorpi non ce la fanno ad annientare il virus, proprio perché il virus colpisce le cellule che li producono, cioè i globuli bianchi. Il periodo finestra è un periodo variabile in cui si formano gli anticorpi. Quando gli anticorpi si sono prodotti si ha la sieropositività e il periodo finestra finisce.
Una persona ha l’AIDS quando si presentano i sintomi dovuti all’HIV. La sieropositività è la fase iniziale della malattia, che può essere breve o durare anni. Dopo la sieropositività arrivano i sintomi, e si ha l’AIDS conclamato. L’AIDS si può curare, attraverso i farmaci antiretrovirali, ma non guarire. I farmaci prolungano la vita del paziente. Non si può essere a rischio di AIDS, però ci sono dei comportamenti a rischio, come l’uso di droghe con siringhe non sterilizzate, quindi sporche di sangue infetto, o rapporti sessuali non protetti.
Ci sono vari tipi di trasmissione. La trasmissione verticale avviene dalla madre al bambino. Può avvenire durante il parto per il contatto con il sangue o le secrezioni vaginali infetti, nella gravidanza quando il virus penetra la placenta, o dopo con l’assunzione del latte materno. Per proteggere il figlio si può ricorrere al parto cesareo o dare alla madre durante la gravidanza medicine apposite.
Per sapere se si è infetti si fa un test all’ospedale, cioè un prelievo del sangue. Il test va fatto in 3 momenti. Il primo va fatto dopo il comportamento a rischio, il secondo dopo 3 mesi e il terzo dopo 6 mesi.
Infine abbiamo analizzato qualche dato. La regione italiana dove l’AIDS è più diffuso è la Lombardia. Nel mondo il paese con più contagi è l’Africa, e anche la Russia è piuttosto colpita. In Africa il 68% della popolazione è sieropositivo, che è molto colpita per la bassa informazione, per gli ospedali troppo lontani dai villaggi e per lo scarso igiene. Inoltre i farmaci sono costosi e molte persone non se lo possono permettere. Dopo questa lunga spiegazione Caterina e Paola ci hanno lasciato con la mente invasa da parole complicate e lunghe definizioni. E voi avete capito qualcosa? Se non siete collassati sulla sedia restate con noi, e scoprite cosa abbiamo fatto nel nostro terzo incontro.

3° incontro: Giovanni è tornato a farci visita. Ci ha diviso in 3 gruppi, e ci ha distribuito dei bigliettini con un piccolo testo che rappresentava diverse situazioni di pericolo. Dopo aver inventato una storia riguardo a quel testo, abbiamo recitato la scenetta davanti al resto della classe, che la professoressa Zanini ha filmato nonostante la scarsa preparazione di noi ragazzi. Dopo aver visto tutte le scenette abbiamo parlato del modo per evitare queste situazioni di pericolo. Dopo il “teatro” Giovanni ci ha fatto fare lo stesso test eseguito durante il primo incontro, e ha notato un miglioramento.

Per finire ci ha detto che noi ragazze e i ragazzi dovranno scrivere 2 lettere in inglese per 2 classi del Kenya. Con loro, tramite video conferenza, dovremo poi parlare di tutto ciò che riguarda l’AIDS. Non vediamo l’ora di scoprire come sono fatti quei ragazzi e com’è il loro modo di vivere. Speriamo di avervi fatto imparare qualcosa in più sull’AIDS, e sulle precauzioni da prendere in casi non protetti.

A cura di Stella e Margherita.

Per un mondo senza l'AIDS

Per un mondo senza l'AIDS

Simbolo del MEYER

Simbolo del MEYER

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Un fuoco contro l’AIDS

Un concerto da “favola”

Libro da cui sono state tratte le favole

Un vero e proprio concerto da “favola” quello che si è tenuto il 20 novembre in Sala Vanni in Piazza del Carmine, nel centro storico di Firenze. Nonostante le dimensioni dell’ambiente, molti sono stati gli spettatori accorsi per ascoltare nove brani ideati per accompagnare altrettanti racconti tratti da “Favole al Telefono” del famoso Gianni Rodari: “La Guerra delle Campane”, “Il Palazzo da Rompere”, “Alice Cascherina”, “La Famosa Pioggia di Piombino”, “Il Cacciatore Sfortunato”, “Giacomo di Cristallo”, “La Strada che non andava in nessun posto”, “Il Naso che Scappa”, “Il Topo dei Fumetti”.
A ideare le musiche è stata la classe di composizione della Scuola di Musica di Fiesole. Roberto Prezioso (vincitore del Concorso Veretti lo scorso aprile), Gabriele Santarelli (anche contrabbassista solista e orchestrale), Benedetta Zamboni, Tomaso Ferrini, sono solo alcuni nomi di coloro che hanno scritto le colonne sonore per queste novelle.
Insegnante della classe di composizione è l’affermato musicista Andrea Portera, ormai conosciuto a livello mondiale. Aveva cominciato da zero, ma grazie ad una serie di pubblicazioni di successo come Sinfonia Fiesolana, eseguita dall’Orchestra dei Ragazzi, è riuscito ad emergere e a diventare famoso.
Proprio l’Orchestra dei Ragazzi, diretta da Edoardo Rosadini, ha suonato in questa occasione cimentandosi ancora una volta nell’esecuzione di questi brani di creazione contemporanea (talmente contemporanea che la stesura finale dei pezzi era stata fatta solo qualche settimana prima del concerto) ma anche nell’esecuzione di “Ein musikalischer Spaß”, scherzo musicale uscito dalla mano del famoso Mozart.
L’Orchestra dei Ragazzi è un’orchestra sinfonica composta da una settantina di elementi, o meglio ragazzi, che hanno un’età che varia dai 10 ai 19-20 anni. Nel gruppo si creano grandi amicizie e forti legami nonostante sia abbastanza eterogeneo, e in tutti i momenti regna allegria, anche durante le prove affrontate sempre con serietà.

Appunto durante le prove un nostro giornalista è andato  ad ascoltare e ci ha esposto le sue impressioni.
<<Che energia nello studiare i pezzi! Si notava l’impegno di tutti i musicisti dell’orchestra. E che serietà nell’affrontare tutti i passaggi più difficili!>>
Dagli applausi ricevuti, è chiaro che il pubblico ha apprezzato particolarmente. Ruolo significativo durante la performance è stato della valentissima attrice e voce recitante Silvia Frasson.
Tutto il progetto è stato sostenuto, finanziato e organizzato da Aldo Tarabella del Dipartimento Opera per Ragazzi.
Il Dipartimento Opera per Ragazzi è un progetto dedicato alle nuove generazioni, “il popolo dei ragazzi”. Con durata pari al periodo tradizionale di lezioni annuali, mira a coinvolgere, durante l’anno scolastico, principalmente l’Orchestra dei Ragazzi con lo studio della partitura dell’opera, il Coro di Voci bianche (diretto da Joan Yakkey) con lo studio sia delle parti corali che solistiche, il gruppo teatrale attoriale per la messa in scena dell’opera in programma e la classe di canto per una eventuale partecipazione di giovani cantanti lirici. Il progetto intende estendere la conoscenza della forma “opera” agli allievi della Scuola di Musica di Fiesole, favorire la socializzazione e lo scambio di esperienze del proprio studio strumentale o vocale con gli altri allievi, favorire la libera circolazione delle idee e della creatività stimolati dall’unione tra musica e teatro.

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Un concerto da “favola”

L’ippoterapia

L’ippoterapia (dal gr. ἱππο = cavallo e therapeia = cura), meglio detta Terapia per Mezzo del Cavallo (abbreviato TMC) è l’insieme di tecniche mediche che utilizzano il cavallo per migliorare lo stato di salute di un soggetto umano.

Da questo punto di vista è da distinguersi dalle semplici pratiche ludiche che coinvolgano il cavallo senza il controllo di personale medico specificamente preparato.

Cenni storici:
Benefici effetti correlabili all’uso del cavallo furono intuiti in epoche remote e la prescrizione
dell’equitazione a scopo terapeutico si riscontra già nell’opera di Ippocrate (460-370 a.C.).
In Italia, l’ ippoterapia è stata introdotta, in modo coerente e metodologicamente corretto, da Daniela Nicolas-Citterio negli scorsi anni ’70.
Questa studiosa francese ha fornito un notevole impulso alla diffusione e al corretto uso del cavallo in medicina, anche attraverso la benemerita Associazione Nazionale Italiana per la Riabilitazione Equestre.

Descrizione e fasi:
L’ippoterapia consiste nell’induzione di miglioramenti funzionali psichici e motori attraverso l’attento uso dei numerosi stimoli che si realizzano nel corso della integrazione uomo-cavallo. È necessaria una specifica selleria mentre per il paziente non è previsto un particolare abbigliamento, proprio perché si tratta di sedute di terapia e non di concorsi di equitazione. Per questa pratica si necessitano animali il più affidabili possibile: tranquilli e mansueti.

Si distinguono quattro fasi fondamentali:
“Maternage”: Può essere considerata una fase preliminare del paziente che, insieme al terapista, comincia il suo approccio al cavallo;
Ippoterapia propriamente detta: Consiste nella somministrazione degli esercizi terapeutici al soggetto malato che non si occupa direttamente dei movimenti e degli altri stimoli provenienti dal cavallo ma a questi risponde automaticamente; questa fase è tanto più efficace quanto più attenta è la scelta e la progressione degli esercizi somministrati dalla equipe medica.
Riabilitazione equestre: È una fase avanzata della cura. In essa il paziente controlla direttamente il cavallo attraverso le proprie azioni;
Re-inserimento sociale: Punto di arrivo ottimale di tutto il programma terapeutico, il re-inserimento sociale può essere realizzato attraverso il mezzo del cavallo in quella parte dei pazienti che abbiano superato i deficit psico-motori originari che erano di ostacolo alla piena affermazione della persona.

A chi è rivolta:
In termini moderni, l’ ippoterapia trova la sua indicazione, oltre che nelle patologie classiche della paralisi cerebrale infantile, dell’autismo o della sindrome di Down, anche nelle patologie acquisite in conseguenza di traumi correlati alla infortunistica stradale e del lavoro.

Affinché questo metodo di cura risulti efficace e la sua somministrazione sia corretta sotto tutti gli aspetti medici, tecnici e normativi, l’ ippoterapia deve essere esercitata da una equipe integrata da personale specificamente qualificato e tecnicamente preparato. Per lo stesso motivo, il luogo destinato a questo tipo di cura necessita di una sufficiente disponibilità di spazi chiusi (maneggio coperto, sala per visite mediche, uffici, sala riunioni, servizi igienici, scuderia, selleria) e di spazi aperti (campo recintato, tondino).

Esistono altre forme diverse nelle quali soggetti con malformazioni, amputazioni,… hanno categorie riservate nei concorsi: salto ostacoli e dressage.

I cavalli sono in grado di aiutare chiunque per mezzo della loro versatilità, bontà e intelligenza…

Sara G.& Marta B.

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L’ippoterapia