Storia

Il vaso François

Cari amici, volete sapere dove ammirare un bellissimo vaso greco?
Dovete assolutamente andare al Museo Archeologico di Firenze.

Potete ammirare il bellissimo Vaso François: è un cratere  ( cioè un vaso che serve per mescolare l’ acqua col vino) con i manici arrotolati.

Vaso François

Vaso François

E’  un vaso greco  ma è stato ritrovato in una tomba etrusca da un signore di nome  François.

I Greci dipingevano i vasi con figure scure su uno sfondo chiaro  ed anche su questo bellissimo vaso si possono ammirare scene del periodo prima della guerra di Troia: il matrimonio di Peleo e Teti, l’ uccisione del Minotauro , l’ uccisione di Achille e tante altre. Tutte queste scene (o figure )  sono dipinte su delle “fasce” orizzontali.

Oltre  che a queste scene ci sono  divinità e animali mitologici, come centauro e grifone.

Quando entrerete nella sala dove è esposto il Vaso François, lo vedrete al centro, protetto da una teca di vetro perché è un preziosissimo reperto dell’arte greca.
Semplicemente stupendo!!!
   Cristina,Maria Vittoria e Duccio

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Il vaso François

Ti ricordiamo Giovanni!

Oggi 23 maggio è la commemorazione della morte di un uomo che insieme ad un altro uomo ha scalato un” muro” altissimo e ripidissimo, pieno di punti pericolosi, un muro duro, a prova di bomba: la mafia. Quest’uomo, Giovanni Falcone, insieme a Paolo Borsellino, ha combattuto la mafia. Erano due giudici muniti di un enorme coraggio. Falcone è stato ucciso, 20 anni fa, in un attentato che oggi è con conosciuto come “strage di Capaci”: 500 kg di tritolo e un detonatore sotto un’autostrada dove passavano con le loro auto altri comuni e ignari cittadini che sono stati coinvolti nell’esplosione.
Un telecomando in mano ad un mafioso ed ecco che la mafia si fa strada uccidendo Falcone, la moglie e 3 uomini della scorta. La mafia, una cosa che Falcone definisce comunque, nonostante tutto, un fatto umano che ha avuto un inizio e che avrà pure una fine come tutti i fatti umani. Ma deve essere difficile lavorare ad una cosa del genere, della quale non sai quante persone ne fanno parte, cosa fanno, dove stanno e soprattutto sapere che ti stai mettendo contro una cosa che non guarda in faccia le persone, che non perdona, una cosa che uccide a sangue freddo. Ci vuole un bel coraggio. Combattere la mafia deve sottoporre ad uno stress mentale che è capace di logorarti, di mangiarti l’anima pezzo per pezzo fino a che non te ne resta più. Eppure sono convinto che prima o poi dovrà finire questa cosa; anche Falcone ne era convinto. La mafia è come un esercito illegale che non è ancora stato sconfitto. Anche se hanno arrestato boss mafiosi, se ne sono creati altri. Non bisogna dimenticare che la mafia è ricchissima, con i suoi traffici illeciti riesce ad arricchirsi e quindi anche a corrompere. Ogni tanto prende lo sconforto a pensare che viviamo in un Italia del genere. Ora io sono un ragazzino e di conseguenza parlo da ragazzino, però sono convinto che un giorno l’Italia ce la farà a sopprimere la mafia, scoppieranno rivolte e muniti di tutta l’indignazione che abbiamo andremo ad abbattere quel “muro”, che poi sarà a prova di bombe ma non di cittadini affamati di giustizia e di legalità che gridano basta alla mafia!
A cura di Edoardo

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Ti ricordiamo Giovanni!

LA NASCITA DELLA MUSICA

Uno spartito colorato

Uno spartito colorato

La musica  esiste da tempi molto antichi, sicuramente da prima ancora che ne rimanesse traccia storica. Non c’è stata civiltà che prima o poi non abbia sviluppato un proprio sistema musicale, o che non ne abbia adottato uno, seppure adattandolo alle sue necessità oppure ai suoi gusti.
La parola musica deriva dalla parola greca moysa, “musa”. L’idea occidentale di musica è quindi generalmente collegata alle muse, e in questo senso alludeva ad ogni scienza ed arte che risveglia l’idea di cosa perfetta, gradevole e ben ordinata.
Il problema della determinazione dell’epoca che ha visto nascere la musica è ovviamente connesso con la definizione  di musica che si sceglie di adottare. Mentre, infatti, per avere un sistema teorico di organizzazione dei suoni, collegato a precisi riferimenti estetici, dobbiamo attendere l’antica Grecia, per la prima comparsa di singoli ingredienti, come la produzione volontaria, anche tramite strumenti, di suoni da parte dell’uomo, dobbiamo risalire al paleolitico.
Alcune testimonianze in questo senso possono essere dedotte da numerosi ritrovamenti in osso e in pietra interpretati come strumenti musicali.
Si può presumere che le primissime forme di musica siano nate soprattutto dal ritmo: magari per imitare battendo le mani o i piedi il cuore che batte, il ritmo cadenzato dei piedi in corsa, o del galoppo. Per questi motivi, e per la relativa facilità di costruzione, è molto probabile che i primi strumenti musicali siano stati strumenti a percussione, e presumibilmente qualche variante di tamburo.

Eva N. & Chiara P.

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LA NASCITA DELLA MUSICA

In ricordo di Paolo Borsellino

Paolo Borsellino era un magistrato italiano che lottò contro la mafia. Lui, aveva un unico obiettivo: sconfiggere la mafia ed incarcerare i boss. È considerato un eroe, insieme al suo amico e collega Giovanni Falcone. Paolo Borsellino e Giovanni Falcone fondarono un POOL ANTI-MAFIA (Un Pool anti-mafia era una squadra di magistrati che lottavano tutti in insieme contro la mafia) che funzionava molto perché molti boss sono stati arrestati. Nel 1992, dopo qualche settimana dall’assassionio del suo collega Giovanni Falcone, Paolo Borsellino è stato anche lui ucciso dalla mafia: era la domenica del 19 luglio, alle 17 del pomeriggio, dopo pranzo si era recato, insieme alla sua scorta in via d’Amelio, per andare a salutare la sua madre. In quella via improvvisamente una fiat contenente 100kg di tritolo esplose uccidendo lui e cinque agenti della sua scorta. In quel luogo ora un albero ricorda la strage. Paolo Borsellino avrebbe potuto vivere di più, visto che nel 1992 aveva solo 52 anni; pensiamo che non abbia potuto avere nella sua vita la soddisfazione di vedere i figli dei suoi figli come tante persone normali e sappiamo che ha vissuto con la minaccia quotidiana di morire. Ciononostante ha fatto tutto ciò che poteva per portare avanti il suo lavoro di indagine contro la mafia. Lo vogliamo ricordare in questi giorni, a distanza di vent’anni da questa tragedia.

A cura di N. e M.

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In ricordo di Paolo Borsellino

Horatio Nelson

Da notare in questo dipinto Horatio Nelson senza un braccio

Da notare in questo dipinto Horatio Nelson senza un braccio

Horatio Nelson entrò in marina a 12 anni grazie alle conoscenze di suo zio,il capitano Maurice Suckling. Fu promosso tenente di vascello nel Aprile del 1777, capitano di vascello nel 1778. Nel 1783 rientrò in patria dopo la guerra contro le colonie americane. Nel 1793 fu affidato alla guida della vascello HMS Agamemnon durante la guerra contro la Francia. Fu inviato nel mediterraneo dove partecipò all’assedio di Tolone. L’esito positivo della missione aiutò ad accrescere la popolarità di Horatio Nelson. Successivamente fu impiegato nelle operazioni riguardanti la conquista della Corsica (isola di nascita di Napoleone) e nel Luglio del 1794 durante una battaglia perse l’occhio destro. Nel 1795 di distinse nella battaglia di Genova affrontando navi Francesi di rango superiore impedendo alle navi Francesi di far sbarcare in Corsica un esercito. Nel 1796 fu nominato commodoro e fu affidato al comando della Capitan un vascello da 74 cannoni. L’anno seguente si distinse nella battaglia di Capo san Vincenzo duranre la quale fece una manovra che poi divenne famosa e di portare in patria due grandi navi. Fu promosso contrammiraglio ed partecipò alla inutile battaglia di Tenerife dove perse il braccio destro. Fu promosso contrammiraglio dove partecipò all’inutile attacco sferrato contro la città di Santa Cruz de Tenerife durante il quale fu gravemente ferito al braccio che diventò incurabile e gli venne amputato. Nell’Aprile del 1798 riprese servizio dopo tanto tempo di convalescena.

 

Questa statua si trova a Trafalgar Square a Londra

Questa statua si trova a Trafalgar Square a Londra

Gli fu assegnata nel Mediterraneo una divisione incaricata di sorvegliare i movimenti della flotta francese con base a Tolone. Essendosi lasciato sfuggire la flotta comandata dall’ammiraglio Brueys diretta in Egitto dovo sbarcò Napoleone Bonaparte col suo esercito. Iniziò una lunga caccia che lo portò ad inseguire l’armata navale nemica per quasi due mesi dopo i quali, il 1 Agosto 1798 sorprese il nemico ancorato nella baia di Abukir e lo annientò bloccando in tal modo le truppe di Napoleone sul suolo egiziano.Tuttavia Nelson fu colpevole di alto tradimento facendo condannare all’impiccagione l’ammiraglio Francesco Caracciolo. Dopo un periodo di congedo Nelson fu nominato comandante in capo della flotta operante nel Mediterraneo, con queste forze riuscì a bloccare a Tolone la flotta francese che si preparava all’invasione dell’Inghilterra; Nelson assediò la città per due anni, fino al marzo 1805 quando l’ammiraglio Pierre-Charles Villeneuve riuscì ad eludere la sorveglianza ed a dirigersi verso le Indie Occidentali. La manovra avrebbe dovuto far credere ad un attacco francese ai possedimenti inglesi nell’America Centrale m,entre Napoleone sarebbe potuto sbarcare in Inghilterra ed ci riuscì. Ma l’ammiraglio Villeneuve, sfuggito all’inseguimento inglese, anziché dirigersi nella Manica per “coprire” lo sbarco francese in territorio inglese, si lasciò impressionare da uno scontro di poco conto al largo di El Ferrol e riparò a Cadice. Il 21 Ottobre l’ammiraglio Villeneuve, ricongiuntosi con le forze navali spagnole del Gravina, si portò al largo di Capo Trafalgar dove la flotta britannica era pronta alla battaglia: benché le forze navali inglesi fossero numericamente inferiori a quelle franco-spagnole (trentatré navi franco-spagnole contro le ventisette inglesi), Nelson inflisse una decisiva sconfitta alla flotta nemica. Questo evento bellico permise all’Inghilterra di rafforzare la propria supremazia navale su quella francese che da quel momento non ebbe più alcun peso nello scacchiere operativo navale.

Tuttavia Nelson non poté godere degli allori della vittoria poiché fu colpito a morte da un tiratore francese che sparò dall’albero maestro della nave. Il suo corpo venne solennemente tumulato nella cattedrale di San Paolo a Londra , all’interno di una bara ricavata da un pezzo di legno, ripescato in mare, dell’albero maestro .

Questa scena raffigura la morte di Horatio Nelson

Questa scena raffigura la morte di Horatio Nelson

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Horatio Nelson

Il Basket

 

La pallacanestro ha una storia che copre un arco temporale che va dal 1891 ai giorni nostri, per un totale di quasi 120 anni. È stata inventata dall’insegnante canadase James Naismith negli Stati Uniti e le sue regole sono state in seguito rimaneggiate e ampliate: la prima a farlo fu Senda Berson nel 1893, che adattò lo sport alle donne.

Alle Olimpiadi di Saint Louis i Buffalo Germans, una tra le squadre più antiche, vinse il torneo dimostrativo. Nel 1932 a Ginevra, è stata fondata la Federazione pallacanestro, che da allora ha organizzato la pratica di questo sport a livello internazionale. Appena Quattro anni dopo, il basket è diventato sport olimpico.

Le regole del gioco sono tantissime e governano ogni più piccolo aspetto della gara. Per la comprensione del gioco, almeno nei suoi aspetti sostanziali, è sufficiente capire alcuni punti essenziali:

1. Nel basket non ci possono essere contatti, non si possono cioè dare colpi-spinte, né con le mani, né con le braccia, né con le gambe o con il corpo. Perciò ogni urto tra i giocatori è sanzionato come “fallo personale”.Realizzare un canestro fa conquistare punti (1 per un tiro libero, 2 per un tiro dal campo, 3 per un tiro scoccato da oltre la linea dei tre punti).

1. Non si può camminare con la palla in mano.

1. Ogni azione si svolge in un limitato arco di tempo.

1. Il campo ha limiti disegnati entro i quali deve svolgersi il gioco.

Gli arbitri sono gli addetti a valutare le violazioni al regolamento: rilevano i “falli” (gli urti fra i giocatori) e le “infrazioni” (gli errori nel controllo del pallone, l’uscita dai limiti del campo, ecc.). Ad ogni violazione corrisponde una “sanzione”: la perdita del possesso di palla per le infrazioni (svariate e di diversa entità, in relazione alla gravità, per i falli commessi). Le regole sono in continua evoluzione, cosicché uno spettatore, lontano dai campi per qualche tempo, potrebbe rischiare oggi di non capire più il gioco È così ad esempio per la regola dei 24 secondi per concludere un’azione di gioco, fino a ieri 30.La palla è a spicchi di solito arancione ma anche di altri colori La squadra che ci piace di più sono il Lakers Los Angeles negli NBA .A noi ci piace il basket perchè è un gioco di squadra e perchè si tira il canestro.

Zakaria Sdaigui Hamit Topojani

 

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Il Basket

Il nostro progetto:la scultura

Quest’anno abbiamo fatto un progetto sulla scultura, diviso in tre parti: la lezione in classe, la visita alla bottega della scultura dell’Opera del Duomo e la visita alla Galleria dell’Accademia.
Venerdì 27 gennaio sono venute la mamma di Matilde e quella di Leonora a spiegarci la scultura in generale.
Innanzitutto ci hanno detto che la statua più bella e più famosa del mondo è il David di Michelangelo.
Dopo questo ci hanno detto che la scultura, fin dai tempi più antichi, era una attività che si svolgeva;gli Egizi scolpivano i Faraoni e le Faraone con le forme geometriche e con pochi dettagli. Il popolo degli Etruschi scolpirono la primissima donna col bambino in braccio, che è arrivata ai nostri tempi come una Madonna.Gli Etruschi consideravano le donne al pari degli uomini. Le due mamme ci hanno spiegato che i Greci all’inizio scolpivano facce per niente dettagliate, ma col passare del tempo i Greci scolpirono statue più dettagliate e col movimento.

I Bronzi di Riace

I Bronzi di Riace

Ad un certo punto l’arte scultorea greca fu distrutta dai Romani che fondevano le stupende statue  in oro e bronzo per farci le armi. Ma prima di questo facevano le copie di esse(le statue). Col passare del tempo i Romani diventarono un abile popolo di scultori,dettagliati e con l’applicazione del movimento,essi scolpivano i propri imperatori a cavallo.
Si dice che se il cavallo aveva tutte le zampe giù, l’ imperatore era morto di vecchiaia,se il cavallo aveva una zampa su, l’ imperatore era morto per le ferite causate dalla guerra,se aveva due zampe su era morto nella battaglia. Sarà vero?

Imperatore a cavallo

Imperatore a cavallo

Per un periodo di crisi si ritornò a scolpire statue non  dettagliate e senza movimento, ma passato questo periodo i Fiorentini ripresero a fare statue magnifiche.
Pochi anni fa altri scultori, più moderni, decidono di fare sculture bizzarre, come un gigantesco palloncino d’oro ecc…alla fine ognuno può scolpire ciò che vuole.

Venerdì 24 febbraio,sempre con la mamma di Leonora e quella di Matilde, siamo andati in una bottega degli scultori e alla Galleria dell’ Accademia.
Il signor Andrea ci ha spiegato che lui ei suoi colleghi vanno sul Duomo a sentire se il marmo è buono o no, in caso negativo lo sostituiscono con un altro tipo di marmo.
Per fare queste operazioni hanno bisogno di alcuni strumenti, tra cui lo scalpello.
Dopo questa affascinante visita, siamo andati, col cuore in gola, alla Galleria dell’ Accademia.
Lì abbiamo visto molte statue di Michelangelo, tra cui il David. Michelangelo, nella stessa scultura (il David), ha raffigurato due emozioni diverse:da una parte è sicuro di vincere nella battaglia contro Golia, dall’altra un fifone senza speranze.
Ma come andrà a finire? Vittoria oppure no?
Quel genio di Michelangelo ci ha dato l’ opportunità di decidere…
Questa visita ci è piaciuta molto e il momento più bello è stato quando abbiamo visto il David!!

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Il nostro progetto:la scultura

Un’altra uscita affascinante

Nel mese di marzo, io, la mia classe, la maestra Antonella, la mamma di Agnese e l’ archeologa Carlotta siamo stati per circa un’ ora e mezzo al Museo Archeologico, sezione egizia .

Arrivati davanti alla porta d’ ingresso, Carlotta ci ha raccomandato di non toccare niente e di abbandonare lo sguardo da studenti e di acquistare quello da archeologi .

Per prima cosa,  abbiamo visto ciotole, bicchieri e piatti di terracotta che provenivano dalle abitazioni, perché meno resistenti, e altri di granito o marmo che provenivano dalle tombe ( o case per l’ eternità ).

Nelle tombe dei Faraoni c’ erano molti gioielli e gli architetti dovevano proteggerli dai ladri, con “antifurti” . Così facevano porte di pietra, che li attiravano, ma quando le aprivano, trovavano una parete .

Le porte vere venivano murate .

Il problema dei Faraoni erano gli  oggetti, così loro li disegnavano, e nell’ altra vita si animavano. Rappresentavano anche gli schiavi, perché non erano considerati uomini.

Secondo gli antichi Egizi, dentro di sé l’uomo aveva sette anime e cinque morivano col corpo. Le altre due erano il Ba, una parte dell’ anima di Horus donata ai viventi, e il Ka, la parte umana .

L’ altra vita era un grande, immenso, giorno di primavera .

Ma prima si doveva andare al tribunale di Osiride, dove Ma, dea della giustizia, prendeva la piuma che aveva in testa e la metteva insieme al cuore su una bilancia : se il cuore era più pesante, veniva divorato da un terribile mostro con la testa di leone e le zampe di coccodrillo e di ippopotamo ; se il cuore era più leggero, poteva andare nell’ aldilà .

Poi abbiamo visto delle mummie, tra le quali quella di una sacerdotessa che aveva le bende decorate con le immagini  tutti gli dei. Sotto i piedi aveva i nemici .

Qui finisce l’ Antico Egitto !

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Un’altra uscita affascinante

Una giornata da scriba

Giovedì 2 febbraio, Carlotta, un’ archeologa, è venuta da noi per fare dei “papiri” egizi, che avevamo appena finito di studiare. Noi (gli scribi ) ci siamo messi al lavoro …

Siamo rimasti in classe, ma non come le altre volte.
Prima di tutto Carlotta ha detto che dovevamo pensare di essere nell’Antico Egitto.
Siamo stati scribi per un giorno ( come dice il titolo), quindi al terzo gradino della scala sociale.
I fogli di papiro (o scotch di carta) migliori ce li facevamo noi: era questo il nostro lavoro.
Ci siamo divisi in coppie, ma visto che siamo 13,
uno di noi è stato con Carlotta.

Abbiamo così iniziato a lavorare: dovevamo realizzare venti strisce raddoppiate: uno metteva il pollice su un’estremità e dava lo scotch all’altro che lo prendeva e appoggiava l’indice dando il “papiro” al compagno. Quest’ultimo strappava la carta e in questo modo si otteneva una striscia.

Dopo averne prodotte dieci, si mettevano una accanto all’altra e,con strisce di scotch messe per traverso,si attaccavano insieme.
Poi,con le cere,abbiamo scritto i nostri nomi in geroglifico.

Nomi scritti con i geroglifici

Nomi scritti con i geroglifici

Agnese e Elèna

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Una giornata da scriba

NELSON MANDELA

Fotografia di Nelson Mandela (nel 1937 circa)

Fotografia di Nelson Mandela (nel 1937 circa)

Nelle nostre due classi ci siamo interessati di persone che hanno combattuto il razzismo, soprattutto le differenze che nascono a causa del colore della pelle. Sono persone che hanno combattuto leggi ingiuste non con la violenza ma attraverso proteste pacifiche e boicottaggi… Gandhi fu il primo ad intraprendere questa nuova forma di lotte che ispirò tanti altri come Martin Luther King e Nelson Mandela, per esempio.
Quest’ultimo (Nelson Rolihlahla Mandela) fu un politico sudafricano. Dal 1994 al 1999 fu presidente della Repubblica Sudafricana e a lui è stato dedicato il Palazzotto dello Sport di Firenze vicino all’attuale stadio: Il Mandela Forum.
Fu a lungo uno dei leader del movimento anti-apartheid. Segregato e incarcerato per ventisette anni, durante i governi pro-apartheid prima degli anni novanta, è oggi universalmente considerato un eroico combattente in difesa della libertà. Il nome Madiba con cui veniva chiamato, era un titolo onorifico adottato dai membri anziani della sua famiglia ed è divenuto sinonimo di Nelson Mandela.

Mentre era in prigione, Mandela riuscì a spedire un manifesto all’ANC (African National Congress), pubblicato il 10 giugno 1980. Il testo recitava:
« Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa ed il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid! » (Nelson Mandela)

Fotografia dell'incontro fra Mandela e De Klerk

Fotografia dell'incontro fra Mandela e De Klerk

Rifiutando un’offerta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata, Mandela rimase in prigione fino al febbraio del 1990. Le crescenti proteste dell’ANC e le pressioni della comunità internazionale portarono al suo rilascio l’11 febbraio del 1990, su ordine del Presidente sudafricano. Mandela e de Klerk, un altro politico sudafricano, ottennero il Premio Nobel per la pace nel 1993. Mandela era già stato in precedenza premiato con il Premio Lenin per la pace nel 1962 ed il Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 1988.
I primissimi passi verso la conquista della libertà degli uomini, Mandela li mosse nel 1940, all’età di 22 anni quando, insieme al cugino Justice, fu messo di fronte al fatto di doversi sposare con una ragazza scelta dal capo Thembu Dalindyebo. Questa imposizione di matrimonio era una condizione che né Mandela né il cugino volevano tollerare. La decisione era molto delicata: o sposava la donna scelta dalla tribù andando contro il suo massimo principio, cioè la libertà, oppure non si sposava mancando così di rispetto alla tribù stessa ed alla sua famiglia. Così decise di scappare insieme al cugino in direzione Johannesburg, verso la città.
Ora sappiamo che proprio in questi giorni Mandela è all’ospedale per problema di salute.

A cura di Ginevra, Cosimo e Daniele

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NELSON MANDELA