Blog classi seconde Scuola Primaria Don Minzoni

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Fare matematica – 2B

Noi alunni della II B, durante l’anno scolastico, abbiamo preparato alcuni strumenti per studiare matematica. Oltre ad una lunghissima linea dei numeri che ha preso due pareti dell’aula, abbiamo creato la tabella dei numeri da 0 a 100. Questo strumento ci ha aiutati nei calcoli veloci, in cui serve usare gli “amici del 10” e in cui serve arrivare alla decina precedente e alla decina successiva. A mano a mano che si studiavano le tabelline abbiamo costruito delle maxi tabelline e le abbiamo appese al muro. In ogni momento potevamo consultarle e questo ci ha aiutato a memorizzarle. In geometria abbiamo studiato i diversi tipi di linee. Un giorno abbiamo riprodotto linee curve, miste, rette e spezzate stendendo lo scotch carta sul pavimento dell’aula e, a piccoli gruppi, ci siamo divertiti a percorrerle. Anche in palestra ci siamo allenati con le linee: ad esempio le linee orizzontali, quelle oblique e quelle verticali, le abbiamo riprodotte assumendo le corrispondenti posizioni con il corpo. Dopo aver conosciuto le figure geometriche solide e le figure geometriche piane, ci siamo divertiti a colorare dei mandala geometrici rispettando l’asse di simmetria interno. Anche con le misure abbiamo fatto delle esperienze pratiche utilizzando degli strumenti costruiti da noi. Ad esempio, usando una vecchia gruccia e due barattoli abbiamo fatto esperienza delle variazioni di peso e abbiamo potuto operare dei confronti. Utilizzando vari contenitori e riempiendoli con dell’acqua abbiamo fatto i primi confronti per capire cosa significa misurare la capacità. Dopo aver fatto l’esperienza della raccolta dei dati, abbiamo costruito collettivamente dei cartelloni aventi ad oggetto le tre modalità di rappresentazione dei dati studiate: l’istogramma, l’ideogramma e la tabella.

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AdminFare matematica – 2B

Mamma

Mamma, per la tua festa

avevo preparato un fiore di cartapesta.

Gambo verde, petali rossi vedessi.

mamma, che bella rosa!

Ma per la strada il fiore è

caduto. o forse sull’autobus

l’ho perduto.

Che pasticcio, mamma mia,

avevo imparato la poesia.

La poesia non la so più

ora che faccio? Dimmelo tu!

Posso offrire un altro fiore

quello che nasce dal mio cuore.

Posso dirti un’altra poesia:

TI VOGLIO BENE, MAMMA MIA.

 

Se fossi un pittore

dipingerei un quadro

con tutti i colori del creato.

Al centro metterei un cuore tutto d’oro

e sotto scriverei:

“Mamma, tu sei il più bel tesoro!”.

Oggi è la tua festa.

ti offro baci e fiori,

grazie, mamma,

per il tuo immenso amore.

Stringimi forte al cuore,

la vita insieme è bella:

io sarò il tuo cielo azzurro,

tu sarai la mia stella.

 

Le classi seconde

 

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AdminMamma

Il cioccolato

Per fare il cioccolato ci vuole il cacao!

Il cacao viene da un albero che fiorisce tutto l’anno, e si chiama l’albero del cacao.

I suoi fiori crescono direttamente sul tronco e sui rami più grossi e danno dei grossi frutti duri e legnosi. Ogni frutto contiene trenta o quaranta semi avvolta in una polpa bianca.

Un albero di cacao può dare in media da dieci a sessanta frutti all’anno.

 

 

 

Come viene coltivato oggi il cacao?

E’ un albero delicato : ama il calore e l’umidità; ma teme il sole e il vento. Le piantine vengono fatte crescere in un vivaio, all’ombra.

Dopo 4 o 5 anni gli alberi del cacao sono sufficientemente resistenti e anno meno bisogno ombra. Gli alberi di cacao crescono dai 3 hai 10 metri, nelle piantagioni vengono tagliati a una  altezza  di  40 5  metri  per   facilitare.

I frutti vengono raccolti  a mano. Quando sono maturi hanno un bel giallo,rosso,verde vengono staccati dalla pianta con un coltello, il machete e subito tagliato in 2 .

I semi vengono tolti dal frutto con le mani e liberati dalla polpa bianca.

 Quando i semi prendono il gusto di cacao?

I semi vengono messi a fermentare dentro casse ricoperte di fogli di banano, per una settimana. Ogni giorno vengono rimescolati. Dopo la fermentazione vengono esposti al sole per uno o due settimane per l’essicazione.

Nella fabbrica di cioccolato

Dopo un lungo viaggio i semi arrivano nella fabbrica!!!

Qui i semi vengono puliti, tostati, triturati e polverizzati in modo da ottenere una polvere amara: la polvere di cacao. Questa viene spremuta per estrarre il grasso: il burro di cacao.

Per fare il cioccolato ci vuole la polvere di cacao, burro di cacao e zucchero, mescolati continuamente per due tre giorni. Nel cioccolato bianco non c’è polvere di cacao.

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AdminIl cioccolato

Pinocchio in rima 2B

 C’era una volta un pezzo di legno….

pnocchio.jpg 13Mastro Ciliegia lo regalò a Geppetto

per accendere il suo caminetto.

Geppetto, solo e poverino,

pensò di costruirsi un burattino

                                 

    per avere qualcuno con cui parlare

     


                                   e le sue giornate rallegrare.

pnocchio

Ma quando l’ebbe finito,

si accorse che si muoveva

e ai suoi occhi

davvero non credeva.

                                         Geppetto da quel momento babbo diventò

                                  e quel “bambino” Pinocchio chiamò.

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Per farlo diventare un  vero bambino

Geppetto mandò a scuola il suo burattino.

     

                                          Però Pinocchio, che era monello,

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vendette l’abbecedario per pochi zecchini

e andò a vedere il teatro dei burattini.

               


                   

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                        C’era poi un grillo che sapeva parlare

               e diceva a Pinocchio quel che era bene fare.

 Ma il birbone non l’ascoltava

e ad ogni bugia il suo naso si allungava.

                                       Qui Mangiafuoco agguantò il burattino

                                  per farne un pasto sopraffino.

                                     Per fortuna c’era Arlecchino

                                        che salvò il suo fratellino.

                        Qui Mangiafuoco agguantò il burattino

per farne un pasto sopraffino.

Per fortuna c’era Arlecchino

che salvò il suo fratellino.

Tornando a casa dal suo babbo con cinque zecchini,

Pinocchio incontrò due malandrini,

una volpe zoppa e un cieco gatto,

che gli proposero un falso patto:

fecero finta di essergli amici

per rubargli i soldi nascosti sotto le radici.

Poi Pinocchio da quei due alla Grande Quercia fu impiccato

ma la buona fata con la medicina l’ha salvato.

Era questa la Fata Turchina,

dolce e molto carina,

insegnava a Pinocchio

a non essere sciocco

e gli diceva:

– Se bugie più non dirai,

un vero bambino diventerai!

Ma Pinocchio, il birboncello,

cascò ancora in un tranello:

per rinfrescarsi con l’uva la gola,

rimase intrappolato in una tagliola.

pnocchio.jpg 1                                                         E così, poveretto,

passò la notte come un cagnetto

abbaiando alle faine

perché non rubassero le galline.

Per vedere il pescecane

coi compagni il burattino

andò sulla spiaggia un bel mattino.

Lì ci fu un combattimento

e Pinocchio dai carabinieri

fuggì via come il vento.

Per scappare ad un mastino

Pinocchio si gettò in mare come un delfino.

Il Pescatore Verde lo catturò

e per la sua frittura lo infarinò.

Ma Alidoro, il mastino,

attirato dal profumino,

salvò il suo amico burattino.

Tornato dalla sua cara fatina,

Pinocchio chiese perdono e promise di diventare un bambino buono.

Ma di Lucignolo, un compagno birbone,

il burattino si incantò

e per andare nel Paese dei Balocchi

della scuola si scordò.

Qui il bricconcello,

con il suo amico,

si trasformò…… in un asinello!

Diventò del circo una grande star

ma……..quanto però dovette sudar!

Un brutto giorno il ciuchino Pinocchio si azzoppò

e il direttore del circo pensò:

Di uno zoppo che ne fo?

Allora lo vendette a un tale dal cuore duro

che con la sua pelle voleva farsene un tamburo.

Così, con un sasso al collo,

Pinocchio fu messo in ammollo.

Ma all’improvviso ritornò burattino

e cominciò a nuotare

verso l’alto mare.

Ad un tratto lo sventurato

dal pescecane fu ingoiato.

Nella pancia del pescecane

il burattino pensò di non avere più scampo

ma ad un tratto vide un lampo:

c’era il suo caro babbino

che si faceva uno spuntino.

Dopo abbracci e salutoni

ecco……..il pesce starnutì

e i due al mare restituì.

Sulla schiena di un bel tonno

babbo e figlio tornarono a riva

e felici gridarono: – Evviva!

Ritrovarono infine la fata Turchina

che fece diventar Pinocchio

un vero marmocchio.

Geppetto fu tanto contento

di avere fatto quel burattino

che sotto il legno aveva un cuore da bambino.

FINE

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AdminPinocchio in rima 2B

POESIA DI PRIMAVERA

 

Per fare una poesia di primavera ci vuole

una P come primula, Pasqua e polline,

una R come rondini, ruscello e ronzio,

una I come istrice e inizio,

una M come margherite, mimosa e marmotte,

una A come api, aprile e amore,

una V come venticello

una E come erbetta, entusiasmo ed emozione,

una R come risveglio, rugiada e rondine,

una A come arcobaleno.

Si mescola tutto con un raggio di sole e…..

ecco una poesia di PRIMAVERA.

( autori: alunni classe II B )

 

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AdminPOESIA DI PRIMAVERA

Corso di fumetto alla Don Minzoni

 

Il Professor Francesco, il babbo di un nostro compagno, è venuto a farci vedere come si disegnano il volto e il corpo umano.

Il viso si disegna prima facendo un tondo, poi si fanno due linee orizzontali e una verticale come nel disegno.

Sulla linea orizzontale più alta si disegnano gli occhi.

Fra le due linee orizzontali ci sono le orecchie.

Sulla linea più bassa si disegna la bocca. In mezzo alle due linee orizzontali c’è il naso.

Invece il corpo umano si disegna facendo tre tondi, le gambe e le braccia e questa si chiama la STICK FIGURE.

Questa figura ci serve per disegnare poi qualsiasi personaggio.

Arantxa – II B

 

 

 

 

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AdminCorso di fumetto alla Don Minzoni

PINOCCHIO 2A

PINOCCHIO

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                                                                    Capitolo uno

pin.1-2Un pezzo di legno che parla.

C’era una volta un falegname di nome maestr’Antonio che tutti chiamavano mastro Ciliegia per via della punta del suo naso simile  a una ciliegia matura. Maestro Ciliegia trovò un pezzo di legno con cui voleva fare la gamba di un tavolino. Ma quel pezzo di legno era  capace di parlare, piangere e ridere come un bambino.

                                 Capitolo due

 Geppetto andò da mastro Ciliegia per chiedere un pezzo di legno perchè voleva farsi un bel burattino con cui girare il mondo . -E bravo polentina! – fu la risposta. Geppetto non sopportava di sentirsi chiamare in quel modo e andò su tutte le furie pensando che fosse  stato maestro Ciliegia. Così i due vecchietti  se le diedero di santa ragione. Ma poi fecero la pace e mastro Ciliegia regalò a Geppetto  il pezzo di legno. Mentre glielo porgeva il pezzo di legno gli dette uno scossone e colpì Geppetto sugli stinchi. Geppetto si arrabbiò moltissimo e si dettero ancora le botte. Poi rifecero la pace e Geppetto tornò a casa zoppicando.

                                                                   

Capitolo tre

scansione0001Tornato a casa  Geppetto  cominciò  a costruire  il  burattino pensando  di  chiamarlo  Pinocchio. Quando  gli  fece gli  occhi,  questi  iniziarono  a  muoversi,  quando  fece  il naso,  prese  ad  allungarsi  da  solo.  Dopo  il  naso, la  bocca  gli  fece  una  linguaccia.  Fatte  le  mani, subito  presero  la  parrucca   di  Geppetto. scansione0002Finiti i piedi Pinocchio cominciò a correre e a scappare per le strade. Un carabiniere lo afferrò per il naso e lo restituì a Geppetto. Ma la gente per strada, prese a malignar sul povero Geppetto e così fu lui a finire in prigione.

 

 

 

scansione0003             Capitolo quattro

 Quel monello di Pinocchio, liberatosi delle grinfie del carabiniere, cominciò a scappare per i campi finchè arrivò a casa. Entrato in casa sentì qualcuno che faceva: “Cri, cri”. Era il Grillo parlante che disse di abitare in quella casa pin.3da più di cent’anni. Pinocchio avrebbe voluto cacciarlo via, ma il grillo gli disse: “Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori, non avranno mai bene in questo mondo”. Pinocchio replicò dicendo che nella vita non desiderava far altro che mangiare, bere e divertirsi. Il grillo rispose dicendo a Pinocchio che aveva la testa di legno. Allora il burattino spazientito schiacciò con un martello di legno il povero grillo.

 

                                                                   Capitolo cinque

Pinocchio aveva tanta fame e si mise a frugare per tutta la casa. Ad  un certo punto  vide un uovo nella spazzatura. Lo prese, fece per metterlo nel tegamino e, invece della chiara e del tuorlo, uscì fuori  un pulcino che lo ringraziò per averlo liberato e volò via dalla finestra. Pinocchio cominciò a  lamentarsi dicendo che era meglio se avesse dato ascolto al grillo parlante.

                                                            Capitolo sei

 Era una nottataccia d’inverno, tuonava e lampeggiava e c’era un ventaccio freddo. Pinocchio decise di recarsi in paese. Sembrava il paese dei morti perchè tutto era chiuso e le strade erano deserte. Pinocchio suonò il campanello di una casa e chiese un po’ di pane al vecchietto che si era affacciato. Quando il signore tornò gli buttò in testa una catinella piena d’acqua pensando che fosse uno di quei ragazzacci che si divertono a molestare  la gente. A quel punto Pinocchio, bagnato come un pulcino, tornò a casa triste, sconsolato e affamato. Si mise a sedere e appoggiò i piedi bagnati su un caldano pieno di brace accesa e si addormentò. Nel dormire i piedi si bruciarono. La mattina dopo qualcuno bussò alla porta: era Geppetto.

Capitolo sette

Geppetto chiese a Pinocchio di aprire la porta di casa, ma Pinocchio disse di non poterlo fare perchè aveva i piedi bruciati. Geppetto pensò che si trattasse di un altro scherzo di Pinocchio e decise di passare dalla finestra. Quando si accorse che davvero non aveva più i piedi si intenerì, lo baci e lo abbracciò. Pinocchio allora si mise a piangere e gli raccontò tutto ciò che gli era successo. Dopo Geppetto capì che Pinocchio aveva tanta fame e allora gli diede tre pere. Pinocchio le volle sbucciare e Geppetto lo accontentò, ma mise da parte le bucce e i torsoli. Ma la fame di Pinocchio era così forte che dopo le pere mangiò anche le bucce e i torsoli e Geppetto disse: – Non bisogna avvezzarsi né troppo sofisticati né troppo delicati di palato!

 

 

scansione0004                                                             Capitolo otto

 Dopo che Pinocchio si era tolta la fame cominciò  a piangere perché rivoleva i suoi piedi. Geppetto lo fece piangere per mezza giornata perchè era stato monello. Pinocchio allora  promise che non avrebbe più fatto il birbone. Quindi Geppetto gli rifece i piedi. Quando si   accorse di avere di nuovo i piedi cominciò subito a sgambettare e disse che sarebbe andato a scuola e avrebbe ubbidito a Geppetto.  Per andare a scuola, però, gli mancavano un vestito e un libro. Dunque Geppetto uscì di casa con la sua casacca e tornò poco dopo in maniche di camicia, ma con l’abbecedario per Pinocchio. Pinocchio gli saltò addosso alla gioia e lo riempì di baci per ringraziarlo della sua gentilezza e generosità d’animo.

 

 

Capitolo nove    

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Pinocchio se ne andò a scuola deciso a fare il bravo davvero. Durante il tragitto, però, gli arrivò alle orecchie la musica del Gran Teatro dei burattini. Pinocchio decise di andare a vederlo e per quattro soldi vendette l’abbecedario.

                                                      Capitolo dieci

Sul palco del Gran Teatro dei burattini c’erano Arlecchino e  Pulcinella.  Appena videro Pinocchio  interruppero  lo  spettacolo  e lo chiamarono sul palcoscenico per  festeggiarlo. A causa della  confusione che fecero, il burattinaio si arrabbiò molto e siccome gli mancava la legna per cuocere la cena decise che Pinocchio  sarebbe  finito  sul  fuoco.

                                                     Capitolo undici

Grazie all’intervento del suo amico Arlecchino Mangiafuoco starnutì e perdonò Pinocchio. Pinocchio, a sua volta, difese dalla morte Arlecchino.

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                     Capitolo dodici

Mangiafuoco  regalò cinque monete d’oro a Pinocchio affinchè le portasse al povero Geppetto. Per strada, però, incontrò un Gatto cieco e una Volpe zoppa che, appena seppero delle monete d’oro, cercarono di abbindolare Pinocchio. Gli proposero di andare nel paese dei Barbagianni dove si trova un Campo dei Miracoli in cui si possono piantare i soldi e il giorno dopo c’è un albero carico di zecchini d’oro. Pinocchio seguì il gatto e la volpe.

 

 

 

Capitolo tredici

Pinocchio camminò tutto il giorno, insieme alla Volpe e al Gatto, finchè arrivarono all’osteria del Gambero Rosso. Lì si fermarono a mangiare e a riposare. Si raccomandarono all’oste che li svegliassero a mezzanotte. Pinocchio stava sognano di essere in mezzo a un campo pieno di alberi carichi di grappoli pieni di zecchini d’oro, quando fu svegliato. Era mezzanotte, ma i suoi amici erano già partiti lasciandogli da pagare il conto. Fuori era buio pesto e Pinocchio incontrò l’ombra del Grillo-parlante che gli consigliò di tornare indietro, ma lui non gli diede ascolto.

                                                                        Capitolo quattordiciscansione0008

Pinocchio incontrò gli assassini che volevano i soldi. Pinocchio  li nascose  sotto la lingua, ma se  ne accorsero e cercarono  di aprirgli  la bocca  con un coltellaccio. Pinocchio morse la mano dell’assassino e gliela staccò e si accorse che  era una zampa di gatto. Pinocchio  quindi cominciò  a scappare  per la  campagna.

                                                        Capitolo quindici

Pinocchio vide una casina bianca  e sperò di essere salvo. Provò a bussare alla porta, ma non rispose nessuno. Ad un certo punto  si affacciò alla finestra una bambina  con i capelli turchini che diceva di essere morta. In quel momento lo raggiunsero gli assassini che decisero di impiccarlo alla Quercia grande .

 

scansione000911                     Capitolo sedici12

 La Fata Turchina, impietositasi nel vedere il povero Pinocchio appeso all’albero, lo fece raccogliere e portare in casa. Pareva morto, quindi la fatina fece chiamare tre medici illustri: il Corvo, la Civetta e il Grillo-parlante il quale disse che Pinocchio era un monello e un figlio disubbidiente. Allora Pinocchio si mise a piangere.

 

                                           

         

   Capitolo diciassette

La Fata Turchina si accorse che Pinocchio aveva la febbre alta. Allora cercò di dargli una medicina, promettendogli che, per rifarsi la bocca, dopo averla bevuta, gli avrebbe dato uno zuccherino. Pinocchio non ne voleva proprio sapere di bere la medicina. Allora arrivarono quattro conigli neri con una bara sulle spalle. Pinocchio si decise quindi di prendere la medicina. Successivamente disse alla Fata che aveva perso le monete d’oro, mentendo, e allora gli crebbe il naso.

 

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Pinocchio piangeva disperatamente a causa del naso lungo. La Fatina lasciò che piangesse per una buona mezz’ora per dargli una severa lezione e perchè imparasse a togliersi il vizio di dire bugie. Poi chiamò i Picchi che gli beccarono il naso facendolo tornare normale. In seguito Pinocchio uscì di casa per andare dal babbo, ma incontrò il Gatto e la Volpe che lo condussero al Campo dei Miracoli, dove Pinocchio seminò i quattro soldi.

                                                                  Capitolo diciannovescansione0007

Pinocchio tornò al campo e scoprì che le quattro monete che aveva seminato erano scomparse. Sentì un pappagallo che rideva e gli disse che le sue monete erano state rubate dalla Volpe e il Gatto. Allora Pinocchio andò dal giudice scimmia per denunciare  l’accaduto e per castigo si buscò quattro mesi di carcere.

Capitolo venti

Pinocchio si mise a correre per andare a casa, pensando al suo babbo e alla fatina e fece mille buoni propositi. Lungo il tragitto però, incontrò un brutto serpente verde, con gli occhi rosso fuoco e la coda a punta che fumava. Pinocchio aspettò che se ne andasse, ma il serpente non si muoveva. Allora Pinocchio cercò di scavalcarlo, ma il serpente si girò di colpo e Pinocchio finì col capo conficcato nel fango. Il serpente dalle risate scoppiò e morì davvero. Pinocchio riprese il suo cammino, ma fu preso dalla fame ed entrò in una vigna per cogliere dell’uva, ma rimase preso da una trappola.

                                                          Capitolo ventuno

Pinocchio fu trovato dal contadino pensando che fosse una faina. Poi lo portò a casa sua e gli fece fare il cane da guardia al posto del cane che gli era morto il giorno stesso. Gli infilò il collare con gli spunzoni di ottone e la catena. Pinocchio si addormentò nella cuccia.

                                                       Capitolo ventidue

Pinocchio fu svegliato dalle faine chi gli proposero un accordo come avevano con il vecchio cane morto, Melampo. Le faine avrebbero rubato otto galline, una delle quali l’avrebbero data al cane se non avesse abbaiato . Ma Pinocchio abbaiò svegliando il contadino che poi lo premio e lo lascio libero.

                                                          Capitolo ventitrè

Finalmente libero Pinocchio riprese la sua corsa verso la casa della Fata Turchina. Ma la casa bianca non c’era  più, al suo posto trovò una lapide con sopra scritto: “Qui giace la bambina dai capelli turchini, morta di dolore per essere stata abbandonata dal suo fratellino Pinocchio”. Pinocchio si mise a piangere disperatamente, finchè arrivò un Colombo che cercava proprio Pinocchio. Il Colombo fece salire in groppa Pinocchio per condurlo alla spiaggia dove Geppetto stava costruendo una barca per andare a cercare Pinocchio oltre l’Oceano. Ma quando arrivano il mare era molto agitato e la barchetta su cui era Geppetto era in balia delle onde. Pinocchio si gettò in mare per cercare di salvare il suo povero babbo.

                                                        Capitolo ventiquattro

 Pinocchio  nuotò  tutta la notte e all’ alba si ritrovò su un’isola. Vide un delfino da cui seppe che Geppetto era stato inghiottito da un Pesce-cane. Sull’isola c’era il paese delle Api industriose dove tutti lavorano ed hanno qualcosa da fare. Tormentato dalla fame, Pinocchio chiedeva l’elemosina a tutti quelli che passavano, ma trovò solo gente che gli offriva lavoro. Ma Pinocchio non voleva lavorare. Alla fine trovò una donnina che in cambio di un pasto gli offrì di portare una brocca d’acqua e Pinocchio accettò. A casa della donnina si saziò ben bene e poi riconobbe in lei la Fata Turchina.

                                                           Capitolo venticinque

Quella donnina era davvero la Fata. Pinocchio le chiese come  aveva fatto a diventare grande e aggiunse che anche lui avrebbe voluto crescere. La Fata rispose che solo i bambini possono crescere, ma se Pinocchio diventasse un ragazzino per bene….. Allora Pinocchio cominciò a fare mille promesse, perchè la vita del burattino gli era venuta a noia e voleva diventare un bambino vero.

                                                                         Capitolo ventisei

Il giorno dopo Pinocchio andò davvero a scuola, e anche i giorni successivi. All’inizio i compagni lo presero in giro, ma dopo aver provato i suoi piedi e il suo gomito cominciarono a rispettarlo. Un giorno però alcuni “compagnacci” gli   dissero che nel mare era arrivato un Pesce- cane. Pinocchio, pensando che potesse essere il Pesce-cane che aveva inghiottito il suo babbo, decise di  andare.

                                                                       Capitolo ventisette

Ma nel mare non c’era alcun Pesce-cane. I compagni di Pinocchio gli avevano fatto uno scherzo per non farlo andare a scuola e per pulirlo perché studiava troppo, facendo sfigurare i compagni che non avevano voglia di studiare. Finirono per litigare e cominciarono a volare anche i  libri. Un libro però colpì un ragazzo alla testa. Tutti scapparono tranne Pinocchio che rimase vicino al compagno ferito che si chiamava Eugenio. Arrivarono poi due carabinieri che lo arrestarono. Pinocchio cercò di scappare ma i carabinieri lo fecero inseguire da un veloce cane mastino.

                                                                       Capitolo ventotto                                

Il cane, che si chiamava Alidoro, aveva quasi raggiunto Pinocchio. Per fortuna il mare era vicino e Pinocchio si tuffò  e Alidoro dietro. Ma il cane non sapeva nuotare e sarebbe affogato se Pinocchio non  lo avesse salvato, in cambio ottenne di non essere più inseguito. Poi Pinocchio si tuffò e nuotò fino ad una grotta e finì in una rete insieme ad altri pesci. Dalla grotta uscì un pescatore tutto verde che disse di non aver mai mangiato un pesce-burattino e cominciò ad infarinarlo….

                                                                         Capitolo ventinove

Pinocchio fu salvato dal cane Alidoro che, sentendo l’odore di frittura, si era precipitato nella grotta e dopo aver riconosciuto Pinocchio lo aveva salvato conducendolo sulla spiaggia. Dopo, Pinocchio riprese la strada di casa, sperando che la Fata lo perdonasse. Era notte, pioveva a catinelle e la Fata dormiva. Pinocchio bussò alla porta e si affacciò una Lumaca che gli aprì la porta solo dopo nove ore, dopo che Pinocchio aveva tirato una pedata all’uscio e gli era rimasto il piede conficcato dentro. Pinocchio aveva molta fame e la Lumaca gli portò un vassoio d’ argento con pollo arrosto, pane e albicocche finte. A quel punto Pinocchio svenne e si risvegliò su un sofà con la Fata accanto. La Fata perdonò Pinocchio che promise che  sarebbe diventato un bravo bambino e così  fu. Agli esami finali delle vacanze ebbe l’onore di essere il più bravo della scuola e la Fata organizzò una festa per lui e gli promise che il giorno dopo sarebbe diventato un bambino vero.

 

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                        Capitolo trenta

Pinocchio corse ad invitare i suoi amici alla festa quando incontrò Lucignolo, il ragazzo più birichino della scuola. Era nascosto sotto un portico che aspettava un carro che sarebbe passato a mezzanotte e l’avrebbe condotto nel Paese dei Balocchi. Lì non vi erano scuole, né maestri, né libri e il giovedì  non  vi era scuola e ogni settimana era composta di sei giovedì e di una domenica. Pinocchio aspettò con Lucignolo finchè arrivò il carro.

 

 

                                                             Capitolo trentuno

A mezzanotte arrivò il carro che portava nel “Paese dei balocchi” trainato da ventiquattro ciuchini che, invece dei ferri ai piedi, avevano degli stivaletti bianchi. Il carro era pieno di bambini e anche Pinocchio alla fine decise di partire. Viaggiarono tutta la notte e la mattina dopo si ritrovarono nel “Paese dei Balocchi”  dove tutti giocavano e non c’erano né scuole, né maestri, né libri. Il divertimento durò cinque mesi ma una mattina Pinocchio ebbe una brutta sorpresa…..

                                                                                 Capitolo trentadue

A Pinocchio spuntarono due orecchie d’asino e la Marmottina che lo sentì piangere disse che era la febbre del somaro che significava che dopo poche ore sarebbe diventato asino perché non era andato a scuola e non aveva  studiato. Pinocchio dette la colpa a Lucignolo. Dopo andò a cercarlo e scoprì che anche a lui erano spuntate le orecchie.                 

13

                        Capitolo trentatrè

L’omino di burro che aveva condotto Pinocchio e Lucignolo nel “Paese dei Balocchi” bussò alla porta dove si trovavano i due ragazzi, ma vedendo che nessuno gli apriva, sfondò la porta con un calcio. Poi li  strigliò ben bene e li portò in  piazza per vederli. Lucignolo fu venduto a un contadino mentre Pinocchio lo comprò il Direttore di un circo che lo ammaestrò a forza di frustate. In tre mesi imparò a saltare e  a ballare così bene da diventare la nuova stella del circo. Una sera, durante uno spettacolo vide su un palco la Fata, ma dopo poco tempo non la vide più. In seguito quando provò a saltare nel cerchio gli rimase una zampa incastrata nel cerchio stesso e cadde a terra e rimase zoppo. Il proprietario dovette venderlo e Pinocchio fu comprato da un signore che con la pelle del ciuchino ci voleva fare un tamburo. Il signore legò al collo del ciuchino una corda con appesi dei sassi e lo buttò in acqua.

 

Capitolo trentaquattro

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Il compratore aspettò seduto sullo scoglio per un’ ora e quando decise di tirarlo fuori scoprì che era un burattino. Pinocchio gli raccontò la sua storia perché il compratore gli aveva chiesto dov’era finito l’asino che aveva buttato in acqua. Il 15bcompratore, per recuperare i suoi soldi, decise di riportarlo al mercato per venderlo come legna da ardere. Ma Pinocchio sveltissimo, si gettò in acqua e cominciò a nuotare. In mezzo  al mare, in lontananza, vide uno scoglio con sopra una   capretta dalla lana color turchino. Pinocchio cercò di raggiungere lo scoglio ma fu inghiottito da un Pesce-cane, dove incontrò un Tonno. Pinocchio poi vide, nel buio, in lontananza, dentro la pancia del pesce, un lumicino.

 

 

                                                       Capitolo trentacinque

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Cammina, cammina Pinocchio si ritrovò in fondo alla pancia del Pesce-cane dove incontrò il suo povero babbo Geppetto. Si abbracciarono, era due anni che non si vedevano e Pinocchio gli raccontò tutto quello che gli era successo. Poi Pinocchio decise di scappare con il suo babbo e attraversarono tutto il corpo del Pesce-cane alla gola. Il Pesce-cane soffrendo di asma e di cuore, dormiva a bocca aperta e Pinocchio e Geppetto, si affacciarono al principio della gola,camminarono in punta dei piedi sulla lingua, ma poi il Pesce-cane starnutì e i due si ritrovarono in fondo allo stomaco. Pinocchio rifece tutta la strada insieme con il suo babbo per mano, poi prese Geppetto sulle spalle e riuscì a gettarsi in mare.

 

 

17                  Capitolo trentasei

Pinocchio nuotò e nuotò fino a che gli mancarono le forze. Per fortuna ad un certo momento passò di lì il Tonno che aveva incontrato nella pancia del Pesce-cane e che li fece salire in groppa e li mise in salvo. Arrivati a terra Pinocchio e Geppetto camminarono finchè trovarono una capanna che era stata donata dalla Fata al Grillo parlante. Pinocchio cominciò a lavorare per poter curare il suo babbo malato. Vide anche Lucignolo in fin di vita per aver fatto la bestia di fatica per un contadino. Un giorno incontrò la Lumaca da cui seppe che la Fata si trovava all’ospedale e lui le diede i quattro soldi per curarla.  Una sera poi si addormentò e sognò la Fata. Quando si svegliò si guardò allo specchio e si vide trasformato in bambino18

Fine

Continua
AdminPINOCCHIO 2A

PASQUA ( seconde)

WP_20140401_11_35_55_ProPASQUA

È Pasqua, stamattina,

Pasqua nelle vetrine

con  le uova di cioccolato.

Pasqua nell’ erba novella,

nel cielo,

nell’ acqua che brilla,

tranquilla,

nel sole.

È Pasqua nelle chiese,

nel suono delle campane,

nelle mille preghiere.

 

WP_20140409_12_47_09_ProÈ PASQUA

“È Pasqua, è Pasqua!”

dice allegro il sole

mentre gioca con i fiori delle aiuole .

“E Pasqua, è Pasqua!”

Già risponde il vento

Mentre insegue le nubi del firmamento.

“E Pasqua, è Pasqua”

Canta allego il cuore

“E in questo dì si respira l’amore”.

 

L’UOVO ARCOBALENO

La mattina di Pasqua nel mio pratoWP_20140409_12_46_48_Pro

un uovo arcobaleno ho trovato,

era un uovo profumato e strano

non più grande di una mano.

Quando l’ho aperto, con stupore

ho trovato sorprese d’ogni colore:

giallo il sorriso d’un cinesino,

rosso il canto di un algerino,

azzurro il sorriso di uno svedese,

verde la capriola di un portoghese

violetta la danza di mille bambine ,

WP_20140404_11_43_35_Proindaco i suoni di mille ocarine.

E arancione rotondo e paffuto

un sole caldo di benvenuto,

un sole caldo paffuto e rotondo

uguali per tutti i bimbi del mondo.

 

Continua
AdminPASQUA ( seconde)

ESPERIMENTI: Miscugli e soluzioni “classi seconde”


Miscugli e soluzioni
: tanti modi di “stare insieme”.altAqsm8lC7TzCJn2yV_CQ49mYwiGaiVzciW3o-Cgz7e5Yh

Le polveri si ottengono dalla frantumazione dei solidi Comportamento delle polveri.

WP_20140221_15_33_59_Pro1) LE POLVERI insieme ad altre polveri come si comportano?

E se mescoliamo, cambia qualcosa?

I MISCUGLIWP_20140221_15_34_09_Pro

Le polveri mescolate tra loro e ancora si distinguono sono dette miscuglio.

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2) ACQUA E POLVERI Si sciolgono nell’ acqua?

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Vi sono alcune polveri che si sciolgono nell’ acqua e altre  no…

proviamo con i nostri esperimenti!…

Il sale messo nell’acqua si scioglie: è una soluzione.

la sabbia messa nell’acqua non si scioglie: è un miscuglio.

WP_20140221_15_42_12_ProLa segatura messa nell’acqua rimane sospesa in alto: è una sospensione.

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3) GIOCHIAMO CON I LIQUIDI Mescoliamoli!

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Proviamo a mescolare liquidi diversi per vedere se formano una soluzione, cioè, se dopo essere stati mescolati, non si distinguono.

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Giochiamo ancora con oggetti di materiale diversi.

Abbiamo visto che molti oggetti affondano, altri restano a galla e

altAjqu2FX_ZjdLWZiNr9WhI38s8U8jAQrGCE0QtlR9uuyYalcuni restano per metà fuori dall’acqua e metà dentro l’acqua.

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I materiali pesanti affondano, occupano uno spazio, e il livello dell’acqua si è alzato.

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Lo spostamento del livello dell’acqua corrisponde,dunque, allo spazio occupato dall’oggetto.

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AdminESPERIMENTI: Miscugli e soluzioni “classi seconde”