Tartaruga express online – Interclasse Scuola Pestalozzi

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Cosa è per me l’amicizia

Conversazione collettiva

L’amicizia non vuol dire felicità, ma qualcuno che ti fa sentire la felicità stessa.

Un’amica è un’anima gemella con cui si possono condividere emozioni, pensieri, punti di vista.

É il tesoro più grande degli uomini perché senza l’amicizia il mondo sarebbe più triste.

Un amico è una cosa molto bella, che ti fa stare bene.

Un amico per me è tutto, io rinuncerei ad un amore per non perdere amiciziaun’amicizia, se quello che piace a me piace anche alla mia amica.

Dalla amicizia viene fuori l’amore, se due si incontrano fanno amicizia e poi dopo può nascere l’amore.

L’amicizia è una cosa molto importante e senza amicizia non si prova niente, se non hai amici non conosci nessuno, sei solo.

 

Senza amici non si saprebbe a chi chiedere consiglio, a chi dire i propri segreti.

L’amicizia è come un sogno che si fa in due, con un’ amica ci stai così bene che è come fare un sogno.

L’amica é una persona con cui stai bene, dopo un po’ quando la conosci di più, ti accorgi che puoi imparare da lei, così si possono scambiare e cambiare i pareri ed i punti di vista.

L’amicizia é una cosa che non va lasciata scappare, puoi sempre fare amicizia ovunque vai, ma non  perdere la vecchia amica che è importantissima.

L’amicizia non ha misura.

Un amico è grande quando stai sempre con lui, perchè ci conosciamo meglio.

Un amico è un grande amico perché fa sentire grande anche te.

Gli amici sono tuoi amici se contano davvero su di te.

Gli amici sono persone su cui conti davvero.

L’amicizia é un po’ tutto, senza la mia amica non avrei fatto molte cose.

Gli amici sono una grande cosa, ma sono un gradino sotto la famiglia, le persone su cui conti davvero sono i tuoi familiar

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AdminCosa è per me l’amicizia

Sapete davvero cosa state masticando?

Le gomma da masticare risale agli antichi Greci che masticavano la resina degli

Ci sono delle gomme

Ci sono delle gomme

alberi. La gomma da masticare moderna è stata inventata in America da un dentista nel 1869 ed è formata da una gomma base che la rende masticabile a lungo. Oggi è sintetica fatta di plastica, gomma e coloranti, aromi e caucciù. Nella mescolatura viene aggiunto lo sciroppo di glucosio che aiuta a mantenere morbida la gomma base e poi viene aggiunto il destrosio un dolcificante in polvere: un simile uso del caucciù era fatto anche dai Maya. Oggi, dopo la mescolatura, la gomma va in una camera di raffreddamento per 15minuti, perché sennò si attaccherebbe alla carta e viene incartata. Vengono prodotti circa  900pezzi di gomma da masticare al minuto.

Gli psicologi hanno scoperto che la gomma da masticare può aiutare la memoria, infatti è stato condotto un esperimento su due gruppi di persone che dovevano sostenere lo stesso esame:  ad un gruppo sono state state delle gomme da masticare e all’altro no. Alla fine si è visto che il risultato migliore del test è stato quello del  gruppo che ha masticato le gomme. Le gomme da masticare riducono lo stress mentale perché è stato testato che gli studenti che le masticano durante gli esami sono più attenti e concentrati. Le gomme da masticare, inoltre, contribuiscono a perdere peso poi che la gomma ha poche calorie ed è uno spezza fame ideale; l’azione di masticare  e il sapore aiutano a togliere la voglia di mangiare altre cose ad alto contenuto di calorie e grassi. Possono migliorare la digestione se le si masticano dopo  un pasto, perché aiutano a mantenere gli acidi digestivi nello stomaco.

 

Giulia e Juliette

 

 

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AdminSapete davvero cosa state masticando?

Il gemellaggio

Succede tante volte che alcune classi decidano di fare un gemellaggio, ma vediamo di cosa si tratta.

Due o più classi si scrivono attraverso e-mail, si scambiano informazioni su cosa succede a scuola, sulle attività che svolgono, sulle varie attività didattiche.

Porta un vantaggio fare corrispondenza con scuole di un altra nazione rispetto alla propria: si apprende una lingua straniera, si conoscono nuove culture e si sa cosa succede in un’altra scuola rispetto alla tua.

Questi gemellaggi vengono organizzati da diverse associazioni, che si occupano

Il gemellaggio fra i diversi paesi

Il gemellaggio fra i diversi paesi

di scegliere la  scuola e di come far arrivare una delle due scuole nell’altro paese.

Facendo un gemellaggio spesso gli allievi di una scuola vanno nella città dell’altra per visitarla, vedere e conoscere meglio gli studenti con cui hanno parlato via e-mail.

Per questo motivo spesso la scuola che fa visita all’altra viene accolta in un modo particolare: ad esempio deve affrontare una caccia al tesoro nella città per visitarla e scoprire tutti i suoi monumenti. La caccia al tesoro è organizzata dagli alunni dell’altra scuola, quella con cui fanno corrispondenza.

Altre volte, invece succede che gli alunni delle due scuole si scambino di città,ogni studente sta per il tempo della gita con la famiglia di un ragazzo dell’altra scuola e viceversa, così da far conoscere a entrambi la diversa città e scuola.

Questa attività serve per conoscere altre persone, apprendere diversi stili di vita, sapere cosa fa una classe come la tua in un altra città o paese, apprendere un’altra lingua.

 

Proprio nella nostra scuola viene praticata la corrispondenza con scuole straniere, i ragazzi di seconda e terza media hanno fatto un gemellaggio con altre classi di una scuola francese.

Un po’ di giorni fa queste classi francesi sono venute a trovarci a Firenze, poco dopo arrivati hanno fatto la caccia al tesoro per Firenze, dopo i ragazzi della nostra scuola hanno suonato un concerto in loro onore, con le canzoni imparate nell’ora di musica.

Tante cose avranno fatto ancora insieme, chi sa cosa?

Frida I media

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AdminIl gemellaggio

La raccolta differenziata

Riguardo alla gestione dei rifiuti complessivamente c’è stato un miglioramento in Europa, ma e’ necessario accelerare per evitare eccessivo inquinamento. In Italia la raccolta differenziata si piazza al 35%, una percentuale ancora lontana dal 65% che è l’obbligo di legge.
Nella raccolta differenziata ognuno di noi, nessuno escluso, è protagonista di piccole azioni apparentemente insignificanti ma che hanno in realtà grandi conseguenze per la salute del nostro pianeta.
I rifiuti indifferenziati o sono accumulati nelle discariche oppure sono distrutti negli inceneritori o nei termovalorizzatori.

Le discariche provocano inquinamento del suolo, delle falde acquifere. Gli inceneritori e i termovalorizzatori provocano inquinamento dell’aria. Al contrario i rifiuti differenziati e riciclati sono usati come materia prima in tante industrie permettendo così di risparmiare molte risorse naturali come gli alberi, l’acqua ecc. ecc. il Comune di Firenze ha installato cassonetti per la raccolta differenziata dei rifiuti: il cittadino ora può e deve differenziare la carta e il cartone, la plastica, il

Cartellone rappresentante  gli oggetti che si possono riciclare

Cartellone rappresentante gli oggetti che si possono riciclare

vetro e i rifiuti organici.

Quindi per vincere questa sorta di sfida è necessario che ognuno di noi si prenda le proprie responsabilità ed esegua correttamente la raccolta differenziata di tutti i rifiuti che produce ogni giorno.
Dall’anno scolastico 2007-2008 la nostra scuola è diventata un eco-tappa perchè ha al suo interno dei contenitori dove si possono riciclare le pile usate, i piccoli elettrodomestici, i farmaci scaduti, gli inchiostri e i toner per le stampanti.
Si spera che arriverà anche un recipiente per raccogliere l’olio usato per fare ad esempio lubrificanti per le automobili.

David I media

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AdminLa raccolta differenziata

L’inquinamento

Se dovessi descrivere come si comporta l’uomo con l’ambiente, lo definirei senza cervello!L’inquinamento è presente ovunque, l’animale più inquinante del pianeta Terra è proprio l’uomo, perché quasi tutte le attività che pratica sono inquinanti, per il mare, per la terra e per l’aria.

L’inquinamento è un pericolo mortale per noi uomini e per qualunque specie vivente, per questo è importante contribuire a fare il massimo per inquinare ancora meno. Per questo motivo abbiamo fatto una ricerca chiedendo ad alcune persone come partecipano a far diminuire l’inquinamento, è venuto fuori che molte persone non ci contribuiscono. Faremo  alcuni esempi di come alcune persone contribuiscono a inquinare di meno: per esempio, dopo aver usato l’olio, lo mettono in una bottiglia vuota e poi lo buttano nella raccolta differenziata. La plastica, la carta, il vetro ecc. vanno messi ognuno nei contenitori appositi messi a disposizione da aziende come il Quadrifoglio.

Naufragio di una petroliera

Naufragio di una petroliera

Il mare ogni anno viene inquinato tantissimo. Nel Mar Mediterraneo, che contiene il 20% del traffico di navi che trasportano il petrolio in tutto il resto del mondo, ogni anno passano circa 635000 navi. Inoltre questo mare è circondato da molte terre perciò è soggetto all’inquinamento. L’inquinamento del mare è causato principalmente dalle petroliere che facendo un naufragio, provocano l’apertura di una falla che fa uscire il petrolio nel mare. Inoltre un’altro fattore di inquinamento è quello della pulizia dei contenitori che contengono il petrolio prima di essere lavorato, infatti queste vengono lavate nel mare così rilasciano petrolio e altre sostanze. Ritornando ai naufragi delle petroliere fra questi ci sono due casi importanti da ricordare: il primo è avvenuto nel 1985 tra San Alessio e lo Stretto di Messina dove due petroliere, in una mattina piena di nebbia, si scontrarono provocando una riuscita di 500 litri di petrolio; il secondo avvenne nel 1991 quando il traghetto Agip dell’Abruzzo e il traghetto Moby di Livorno fecero un incidente, causando la morte di 140 persone e la fuoriuscita di 300000 litri circa di petrolio. Come sappiamo la gravità dell’inquinamento incide sulla morte di tanti pesci e vegetali e provoca l’impossibilità di fare il bagno nel mare.

Per questo pensiamo che bisognerebbe utilizzare di più la bici, usare le macchine elettriche e inquinare il meno possibile.

 

Neri e Andrea I media

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AdminL’inquinamento

Opere in fil di ferro

Alexander Calder (Lawton, 22 luglio 1898 – New York, 11 novembre 1976) è stato uno scultore statunitense. È famoso per l’invenzione di grandi sculture di arte cinetica chiamate mobili. Oltre alle opere di scultura, mobile e stabile,

rappresentazione del portiere Viviano della Fiorentina realizzata con il fil di ferro

rappresentazione del portiere Viviano della Fiorentina realizzata con il fil di ferro

Alexander Calder si dedicò anche alla pittura, alle litografie e alla progettazione di giocattoli, arazzi e tappeti.
Negli open learning del venerdì alcuni ragazzi di prima media e di quinta stanno costruendo delle statuette con il fil di ferro, ispirandosi alle opere di Calder. Molti dei ragazzi hanno vestito con delle stoffe i loro personaggi. C’è chi ha costruito delle signore con dei vestiti molto colorati e qualcuno ha “decorato” i propri personaggi con dei capelli come riccioli o treccine. Ogni bambino/a ha accompagnato la sua costruzione con un animaletto. La maggior parte degli “accompagnatori” sono cagnolini ma Iris ha avuto l’originale idea di costruire un piccolo ragno che possa fare “compagnia” alla sua ragazza di fil di ferro. Non è stata, però, solo Iris ad avere un’idea diversa da quella degli altri,

infatti Giulia C. di quinta ha costruito un coniglietto bianco con occhi, rappresentati da due perline, molto belli. Pietro A. ha costruito Viviano, il portiere della Fiorentina che è accompagnato da un cagnolino che probabilmente sta facendo il tifo per il suo padrone.

Quando i ragazzi avranno finito le loro statuette di fil di ferro, le attaccheranno su un piedistallo di legno al quale attaccheranno il titolo della loro “opera” che però non sanno ancora dove scrivere. Questa attività interessante è gestita da Patrizia Santangelo, l’insegnante di Educazione Artistica della nostra scuola.

 

Emma G. I media

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AdminOpere in fil di ferro

L’abbandono dei cani

C’è un problema ed è quello del l’abbandono dei cani. Infatti i cani abbandonati in Italia sono più di 600.000. Per capire l’origine di questo problema e gli aspetti ad esso collegati, abbiamo invitato in classe, il 26/02/2013, un’operatrice volontaria che si occupa di cani abbandonati: la sig.ra Cristina Rossi, infermiera che si dedica nel tempo libero a questa attività..

Cristina Rossi che ci racconta come e perchè i cani vengono abbandonati

Cristina Rossi che ci racconta come e perchè i cani vengono abbandonati

Spesso i cani vengono presi da qualcuno che non è ancora “pronto” per tenerli, cioè non ha la consapevolezza di cosa voglia dire tenere un cane e delle responsabilità e dell’impegno che questa decisione comporta.

Così quando poi le persone si rendono conto che avere un cane comporta un  impegno nascono i problemi.

Quando, ad esempio, le persone devono andare in vacanza e non possono o non vogliono portare il cane con sé; quando non sanno a chi lasciarlo e quindi lo abbandonano per strada.

Una situazione abbastanza comune è che i nuovi padroni si trovino davanti ad cagnolino non bene educato, cioè che fa le cose che non deve fare (rompe le cose, fa i bisogni dove non deve farli…) e il padrone non ha la pazienza di trovare una soluzione con l’aiuto delle persone esperte, ma decide di liberarsi del cane. Per questo tipo di problemi invece esistono degli educatori o addestratori cinofili che andrebbero consultati perché conoscono le modalità adatte per dare le buone abitudini ai cani e farsi obbedire.

In questi casi alcuni padroni un po’ incapaci fanno di peggio: maltrattano i cani e alla fine li lasciano al freddo o senza cibo né acqua per punizione. Invece dobbiamo voler bene ai cani quando li prendiamo perché loro ne vogliono molto a noi, anche se li maltrattiamo restano sempre molto affezionati.

A volte i cani vengono abbandonati senza un motivo preciso: li lasciamo anche perché non li vogliamo più, cioè all’inizio vogliamo prendere un cane però poi non ci piace più, ci stufiamo.

Un altro fattore è che nascono troppi cuccioli. L’eccessiva nascita dei cani é dovuta all’inconsapevolezza dei padroni, che non pensano che i propri cani potrebbero avere delle relazioni con altri simili e così fare dei cuccioli a loro insaputa.

Il problema più grande è che i cani a differenza degli umani non fanno un figlio alla volta, ma ne fanno anche dieci o dodici.

Tenere tanti cuccioli è un’enorme difficoltà, comporta un grosso costo, un impegno continuo e un grande spazio; è per questo che molti cuccioli, se non trovano un nuovo padrone, vengono lasciati soli.

I padroni della cucciolata spesso non riescono a trovare in tempo una nuova famiglia per tutti i cuccioli e, non potendo tenerli tutti, così li abbandonano.

L’ abbandono dei cuccioli “contribuisce” al riempimento dei canili.

Per questo viene consigliata la sterilizzazione dei propri cani.

Altre motivi che inducono dei padroni sconsiderati ad abbandonare i propri animali possono essere l’insorgenza di improvvise allergie, la nascita di figli, il cambio di casa oppure malattie degli stessi animali che richiedono cure costose.

Se vi capitasse di trovare un animale abbandonato per strada non ignoratelo come fanno molte persone, soccorretelo e portatelo ad un rifugio per cani o per animali senza padrone, dove gli addetti se ne prenderanno cura e gli offriranno un posto per ripararsi dalla pioggia e cure mediche.

Si possono commettere molti errori per avere un cane. Il primo è quello di andare in un negozio per comperarlo quando ce ne sono molti abbandonati che devono trovare una famiglia, un padrone. Spesso questo è dovuto al fatto che vogliamo il “cucciolo” perché ci piace di più. Non è detto però che non si trovino cani nati da poco anche nei canili e non è detto che il cane giusto per noi debba essere proprio un cucciolo. L’importante è trovare quello adatto.

Cristina Rossi infatti ci ha detto che lei il suo primo cane (Cornelia) lo ha preso anche lei al negozio e poi con il tempo si è accorta che è uno sbagli;, ne ha trovato poi un altro da aiutare perché cieco (Quirino) che gli è molto, molto riconoscente ed ora sono tutti felici.

Quindi noi dovremmo cercare di andare nei canili a cercare il nostro cane, dobbiamo esserne responsabili. Così spopoliamo i canili da cani abbandonati, perché i canili sono prima di tutto un luogo dove i cani non possono stare molto bene in quanto hanno pochissimo spazio a testa, in quanto non hanno un prato dove correre, non hanno qualcuno che li porti tutti i giorni a fare una sana passeggiata (alcuni di loro si vede che hanno le unghie lunghe perché non camminano mai) e sono un costo per la società.

 

cane abbandonato sul ciglio dell'autostrada

cane abbandonato sul ciglio dell’autostrada

Dagli appunti di Giulia, Juliette, Rebecca, Tommaso e Filippo G.

A cura di Cinzia Mondini

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AdminL’abbandono dei cani

Virtuale ci piace…ma reale di più!

La corrispondenza tra scuole nell’era di Internet e dei social network europei.

 

Je m’appelle Amélie, j’aime bien lire, sortir et faire du roller.. Mi chiamo Wondy e i miei capelli sono molto ricci e nerissimi…Sono Laura e preferisco spada e scudo a bambole e trucco!

Je m’appelle Luciano.., je n’aime pas le football et la salade..

Così è cominciata l’avventura di corrispondenza internazionale tra gli alunni di terza media di Scuola Città Pestalozzi e quelli del College Schuman di Reims. « Noi ed i ragazzi francesi abbiamo composto un profilo personale e lo abbiamo inviato insieme ad una fotografia anonima. Poi ci siamo riconosciuti e da lì è partita la corrispondenza » racconta Ginevra. Tutto è stato possibile grazie alle nuove tecnologie (Pestalozzi è una scuola 2.0) e alla piattaforma Etwinning che dà modo di sviluppare progetti virtuali in Europa. Dice Daniele:  « Ciò permette ai ragazzi di socializzare e scambiarsi le diverse culture e usanze ». Il portale

Logo e-twinning

Logo e-twinning

(www.etwinning.net) è il principale punto d’incontro delle attività. «E’ cominciato un percorso di conoscenza che speriamo diventi un’ amicizia» dicono alcuni ragazzi in chat. Per favorire argomenti di discussione, italiani e francesi hanno raccontato la scuola, il quartiere, le tradizioni popolari, i personaggi famosi della città, i monumenti ed i luoghi d’interesse culturale. Così, scambiandosi presentazioni in lingua hanno cominciato a far conoscere le realtà in cui vivono. «Spesso abbiamo trovato difficoltà a comunicare perché è difficile esprimersi correttamente nella lingua francese» dicono Miqueias e Daniele. Ma…sorpresa! Il progetto non si limita allo scambio virtuale. I ragazzi francesi saranno ospiti di Scuola-città proprio oggi (!) per cui la classe (insieme ai ragazzi di seconda media, che li ospiteranno a lungo il prossimo anno) ha organizzato un vero e proprio comitato di accoglienza.

Ragazzo che guarda il mondo reale attraverso Google Earth

Ragazzo che guarda il mondo reale attraverso Google Earth

« Con uno spettacolo li accoglieremo/ Tante cose noi faremo. Con monaci e monasteri/ E non pochi bei misteri. Orsù sedetevi e ascoltate .. » dicono gli alunni/attori. Ma precisano Leonardo e Francesco: « Ci eravamo distribuiti i ruoli, poi la triste notizia: lo spettacolo è annullato… ma abbiamo deciso di continuare lo stesso. » Il coro e l’orchestra hanno preparato (e suoneranno!) 2 pezzi: “Vois sur ton chemin” e “Vanità di vanità”. « Monica ha insegnato a ciascun gruppo per circa 3 mesi, poi negli ultimi incontri abbiamo unito tutto e creato una grande orchestra. Abbiamo provato tante e tante volte e adesso siamo pronti” raccontano Lorenzo Michelangelo e Mira. Laura ha lavorato nel gruppo caccia al tesoro: ” Sarà divertente ed impegnativa.”

Spero che si possa continuare questo progetto e che si possa diffondere nella maggior parte delle scuole … Credo di aver dato un contributo nel gruppo…Ci  siamo  aiutati per risolvere ogni problema, per  imparare ad  usare la rete… Ho dato molto del mio tempo, molto impegno e partecipazione: ma non credo di aver ancora ricevuto niente… Ho lavorato con attenzione cercando sinonimi per facilitare la lettura dei francesi…Il portale non l’abbiamo usato al meglio, le mail dei ragazzi francesi erano noiose, banali, ci salutavamo a vicenda e basta…E’ stato diverso per un anno fare dei lavori per qualcuno, mi ha dato più soddisfazione e

Ragazzi che navigano attraverso un iPad

Ragazzi che navigano attraverso un iPad

voglia di fare ancora…E’ stato un modo diverso di interagire con altre persone del mondo…Penso che questa attività sia stata piacevole ma da migliorare. Anche la chat era mal funzionante, ma in fin dei conti loro verranno qui, ed è questo che importa, basta tecnologia…Le lettere che inviamo ai francesi sono un po’ banali, una specie di botta e risposta di “salut” e “ciao”…Ho imparato a comunicare in modo consapevole e gentile, perché con le persone sconosciute non ci si comporta in modo maleducato… Ero molto emozionato, l’idea della corrispondenza non era affatto male ma il sito del twin space equivaleva ad un labirinto… Facendo questo lavoro ho imparato a lavorare in gruppo ma non solo, ora riesco meglio in francese e in inglese…

3 MEDIA

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AdminVirtuale ci piace…ma reale di più!

Intervista a Giulio Levi

La nostra classe, la quinta elementare, ha fatto un’intervista ad uno scrittore italiano- ebreo che scrive libri per ragazzi, Giulio Levi.

Giulio Levi è nato a Firenze nel 1937, è sposato, ha due figli e tre nipoti. Risiede a

Lo scrittore Giulio Levi mentre risponde alle domande degli alunni di 5 elementare.

Lo scrittore Giulio Levi mentre risponde alle domande degli alunni di 5 elementare.

Roma dal 1967. Ha studiato a Firenze (maturità classica, laurea in medicina, specializzazione in neuropsichiatria, libera docenza in biochimica) e dal 1963 ha svolto attività di ricerca nel campo della neurobiologia e della fisiopatologia del sistema nervoso a Firenze, New York e Roma. Già Direttore del Laboratorio di Fisiopatologia dell’Istituto Superiore di Sanità, Roma, è in pensione dal 2003. E’ stato Membro (1993-1996) del Consiglio Scientifico della Enciclopedia dei Ragazzi dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana (Treccani), alla quale ha collaborato anche come autore. Attualmente è Direttore scientifico della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla.

Ecco l’intervista che gli abbiamo fatto noi bambini, quando è venuto a trovarci a scuola il 07 Febbraio 2013.

Quando si è accorto di avere voglia di fare lo scrittore? Quando ha scritto il suo primo libro e da quanto fa lo scrittore?

Mi sono accorto di voler scrivere tardi, ripensando alle storie che raccontavo ai miei figli da piccoli. Il primo libro uscito in libreria, pochi anni fa, è Venditempo. Ho scritto una quindicina di libri.

A cosa si ispira per scrivere un libro?

Ogni scrittore ha un modo suo per trovare le idee, il mio modo è spesso quello di partire dal mondo che mi circonda.

Che tipi di libri ha scritto? Quale genere di libro le piace di più scrivere?

Nelle mie storie non ci sono mai fate, orchi…i miei libri fanno  sempre riferimento alla realtà anche se nelle storie ci sono dei paradossi, delle cose ‘assurde’.

Quando non ha nessuna idea per scrivere, come fa?

Io mi diverto molto a scrivere se ho un’idea carina, ma le idee non mi vengono tutti i giorni. Mi arrabbio quando non ho idee. A volte ho un’ idea piccola e la lascio lì in attesa che cresca e si sviluppi. Vi dico un’idea che potete sviluppare voi.. Non tutti gli animali vedono le stesse cose, gli stessi colori ... Potrei scrivere una storia su questo.. Un bambino incontra un animale poi altri ancora e ognuno gli racconta quello che vede; il bambino aveva litigato con la mamma ed era uscito di casa sperando di incontrare una mamma diversa, invece incontra vari animali.

Quali caratteristiche deve avere un’idea per scriverci un libro?

Un’idea per essere buona da scriverci un libro, deve essere originale, non scopiazzata. Chi scrive deve sapere bene l’italiano: cioè conoscere tante parole, tanti sinonimi per dire la stessa cosa, ci vuole la grammatica, la coniugazione dei verbi, la scrittura deve essere chiara, chi legge deve capire tutto.

Quanto ci mette per scrivere un libro?

Posso scrivere un racconto breve in 2-3 giorni, ma dopo un po’ lo rileggo per correggerlo; per un libro posso metterci qualche mese.

È stato difficile scappare da Firenze durante la guerra?

Io ero un bambino quando sono fuggito da Firenze nel 1940, avevo tre anni. Prima sono scappato in campagna; io andavo dietro ai miei genitori, non avevo la percezione esatta del perché dei continui spostamenti, della paura che avevano gli adulti. A volte i miei genitori mi raccontavano cose non vere per risparmiarmi una realtà troppo dura e difficile da capire.

Si è mai chiesto perché hanno perseguitato gli ebrei?

Perché sono avvenuti la persecuzione e lo sterminio degli ebrei? Me lo sono chiesto, come hanno fatto tante altre persone. Questa cosa ha le radici in una storia molto antica. In quel caso particolare la prima causa fu la follia di Hitler e la follia di chi lo ha seguito. Le condizioni economiche della Germania, dopo la prima guerra mondiale, erano brutte e bisognava trovare un colpevole di questa situazione. È stata data la colpa agli Ebrei. È solo un pezzetto di risposta. Il cattivo non era solo Hitler, molti l’hanno seguito, poi anche gli italiani. È molto difficile dare una spiegazione completa, ce lo chiediamo ancora.

C’erano molti campi di concentramento e sterminio. C’era anche la Risiera di San Sabba in Italia.

Quando lei era piccolo si rendeva conto della situazione?

Ci sono stati dei momenti in cui mi sono reso conto che c’era pericolo, ma non ho mai capito completamente la situazione. La paura maggiore, quando siamo scappati, ce l’avevano i miei genitori. Siamo stati presi dai soldati svizzeri e prima di accorgerci che non erano tedeschi mi sono spaventato.

Quando tempo ha passato nel campo di recupero? Come era l’ambiente nel campo?

In Svizzera sono stato in tre campi, circa tre quattro mesi, poi io e mia sorella siamo stati messi in famiglia, io a Lucerna, mia sorella a Zurigo. Era l’inizio del 44, avevo circa 6 anni. I miei genitori e noi prima eravamo in campi di raccolta, ad un certo punto la Croce Rossa svizzera ha proposto di mandarci in famiglia. Saremmo andati a scuola ed avremmo avuto una vita più normale. Anche se la separazione dai genitori non era certo facile. Vivere con sconosciuti in così tenera età era molto complicato. Soprattutto la cosa difficile era leggere in ebraico, poiché vivevamo in una famiglia molto religiosa. Stavo addirittura dimenticando l’italiano. Scrivevo ai miei genitori, ma queste lettere erano piene di errori. La mamma si é scocciata e rimandava le lettere corrette. Nelle ultime lettere i miei genitori mi fecero capire che l’Italia stava per essere liberata e quindi saremo potuti ritornare presto.

Lá potevamo giocare con giochi ‘di recupero’ come patate scartate, bottoni…

Prima di scappare dall’Italia, noi ebrei non potevamo andare nelle scuole pubbliche, quindi io ho fatto una specie di prima elementare solo per ebrei, organizzata dai genitori.

Al suo ritorno dal capo come è stato accolto?

Alla fine della guerra, quando siamo tornati in Italia, siamo stati accolti bene, ma mio padre non ha potuto tornare a lavorare al Mayer dove era pediatra, perché il suo posto era stato occupato da un non ebreo. Io ero ancora piccolo per capire. Io con mia sorella parlavo in tedesco, ma dopo due settimane ho smesso.

Quanti libri che ha scritto sono ispirati alla sua vita?

Solo il libro Gioele si è ispirato alla mia esperienza di fuga.

Io avevo dei ricordi, ma frammentari, come fotografie staccate l’una dall’altra. Mi servivano i ricordi della mia mamma; le ho fatto un’intervista pochi anni fa, lei aveva conservato alcune delle lettere che ci eravamo scritti.

La Svizzera ha un archivio federale dove vengono conservati documenti. Mi sono fatto mandare molti documenti relativi a tutti i componenti della mia famiglia, in cui erano descritti molti fatti.

Molte persone che sono ritornate dai campi per molti anni non hanno più parlato della loro esperienza. Nella mia famiglia non si è mai parlato di questo, dei parenti morti nei campi.

Nel rivivere i miei ricordi scrivendo il libro di Gioele mi ha colpito ripensare a come dovevano aver vissuto quel periodo i miei genitori.

classe 5

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AdminIntervista a Giulio Levi