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Shahbaz Bhatti: un martire dei nostri tempi

2 marzo di un anno fa, Islamabad. Per Shahbaz era una giornata come altre e come al solito si stava recando al lavoro, non sapeva ancora che quel giorno un fatto imprevedibile avrebbe spezzato la solita routine, anzi la sua vita. Salì in macchina, come aveva già fatto un milione di volte, ma quella fu l’ultima.
All’improvviso sbucarono fuori un gruppo di uomini armati, i cui intenti erano ovvi: fare vendetta. Vendicarsi di cosa? Della sua dissidenza nei confronti della legge sulla blasfemia in vigore in Pakistan ancora oggi, delle sue idee di cambiamento nei confronti di una tradizione rigida e violenta. Fu assassinato con trenta colpi di arma da fuoco.
Shahbaz era un ministro per le minoranze del governo pakistano, era un cattolico, l’unico cattolico in mezzo a tanti musulmani; lottava affinché chiunque, a prescindere dalla religione, potesse vivere in pace e armonia con tutti.
Una delle leggi che Shahbaz voleva cambiare era appunto quella sulla blasfemia, la quale prevede che chiunque bestemmi venga condannato a morte e spesso questa legge viene ingiustamente usata contro i cristiani, come nel caso di Asia Bibi: una giovane donna cristiana pakistana, che ancora oggi rischia la vita per la sua fede. Facile incorrere nell’accusa di bestemmia per un cristiano che afferma cose diverse dalla religione musulmana.
Vogliamo in questo mese di marzo commemorare la morte di Shahbaz e il sacrificio che lui ha fatto per rendere il Pakistan un posto un po’ migliore anche se ancora c’è tanta strada da fare per rendere pacifica la convivenza tra uomini di culture e religioni diverse.
Niccolò

Shahbaz Bhatti: un martire dei nostri tempi
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