Scuola Primaria Don Minzoni. Classi 3A e 3D

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PASQUA

Dall’uovo di pasqua

IMG_1442DalL’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado, mi metto in viaggio
porto a tutti un grande messaggio”.
E volteggiando di qua e di là
attraversando paesi e città
ha scritto sui muri nel cielo e per terra:
“Viva la Pace abbasso la guerra!!!”IMG_1440

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AdminPASQUA

FILASTROCCA DELLA TERZA “A”

 

La nostra classe è la terza AWP_20150202_11_48_22_Pro (1)

e ci piace stare qua!

Siamo tutti divertenti

ma a volte disattenti

c’è chi fa il monello

e chi gioca con il pennarello,

c’è chi parla con la maestra

e  chi guarda fuori dalla finestra.

Quando vogliamo siamo svegli e attenti

ma quando non vogliamo siamo molto disubbidienti.

Siamo molto birichini

Ma,a volte, anche precisini.

Quando inizia  la  lezione

Tutti  ascoltano  con attenzione!

Studiamo  volentieri  italiano  e  storia …

A volte anche a memoria !

Matematica ,scienze e geografia

Studiam sempre in allegria!

Le maestre son meravigliose

E insieme trascorriam giornate favolose!

Siamo tutti molto simpatici

E insieme facciamo giochi acrobatici.

Su raggiungici in giardino:

“Vuoi giocare a nascondino”?

Ma quando è l’ora della campanella

Tutti di corsa a fare la cartella.

Siamo bravi più che mai

E la nostra amicizia non finirà mai.

Ci vogliamo molto bene

E ci piace stare insieme!!!

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AdminFILASTROCCA DELLA TERZA “A”

IL CICLO DELL’ACQUA

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Per effetto del calore del sole, l’acqua evapora da mari ed oceani. Il vapore acqueo sale verso l’alto ed arriva negli strati più alti dell’atmosfera,dove si raffredda e si condensa in nuvole.A questo punto l’acqua cade, sulla Terra, sotto forma di pioggia, neve o grandine; quest’acqua riempie di nuovo, fiumi, laghi, mari ed oceani. Una parte della pioggia e delle altre precipitazioni viene assorbita dalle piante ed un’altra parte si raccoglie nelle falde acquifere sotterrane. Ma il sole non smette mai di scaldare l’acqua e di farla evaporare, così il ciclo ricomincia e prosegue all’infinito. Il CICLO DELL’ACQUA è importantissimo, perché ci permette di avere sempre acqua a disposizione, se non la sprechiamo o sporchiamo.

 

 

 

 

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AdminIL CICLO DELL’ACQUA

SAN MARTINO (Giosuè Carducci)

Prosa della poesia San Martino di Giosuè Carducci.

La nebbia, come una lieve pioggerellina, risale per le colline che sono rese ispide, acuminate dalle piante ormai prive di fogliame ( perché gli alberi in autunno sono spogli e scheletrici ).

Il mare è in burrasca perché è spinto dal vento freddo di nord-ovest ( maestrale ); è bianco di spuma, rumoreggia quando si infrange sulla scogliera ( il poeta dice che il mare urla quasi come fosse una persona).

Ma ( quel ma vuol dire “al contrario”; il poeta vuole sottolineare la differenza fra il paesaggio triste di prima e il borgo che invece è vivace e attivo) per le vie del piccolo paese contadino ( Bolgheri  il paese dell’infanzia di Carducci ) si diffonde l’odore un po’ aspro del vino nuovo che esce dai tini dove fermenta il mosto ( ribollir dei tini = l’uva messa nei tini diventa mosto secondo il processo chimico in cui in pratica bolle per poi diventare vino). Sentendo questo odore i cuori della gente ( anime = gente ) si rallegrano pensando al vino nuovo e alla festa che si farà ( il poeta usa delle parole che contengono la R perché il suono fa venire in mente un timbro festoso, un ritmo, quasi fossero tamburi ).

Sulla brace del focolare scoppiettano le gocce di grasso che cadono dallo spiedo su cui cuoce la cacciagione ; e il cacciatore se ne sta in piedi sull’uscio e fischietta ( perché è un momento di tranquillità e si sente rilassato ).

Il cacciatore guarda intensamente stormi di uccelli che, a contrasto con le nuvole un po’ rosse per la luce del tramonto, sembrano neri. Questi uccelli stanno migrando, cioè se ne vanno in altri paesi lontani. Il cacciatore vorrebbe che come quegli uccelli, anche i suoi brutti pensieri e le preoccupazioni ( uccelli neri ) sparissero, se ne andassero via lontani senza poter tornare (esilio ).

San Martino

La nebbia agli irti colliIMG-20150226-WA0022
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
urla e biancheggia il mare;

 

 

 

IMG-20150226-WA0023Ma per le vie del borgo
Dal ribollir dè tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.

 

 

 

Gira sù ceppi accesiIMG-20150226-WA0024
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar

 

 

 

 

IMG-20150226-WA0025Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,

Nel vespero migrar.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-18182>

 

 

 

 

 

SIGNIFICATO DELLA POESIA “SAN MARTINO” DI GIOSUÉ CARDUCCI

In questa poesia del 1883, il poeta vuol sottolineare il contrasto tra l’atmosfera allegra del borgo e il suono del mare in tempesta. Il mare simboleggia l’inquietudine, l’agitazione e i brutti periodi della vita. A mano a mano che con fatica si sale in cima al colle, il rumore del mare in tempesta si allontana e la nebbia si dirada: questa immagine significa che è difficile distaccarsi ( la salita faticosa ) dalla agitazione della vita e dai brutti pensieri ( il mare agitato). La nebbia vela la realtà e non ci fa capire cosa veramente vogliamo; ma con un po’ di sforzo (salendo ) ci possiamo allontanare dalle cose brutte e allora anche la nebbia si dirada e riusciamo a vedere chiaramente quello che vorremo :  il borgo, dove c’è tranquillità e pace e dove il rumore del mare è ormai lontano. A tutti piacerebbe stare tranquilli e rilassati (il borgo ) lontani dai brutti pensieri ( il mare ), ma finchè non faremo un po’ di fatica ( salire ) non riusciremo a capire ( la nebbia ) che potremmo stare meglio.

Gli odori del vino, della carne che cuoce, i rumori dello spiedo che scoppietta, del fischiettare del cacciatore e il rumore del vino che bolle nelle botti sono tutti segnali di pace e di tranquillità contrapposti alla furia del vento che agita il mare dell’esistenza umana.

Ma si sa che è una pace che durerà poco perché si sente ancora lì in basso il mare della vita rumoreggiare ( in un angolino restano i brutti pensieri ) e perché il poeta è ormai vecchio ( il tramonto ) e sa che dopo verrà la notte ( la morte ).

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AdminSAN MARTINO (Giosuè Carducci)

TERZA “D”

Benvenuta terza “D”

evviva la 3d

evviva la 3d

Diciannove tutti belli
giusto un po’ come modelli
e ci piace imparare
anche se vogliam giocare

ci accompagnan le maestre
che per ogni quadrimestre
ci richiaman all’attenzione
per la buona votazione.

E Giulietto cosa fa ?
E’ vivace e baci da;
con la Elena e la Rosetta
ha imparato la corsetta

 

 

A noi alunni tanto piace
prima giocare e poi far pace
specialmente a ricreazione
senza fare abiezione.

Per adesso salutiamo
perchè l’anno concludiamo
Siamo in terza e in quarta andiamo
con tutto ciò che adesso sappiamo.

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AdminTERZA “D”

STARE BENE INSIEME

foto 3Con mio fratello

Un giorno ho litigato con mio fratello Federico, perchè non si può mai dire di no, devo sempre rispettare le sue regole.Abbiamo litigato ma ad un certo punto ci siamo calmati e abbiamo fatto pace.
Al tennis
Una volta ho litigato con un bambino che faceva tennis, mi dava i calci, mi diceva parolacce ed io rispondevo che lui era monello dieci volte più di me!

Al calcio
Un giorno agli allenamenti di calcio, sotto la doccia , un mio amico era sotto l’acqua della doccia e me la lamciava addossi, in più mi tirava anche il sapone, così sono andato a chiamare il mio babbo, e quando è venuto c’era anche la mamma dell’altro bambino. Mio babbo mi disse che dovevo rendergli il favore , nel senso che dovevo dargli noia anche io, è solo che io mi arrabbiai così tanto che gli lanciai il contenitore del sapone e lo attaccai al muro facendogli malissimo.

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AdminSTARE BENE INSIEME

MITI E LEGGENDE

La leggenda della Gonfolina, storia e leggenda sulle rive dell’Arno

Vicino Lastra a Signa esiste un luogo avvolto nella  leggenda. In questo luogo si trova un grosso macigno a testimoniare la storia di questa parte del Valdarno.Si tratta di un monolite informe. La storia narra che Ercole,di ritorno dalla Spagna dopo aver compiuto la decima fatica, si stabilì per un pò in Toscana, diventando re degli Etruschi. Per aiutare gli abitanti della zona Ercole distrusse  la diga naturale che impediva alle acque provenienti dall’ Arno di Firenze di scorrere. Grazie all’intervento di Ercole si creo’ la gola della Gonfolina. Altre leggende sono legate al masso che si trova in questo luogo; si narra che nessuno riesca a distruggerlo, neppure le bombe dei Tedeschi della seconda guerra mondiale. Alcuni raccontano che il luogo sia abitato da fate simili a folletti, da cui il nome di “Masso delle Fate”.

WP_20150311_003La leggenda della facciata del Palazzo Pitti

Nella parte più bassa della facciata, alla sinistra del portone centrale ci sono due pietre diverse da tutte le altre, una lunghissima e una piccolissima.
Si racconta che Luca Pitti, che fece costruire il palazzo, avesse fatto mettere quelle due pietre per simboleggiare la sua potenza, rappresentata dalla pietra più grande, accanto alla debolezza dei suoi avversari, indicata dalla pietra più piccola.

 

 

 

Leggenda Fiorentina

Nel centro storico della mia città c’ è un bellissimo palazzo comunale detto Palazzo Vecchio. Su un lato di questo c’ è una strada chiamata via della Ninna. Molti fiorentini non sanno più perchè si chiami così, ma la leggenda racconta che anticamente per creare la strada fu necessario distruggere una parte della chiesa di san Pier Scheraggio, dove era affrescata una Madona che ninnava Gesù.

La leggenda di Pisa e Firenze

Tantissimo tempo fa fiorentini e pisani non erano amici e ogni  occasione buona per litigare tra  le città di Pisa e Firenze. Un giorno Lorenzo dei Medici disse a Leonardo da Vinci di costruire una diga sull’ arno un pò prima di Pisa ed erano tutti d’accordo.Però Leonardo da Vinci aveva un altro impegno,e le finanze erano calate e così non poterono realizzare il progetto Diga e Arno.

                                           La leggenda dell’ albero di Natale

WP_20150311_004C’ era una volta  nell’antica Germania un boscaiolo. La vigilia di Natale finito il lavoro stava tornando a casa, e all’ improvviso vide un’ immagine meravigliosa: un bellissimo albero pieno di neve dove si riflettevano le stelle del cielo.Tornò a casa e lo raccontò a sua moglie. Per  fargli capire meglio cosa aveva visto, tagliò un piccolo abete e lo addobbò di festoni per simulare la neve e piccole candeline per simulare le stelle. L’albero piacque a tutti gli abitanti del paese e pian piano si diffuse in tutto il mondo l’ usanza dell’albero di Natale.

La leggenda del Duomo

Una leggenda che si racconta riguarda proprio la piazza principale di Firenze, Piazza del Duomo, con la sua enorme cattedrale di Santa Maria del Fiore e il campanile di Giotto. Proprio nella fiancata sinistra della cattedrale, sul cornicione, si può notare una testa di bovino: secondo la storia si tratterebbe di una testa di mucca per rendere omaggio a tutti gli animali che nei secoli sono stati impiegati nella costruzione del Duomo. In pratica, viene utilizzata una mucca per simboleggiare tutti gli animali che, insieme agli uomini, hanno lavorato duramente e hanno sopportato carichi gravosi sulle loro groppe.

La finestra sempre aperta

foto 4In piazza della Santissima Annunziata proprio davanti alla basilica c è un palazzo che ha una finestra sempre aperta. Si tratta di palazzo Grifuni e la finestra in oggetto si trova su lato destro. Il motivo per  cui la finestra sia sempre aperta è legato ad una storia d’ amore a dire il vero molto poco consumata. La moglie di un membro della famiglia Grifuni, poco dopo essersi trasferito nel palazzo, il marito fu chiamato alle armi da cui non tornò più. La moglie era sempre davanti alla finestra con la speranza di veder tornare il suo sposo. Quando la donna morì, la finestra venne chiusa ma cominciarono a manifestarsi strani, per questo la finestra rimane sempre aperta.

La leggenda di re Rachis (Toscana )  

Copia di WP_20150311_001Una mattina Rachis si avventurò, solo, per un sentiero del tutto ignoto e inesplorato gli apparve, tutto ad un tratto, su un cocuzzolo un pò fuori di mano, una cerva meravigliosa. Disperatamente la inseguì, lei avanti e lui dietro. Finchè si trovò in un bellissimo bosco, tutto soffice di erbe e fiori sotto i castagni. Fu appunto sotto il più grosso degli alberi di castagno che la cerva si fermò. Ma subito il castagno sfavillò ed una voce che non si capiva bene da dove venisse. -Non uccidere,- gridò -Non uccidere, oh re,se ti è cara la corona del Regno Celeste – Rachis vide che sul castagno come sopra un trono, c’era un re differente da tutti i re della terra. – Chi sei tu? Chi sei tu? – Mormorava con un filo di voce rimastogli nella gola, Rachis, senza muoversi.- Io sono il re, il dominatore dei dominatori io ti comando o Rachis, di costruire su questo luogo una chiesa in mio onore!- Da quel giorno il re cacciatore si mise addosso un ruvido vestito di saio, si strinse alla vita  una cintura di cuoio e cominciò a scavare le fondamenta intorno al fortunato castagno. Siccome lo stare nelle celluzze di legno non era troppo igienico, pensarono di costruirsi un’abbazia accanto alla chiesa: e l’abbazia nacque grande, meravigliosa!

La leggenda dello scoppio del carro

WP_20150311_010A Firenze il giorno di Pasqua si porta per la città un carro tutto dipinto e ornato che si chiama Brindellone, quando è arrivato davanti al Duomo, gli si da fuoco per farlo scoppiare. la leggenda dice che Pazzo de Pazzi di una ricca famiglia di mercanti Fiorentini andò a Gerusalemme con i crociati e fu il primo a salvare le mura della città. In premio Goffredo di Buglione gli diede il permesso di usare il suo stemma in più gli regalò un pezzetto della pietra del Santo Sepolcro. Pazzo de Pazzi consegnò la pietra al WP_20150311_008priore di Santa Maria Sopra Porta ,che lui il sabato Santo usava per accendere il fuoco benedetto  . In quel giorno, a Gerusalemme con un fuoco simile si accendevano le fiaccole che si chiamavano facelline questa usanza prese piede anche a Firenze. Dopo un pò questo fuoco si portò in processione fino alla cattedrale trasportato su un gran carro, in modo da accendere le facelline in tutta la città.

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WP_20150311_002La leggenda del lago di Misurina

C’era una volta un re che aveva una figlia di nome Misurina, era piccolissima pure avendo motto anni. Misurina era molto dispettosa e capricciosa e quando venne a sapere che esisteva una fata che possedeva uno specchio magico disse al suo babbo di volerlo in tutti i modi. Il re e Misurina andarono dalla fata, le chiesero lo specchio e lei rispose che glielo avrebbe dato, però in cambio il re si doveva trasformare in una montagna e lui per amore della figlia accettò. Il re aveva in braccio Misurina, quando iniziò a trasformarsi, la bambina precipitò e morì, il re dalla disperazione pianse così tanto da formare un lago. Questo lago si trova vicino Cortina.

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AdminMITI E LEGGENDE

FILASTROCCA DELLA PAURA

Nel bel mezzo della notte scura

Ecco senti arrivare la paura.

Nel cielo della tua camera ora il silenzio è sceso

E il più assordante rumore ti giunge inatteso.

Le ombre sulle pareti si trasformano in mostri terribili

Sotto le coperte quelle figure diventano orribili.

Alla porta del tuo cuore lei comincia a bussare

forza , concentrati chiudi  gli occhi e lasciala andare

con calma fai un respiro profondo

gonfia la tua pancia come un pallone intorno al mondo .

Lasciati guidare da pensieri vellutati

fatti cullare da sogni zuccherati .

Inchina poi la testa di qua e di là

Vedrai che la paura presto scomparirà.

 

È ARRIVATO HALLOWEEN

A Halloween le streghe son tornate

tutte mascherate,

gli scheletri si son svegliati

tutti arrabbiati;

mi travesto da vampiro

e spavento chiunque vada in giro.

Le streghe fan miscugli con

pipistrelli e cervelli.

È una notte da paura

ed è molto, molto scura.

O tu mi dai un dolcetto

o ti faccio uno scherzetto.

Tutti sono impauriti

E anche molto sbalorditi!

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AdminFILASTROCCA DELLA PAURA