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No alla vivisezione

La sperimentazione animale o vivisezione è un metodo di ricerca biomedica che si basa su esperimenti fatti su animali vivi e senza fargli l’anestesia. Questi test servono per verificare se farmaci, pesticidi, detersivi, cosmetici e tante altre sostanze che saranno utilizzate dall’uomo, saranno per quest’ultimo efficaci e non tossiche. Questo non è un metodo scientifico che sia in grado di dare risposte esatte e sicure, infatti i risultati non possono essere attendibili al 100% perché ogni specie ha proprie caratteristiche, per cui quello che è dannoso per gli animali, può non esserlo per l’uomo e viceversa. Questo potrebbe portare a scartare cure utili per l’uomo, solo perché sono tossiche per l’animale. Inoltre si può avere uno spreco di tempo e di denaro, poiché dopo aver testato una qualsiasi sostanza su un animale, questa per entrare in commercio deve essere prima testata sull’uomo.
Tutto ciò dimostra che questo metodo di ricerca non è valido, quindi è necessario trovare metodi alternati di ricerca che sono già utilizzati in Europa. Viene da porsi una domanda: “Perché non si cercano e applicano nuove metodologie?”. Le risposte sono varie:

– non voler un cambiamento culturale;

– per interessi personali dei ricercatori, infatti basta modificare un minimo elemento di una precedente sperimentazione, per dimostrare sul curriculum di aver partecipato a più ricerche;

– per interessi economici, infatti, come già detto, dopo quella animale, sarà necessaria una successiva sperimentazione sull’uomo.

L’unica cosa certa è che questo metodo comporta atroci sofferenze per gli animali. Un esempio è dato da quello che un gruppo di attivisti della LAV (http://www.lav.it) ha scoperto a Green Hill. Quest’ultima è un azienda che alleva cani Beagle solo per destinarli ai laboratori di vivisezione sparsi nel mondo. Questi sono animali nati solo per morire, dopo aver subito maltrattamenti e sopportato grandi sofferenze. Infatti, gli uomini della LAV, entrando non si sono trovati davanti ad un allevamento di cani, ma un vero e proprio lager. Tenevano gli animali chiusi in capannoni, in piccoli recinti sporchi, tutti ammassati e in ambienti dove c’era molta umidità e caldo, mancava la luce del sole e gli animali non erano liberi di muoversi in spazi aperti. Inoltre c’era un solo veterinario che si occupava di migliaia di cani, per cui non riusciva a dare adeguate cure e in molti casi, quando un animale si ammalava, anche se si poteva curare, veniva ucciso solo perché non serviva più per la sperimentazione; il cane veniva soppresso senza una vera necessità, se non quella puramente economica; così infatti si riducevano i costi.

Dopo essere stati liberati, i Beagle sono stati donati a varie famiglie che si spera possano prendersi cura di loro con tanta pazienza e amore; tutte cose che, da quando sono nati, non hanno mai conosciuto. La Procura di Brescia ha condannato i responsabili e il veterinario di Green Hill per maltrattamenti e uccisione di animali destinati alla sperimentazione.

A livello giuridico sono stati fatti passi avanti contro la vivisezione grazie ad una legge del 1992: tale norma stabilisce che si deve garantire benessere e assicurare libertà di movimento, alimentazione e cure adeguate, allo scopo di soddisfare i bisogni fisiologici e comportamentali degli animali, attraverso controlli quotidiani. Un’altra legge fondamentale è quella del 2014 che vieta l’allevamento di animali per destinarli alla sperimentazione.

L’esito del processo a Green Hill ancora non è noto; grazie a quest’ultima legge comunque, la struttura non potrà riaprire. La chiusura del canile-lager è stata una vittoria di chi combatte da anni contro questa pratica, scontrandosi con i forti interessi che le varie multinazionali hanno nel commercio di animali e tutte le attività associate. Questa forma di sperimentazione è ancora diffusa e ci vorrebbe l’impegno di tutti affinché  venga definitivamente abbandonata, evitando agli animali di subire ogni sorta di sofferenza e maltrattamento

a cura di Riccardo

AdminNo alla vivisezione
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