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Visita al museo dell’area archeologica etrusco-romana di Fiesole (16 febbraio 2015)

La nostra visita guidata è iniziata dal museo che ospita, in questo periodo, una mostra completa sui Longobardi con l’insieme dei reperti rinvenuti a Fiesole nell’ultima campagna di scavi archeologici. Si tratta di orecchini, collane, anelli, antiche spade, lance, frecce, scudi ed altre armi, provenienti da circa quaranta tombe longobarde del settimo secolo dopo Cristo, scoperte nella vasta operazione di scavi fiesolani ed ora presentati per la prima volta al pubblico. La nostra guida ci ha dato qualche notizia per inquadrare il periodo storico in cui sono stati costruiti i luoghi che stiamo visitando.
Fiesole esisteva già in periodo etrusco con il nome di Vipsul (IV sec. a.C) e dal III secolo fu alleata di Roma, ma dopo la sua ribellione nel I sec. a.C., fu occupata da una colonia di soldati romani e fu chiamata Faesulae.
Nel 568 d.C. giunsero dal Nord i Longobardi. Essi erano un popolo nomade e provenivano dalla lontana Scandinavia; si erano spinti verso la Turchia, erano entrati in contatto con i Mongoli e poi con i popoli germanici. Con il loro Re Alboino giunsero in territorio italico, oltrepassando le Alpi Giulie e arrivando fino a Pavia. Qui si stabilirono e proprio da loro deriva il nome della Regione Lombardia.
L’organizzazione sociale dei Longobardi comprendeva un re che veniva eletto dal gruppo ristretto di nobili guerrieri, chiamati duchi, e al loro servizio c’erano gli schiavi che si occupavano di agricoltura, artigianato o commercio.
In tempi successivi il re inviò i suoi duchi in territorio etrusco. Infatti essi oltrepassando il Passo della Cisa stabilirono in Lucca la capitale del Ducato di Tuscia, da cui deriva il nome Toscana.
Si deve ai Longobardi la nascita della famosa via Francigena, che univa i paesi del nord Europa con Roma e con i principali porti italici dai quali ci si imbarcava per Gerusalemme.Lungo questa via essi costruirono molte città, come Siena o S.Gimignano e si stabilirono a Fiesole, che presentava una struttura facile da proteggere perché in collina e già cinta da mura difensive, inoltre vicinissima all’Arno che era navigabile. Continuarono le loro guerre di conquista fino a Spoleto e Viterbo. Fecero guerra contro i Bizantini. Infine furono sconfitti dai Franchi di Carlo Magno nell’VIII sec. d.C.

La presenza dei Longobardi nella cerchia muraria dell’antica Faesulae è dimostrata soprattutto dal ritrovamento delle loro sepolture. Molte di esse furono ritrovate nella zona archeologica del teatro e delle terme, di cui parleremo in seguito. Intanto è bene sapere che queste zone furono distrutte e depredate di marmi e materiali pregiati, con i quali i Longobardi costruirono le loro case fiesolane. La tipica tomba longobarda era costituita da una lastra di pietra orizzontale, sulla quale veniva posto il defunto vestito e con il suo corredo funebre. Veniva poi costruita una cornice rettangolare di pietre intorno al corpo e tutto veniva coperto con un’altra lastra di pietra.
Dallo studio dei corpi ritrovati molto si è scoperto sulle usanze longobarde.
Il cadavere veniva disteso a pancia in su ; il cranio presenta i denti serrati e il mento rivolto verso il petto, tanto da far pensare che il defunto fosse appoggiato su un cuscino, le cui fibre nel tempo si sono disintegrate. Le ossa delle due gambe risultavano molto distanziate fra loro, perchè lasciate libere e non raccolte in fasciature o spazi ristretti.
Studi di anatomia sulle ossa hanno dato indicazioni precise sulla storia del defunto della prima tomba ricostruita che abbiamo visto nel museo: era un uomo, molto alto, di circa 50 anni, che aveva una forte muscolatura nelle gambe e nelle braccia, per cui si è dedotto che fosse abituato a sollevare grandi pesi e a camminare in salita e discesa, trasportando carichi. Per il fatto che nel suo corredo funebre c’è la lama di una scure si è pensato che fosse un carpentiere falegname. Sullo sterno c’è un pugnale, in vita una strana cintura di metallo (forse da cerimonia o come busto per la schiena sofferente) e ai piedi c’è un bicchiere in vetro azzurrino. Il vetro è un segno di ricchezza e di prestigio.
Nelle sepolture femminili si trovano bracciali, spille e gioielli vari, dalla cui posizione si raccolgono indicazioni sul vestiario in uso tra longobardi.
Le donne portavano il velo sui capelli e lo tenevano fermo con delle spillette ai lati della testa, sugli abiti portavano mantelli tenuti chiusi da fibule di metallo inciso e poi decorato con oro o argento, secondo una tecnica chiamata ageminazione…
Nell’arte dei metalli, l’ageminazione o “agemina” è il riempimento, con metalli diversi, di solchi e cavità scavate nell’acciaio. Anticamente il riempimento veniva eseguito riempiendo le cavità con fili e lamine di metalli preziosi battute a freddo, successivamente il termine è stato esteso al riempimento dei solchi anche mediante processi di fusione.
Nelle tombe degli uomini si trovavano soprattutto armi, perché i Longobardi erano un popolo guerriero. Dal loro contatto con i Mongoli avevano preso ad usare i pantaloni, probailmente indossavano lunghe camicie, fermate con cinture a cui appendere coltelli e spade. Anche loro avevano mantelli e calzavano calzature in cuoio.
Si sa che i Longobardi inizialmente seguivano una religione animista, poi influenzati dalla cultura germanica divennero politeisti e dopo i loro contatti con il Cristianesimo, ne assunsero alcuni simboli, primo tra tutti la croce. Abili lavoratori dei metalli, con la tecnica dello sbalzo modellavano il foglio di metallo in forma di croce, ci praticavano due forellini e cucivamo il decoro metallico sugli abiti. Nelle sepolture dei guerrieri sono stati ritrovati anche componenti metallici che decoravano gli scudi da combattimento, ad esempio l’umbone, cioè quella parte sporgente al centro di uno scudo in legno.

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