Storia e storie del nostro paese

Il paese di Ponte a Ema apparteneva, al comune del Galluzzo fino all’anno 1930 circa, e al comune di Bagno a Ripoli fin dopo la seconda guerra mondiale. Attualmente il paese è diviso tra due comuni: il comune di Firenze e il comune di Bagno a Ripoli.
Deve il suo nome al fatto che un ponte di legno serviva a collegare una sponda all’altra del paese attraversato dal torrente Ema.
Questo ponte fu sostituito con uno in pietra nel 1327 e rifatto nel 1677 a tre arcate delle quali due rimasero per lungo tempo chiuse.
Durante la seconda guerra mondiale i Tedeschi ritirandosi fecero saltare quest’ultimo ponte e attualmente c’è un ponte a una sola arcata e in cemento armato.
Il luogo anticamente aveva il nome di “Campignano” e come tale è documentato prima del Mille.
L’ubicazione di questo primitivo nucleo si pensa che sia stata alle pendici del Monte Fattucchia ma oggi è difficile rintacciare tracce.
Per comodità del borgo in formazione fu costruita chiesa in prossimità della strada che dal ponte portava verso l’Antella.
Tutto questo è documentato in un atto conservato nell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, 1038.
In altri atti notarili, che si trovano presso l’Archivio di Stato di firenze, con data 8 maggio 1319 nomina i primi abitanti del luogo: Bonaiuto, Ricoberi, Zucca, Burnetti, Panziera, Magrini, Archetto, Betti, Pucceto e Ciai.
Altri documenti riferiscono di un’osteria e di fornaci conosciutissime già nel 1300.
Nel 1500 la zona era un luogo adatto alla caccia, vi cacciava il duca Alessandro de’ Medici.
Nel 1600 il borgo era più grande, c’era un mulino di proprietà degli Olivetani, diverse botteghe, un grande porticato con stalle, che appartenevano alle monache del Paradiso; sui colli erano state costruite coloniche e le vecchie case venivano trasformate a ville.
Nel secolo scorso gli abitanti si dedicarono all’artigianato di lavanderia che impiegò diversi operai e numerose famiglie.
La casa più vecchia del paese, presumibilmente, è quella dove adesso c’è un negozio di generi alimentari e una panificio, in via Chiantigiana, di fronte alla casa natia di Gino Bartali.
Si sviluppò anche l’agricoltura, frutta, verdura, olio, vino. Nel luogo abitavano diversi operai e diverse famiglie erano mezzadri.
In favore della popolazione più debole verso la metà del XIX secolo furono fondate due società di assistenza e di mutuo soccorso: una, Società di Mutua Assistenza (attuale circolo l’unione) , 1872; l’altra società di Mutuo Soccorso Pio X (l’attuale circolo Acli) 1908.
Nel dopoguerra Ponte a Ema ha conosciuto un forte sviluppo: due zone industriali, le nuove costruzioni, “case bianche” e per ultimo, un grande insediamento, molti blocchi costruiti in cooperativa, tra Via Chiantigiana e via Benedetto Fortini, nel 1999 le case nuove.

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