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La peste del 1348 e del 1628 – Riflessioni di uno studente in epoca di distanziamento sociale

La peste nera fu una pandemia, nata, forse nel 1346 che dalla Cina attraverso la Siria si diffuse alla Turchia per poi raggiungere la Grecia, l Egitto e la penisola Balcanica ; nel 1347 arrivò in Sicilia e da li a Genova.
Nel 1348 dalla Svizzera si allargò alla Francia e alla Spagna , raggiungendo l’Inghilterra, la Scozia e l’Irlanda. I focolai si ridussero fino a scomparire nel 1353 dopo aver infettato tutta l’Europa, e dopo aver provocato quasi 20 milioni di vittime. Oltre alle devastanti conseguenze demografiche la peste nera ebbe un forte impatto anche nella società del tempo, si arrivò a ritenere responsabili del contagio gli Ebrei dando a luogo a persecuzioni e uccisioni.

Molti attribuirono l’epidemia alla volontà di Dio con la nascita di diversi movimenti religiosi.
Tutta la cultura ne fu influenzata e persino la letteratura.
Infatti, Giovanni Boccaccio racconta la peste nel Decameròn.

Un’altra pandemia che la storia ricorda per il fatto di essere stato un evento di grande portata, è quella del 1630 in cui un’epidemia di peste colpi tutta l’Italia settentrionale fino alla Toscana. L’epidemia è nota come peste manzoniana perché venne descritta dal Manzoni ne I Promessi Sposi.

Boccaccio e Manzoni descrissero entrambi la peste, tuttavia se il primo l’ha vissuta in prima persona il secondo la racconta accuratamente dopo aver consultato numerosi documenti storici.

Nel Decameron, viene descritta la difficoltà a far fronte a questa emergenza sconosciuta, e l’ incapacità dell’uomo e dei governanti nel gestire i contagi.

Si racconta della paura delle persone che si chiudono in casa sperando di evitare il contagio oppure di quelle, che scappando dalla città, sperano di sfuggirla e ci sono persone, che cedendo al desiderio di divertirsi, si concedono quegli “svaghi” che mai avevano osato provare. Per queste persone, la volontà di ignorare e di non ammettere l’esistenza del pericolo, era il modo per allontanare la paura.

Rileggendo questi scritti troviamo molte analogie con quello che sta accadendo adesso con la pandemia del Coronavirus, anzi sembra di leggere una profezia che si sta avverando e che si sta diffondendo in tutto il mondo. Sono impressionanti le analogie: il Coronavirus ha avuto origine in Cina e adesso è arrivato in Italia settentrionale, e sono proprio le città lombarde che per ora stanno pagando il prezzo più alto, proprio come ci informa Manzoni dalle sue pagine de I Promessi Sposi.

La pandemia che stiamo affrontando spaventa tutti, nel giro di pochi giorni ci ha cambiato radicalmente. Ha fermato tutte le attività necessarie del nostro vivere quotidiano e ci ha imposto la nostra casa, come unico luogo sicuro.
Sì, perché sembra che solo il distanziamento sociale sia l’unico rimedio per adesso.
Io, però, sono fiducioso perché adesso abbiamo a disposizione molte conoscenze e mezzi e questo ci permetterà di sconfiggerla in tempi brevi.

E poi, rispetto alla situazione che vivevano le persone nel ‘300 o nel ‘600, per noi che viviamo oggi questa emergenza, una differenza sostanziale c’è: adesso abbiamo a disposizione numerosi mezzi forniti dalla rete Internet che ci permette di essere sempre in contatto con le persone e ci permette di fare scuola o di lavorare da casa, almeno per chi può permetterselo.

Nel mio caso, dato che la scuola è chiusa, sto facendo le lezioni via computer e tutto questo mi dà una strana sensazione, però mi rende anche felice perché cosi posso vedere i miei compagni.

Per l’esperienza che sto vivendo, mi fa strano, perché non c’è il rumore della macchine al mattino, non ci sono più, sotto casa mia, quei ragazzi che escono per mangiare qualcosa.

Da quando è arrivato il Coronavirus la città non è più la stessa.

Anche le lezioni di strumento le facciamo in video-chiamata.
Devo sempre cercare un modo per far vedere il mio strumento e devo stare sempre in allerta perché la mia prof. potrebbe chiamarmi in qualsiasi momento.
Io faccio fisarmonica ed è grazie ad essa se durante le mie giornate continuo ad essere allegro.

Quando suono, la mia fisarmonica mi fa fare dei viaggi e mi porta lontano anche se sono fermo.

Ecco, suono qualcosa per voi…
Vi invito a viaggiare con me.

A cura di Francesco

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