Educazione Civica I nostri pensieri

La disabilità e l’Universal Design

18 Dic 2025

Mi chiamo Federico e ho 12 anni.
In occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità, abbiamo riflettuto in classe sull’argomento. Così ho deciso di parlare della disabilità e dell’Universal Design, perché penso che siano due cose molto importanti per rendere il mondo più giusto.
La disabilità significa che alcune persone hanno difficoltà a fare cose che per altri sono più facili, come camminare, vedere, sentire o muoversi in certi spazi. Però non riguarda solo chi ha queste difficoltà da sempre: può capitare a chiunque, anche solo per un periodo. Per esempio, se ti rompi una gamba e devi usare le stampelle, ti accorgi subito che non tutte le scale o i marciapiedi sono comodi da affrontare. Ed è qui che entra in gioco l’Universal Design.

Questo modo di progettare serve a pensare agli spazi, agli oggetti e persino alle tecnologie in modo che siano utili e accessibili a tutti.
Non si tratta di fare qualcosa “in più” per chi ha una disabilità, ma di fare meglio per tutti. Una rampa al posto delle solite scale non aiuta solo chi usa la sedia a rotelle, ma anche chi spinge un passeggino o porta una valigia pesante. I sottotitoli nei video non servono solo a chi non sente bene, ma anche a chi vuole guardare un film in silenzio o imparare una lingua.
Secondo me, l’Universal Design è come una regola di buon senso: se pensiamo alle persone con bisogni diversi, alla fine creiamo cose che funzionano meglio per tutti. È un po’ come quando si gioca a calcio: se il campo è fatto bene e le porte sono uguali, tutti possono giocare senza problemi.
Io credo che se imparassimo a progettare sempre con questo metodo, il mondo diventerebbe più accogliente e nessuno si sentirebbe escluso. Sarebbe bello vivere in città, scuole e parchi dove tutti possono partecipare, studiare, divertirsi e muoversi senza barriere. In fondo, la cosa più importante è che nessuno resti indietro. E l’universal design è un modo semplice ma potente per ricordarci che il mondo è di tutti.

A cura di Federico C.


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