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Il mio sogno o quasi un sogno

Il mio sogno è cavalcare ma non posso: i miei genitori non vogliono. Dicono che è pericoloso, ma io non ci credo.

Ho una idea stupida, ma devo realizzarla: pensavo di scappare e di andare da mia nonna.

Lei abita in un maneggio di cavalli che si chiama

Manchester.

Da piccola desideravo tanto andarci, ma la nonna e la mamma non vanno tanto d’accordo e allora ci sono stata solo una volta.

Il maneggio è in campagna, mentre io invece abito in  città.

Ho preso il primo treno e mi sono ritrovata in campagna.

Arrivata, mia nonna mi disse: “Eccoti finalmente, sono felicissima di rivederti! Voglio farti vedere il cavallo che cavalcherai” Rividi il cavallo che avevo conosciuto quando ero piccola: era imbizzarrito, io non avevo paura, ma volevo calmarlo e lo accarezzai. Capivo che lo avrei cavalcato un giorno ma non quel giorno.

Il cavallo si chiamava Winston ed era marrone scurissimo che sembrava nero, accanto a lui c’erano delle redini e una sella.

Mia nonna mi chiamò dicendomi “allontanati da quel cavallo è pericoloso!

Vieni, ti mostro la camera dove dormirai”

Era bellissima! Il letto era tutto blu e era morbidissimo.

Mi misi il pigiama e mi infilai dentro il letto e cominciai a dormire. Quando era ora di cena, mia nonna venne ad alzarmi e mi disse che dovevo vestirmi. Mi misi dei jeans e una maglietta nera e le scarpe da ginnastica.

Quando scesi, entrai in cucina perché avevo un sacco di fame.

Il giorno dopo mi alzai e mi vestii.

Scesi e telefonai ai miei genitori: nessuno rispose al telefono, quindi attaccai.

Ero preoccupata che mi avessero dimenticata per sempre. Avevo un po’di fame e andai a fare colazione. Mia nonna mi salutò e mi disse

che i miei genitori avevano telefonato.

Io andai dal cavallo e lo fissai poi mia nonna mi prese per la mano e mi fece cavalcare un cavallo bianco che si chiamava Bob.

I genitori vennero a sapere tutto dalla nonna e vennero al maneggio. Mi videro e mi dissero che non erano arrabbiati, ma non andava bene che cavalcassi. Però non potevo fare a meno di  stare con Winston, ma i miei genitori dissero che potevo restare un altro giorno soltanto.

Il giorno dopo mi alzai e andai da Winston.

Lo sellai e salì in groppa. Cavalcai nella foresta, ad un certo punto il mio cellulare squillo: era mia nonna che diceva che era ora di partire. Tornai al maneggio: ero disperata, lasciare Winston era troppo, ma la vita continua. Scesi dal cavallo e salutai tutti. Salì in macchina e partì, ma quando me ne andai all’improvviso Wistomm uscì dal maneggio. Dissi ai miei genitori di fermare la macchina ed io e Wistomm ci abbracciammo. Arrivò la proprietaria di Wistomm e mi chiese se volevo lavorare per lei “E eccomi qui alla scelta più importante della mia VITA”.

RedazioneIl mio sogno o quasi un sogno
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