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“Le scarpe nuove” – Intervista a Carla Milani.

Mi chiamo Carla Milani e durante il periodo della II guerra mondiale abitavo a Ponte a Ema, in Via Benedetto Fortini, al numero 167. Vivevo con la mamma, il babbo e mio fratello Germano.In quel periodo avevo 4-5 anni e andavo a giocare nel cortile della mia casa, chiuso da un cancello, con i miei giocattoli: una bambola o un pallone.
Avevo sempre paura degli aerei tedeschi e di quelli alleati.
C’erano i tedeschi che erano i soldati di occupazione, ricordo che quando arrivarono gli americani portarono le caramelle e i cioccolatini a noi bambini.
Non mi rendevo conto della guerra, la prendevo quasi come un gioco, ma spesso ho avuto paura soprattutto dei tedeschi.
In casa mia non si parlava della guerra, i genitori non volevano spaventarci; tuttavia ci insegnavano che il momento peggiore era quello dei bombardamenti. Infatti sapevamo riconoscere la sirena e sapevamo di dover scappare nei campi.
I bambini, però, erano sempre bambini e non perdevano occasione per giocare. Ricordo che un giorno ero seduta su un gradino e a Ponte a Niccheri fu sganciata una bomba, provai un enorme paura in quel momento, ma dopo poco andai a cercare le schegge che erano dei pezzi di ferro.
In particolare ricordo tre particolari momenti:

“La notte dei bengala”
Lo spostamento causato da una bomba e quando i tedeschi fecero saltare il mulino che era vicino all’attuale coop di Gavinana, dove macinavano il grano. Provai tanta paura quando quella notte i tedeschi buttarono i bengala che illuminarono la città per capire  dove dovevano bombardare. I miei genitori mi portarono in Fattucchia dal contadino. Ricordo che pensai che se avessero bombardato la mia casa, avrebbero distrutto i miei giocattoli. Ricordo il freddo di quella notte.

La forza della bomba”
Un altro giorno ero seduta sui gradini di casa con mio fratello e che a pochi metri esplose una bomba, io e mio fratello fummo sbalzati in cucina dall’aria della bomba. Ricordo che non avevamo il frigo e che immergevamo il burro nell’acqua fredda perché non si sciogliesse. Era tutto diverso da ora, ma c’era più spirito di accoglienza e di aiuto reciproco, eravamo tutti una famiglia.

“Le scarpe nuove”
Un giorno mia madre mi comprò le scarpe nuove, suonò la sirena e la mia mamma disse: “Ti metto le scarpe nuove così se muori lo fai con quelle.”

A cura di Carolina Chiarini

Redazione Classe 5^A“Le scarpe nuove” – Intervista a Carla Milani.
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