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Intervista alla mia bisnonna Paola

Ho deciso di intervistare la mia bisnonna che ha 92 anni: abita a La Spezia ma in questi giorni è a Firenze a casa dei miei nonni.
Ho preparato delle domande per farle un’intervista.

1) quanti anni avevi quando è iniziata la Seconda Guerra Mondiale?
2) dove abitavi durante la guerra?
3) eri preoccupata della guerra?
4) durante la guerra andavi a scuola?
5) conoscevi qualche bambino ebreo?
6) conoscevi qualcuno che è stato nei campi di concentramento?
7) come facevate a procurarvi il cibo?
8) con cosa giocavi durante la guerra?
9) dove eri quando è finita a guerra?
10) come ti sei sentita alla fine della guerra?

Ecco le risposte dalla mia bisnonna

risposta 1: la guerra è scoppiata nel giugno 1940 e io avevo compiuto da poco 11 anni;

risposta 2: i primi anni di guerra abitavo ad Arezzo, ma quando cominciarono i bombardamenti, con la mia famiglia lasciammo la città: trovammo rifugio in un paese distante 6 km dove abbiamo vissuto come sfollati in una casa presa in affitto;

risposta 3: non particolarmente, avevo solo un po’ di paura durante i bombardamenti: vedevo da lontano i bagliori e le esplosioni delle bombe che per fortuna non erano cadute nel paese dove eravamo. Ho avuto paura quando sono cominciate le cannonate tra tedeschi che erano nel paese nostro e gli inglesi che avevano già liberato Arezzo. Una scheggia delle bombe si era conficcata in un mobile che io ho ancora a La Spezia e lì è rimasta;

risposta 4: ho frequentato la scuola ad Arezzo fino alla terza media, poi come ho detto sono iniziati i bombardamenti e siamo sfollati. La scuola era chiusa e io, che avrei dovuto frequentare la IV ginnasio, ho studiato con la mia sorella più grande le materie letterarie e con un ragazzo sfollato come noi matematica e inglese;

risposta 5: no, so che ad Arezzo c’era qualche famiglia ebrea, ma io non le conoscevo direttamente;

risposta 6: nei campi di concentramento no, ma ho conosciuto persone che sono state nei campi di prigionia, soldati che non volevano combattere a fianco dei tedeschi. Per questo erano stati fatti prigionieri e deportati in Germania e Polonia. Fra questi il fratello del tuo bisnonno e un caro amico di famiglia: entrambi però non hanno mai voluto ricordare il periodo di prigionia nemmeno con le persone più care. Era troppo doloroso;

risposta 7: ad ogni famiglia era stata data una tessera che permetteva di acquistare qualche genere alimentare nei negozi. Quando eravamo al paese, siccome il cibo era poco, la mia zia andava in giro in bicicletta nelle campagne vicine a comprare qualche cosa direttamente dai contadini;

risposta 8: in realtà non giocavo molto, passavo il tempo un po’ studiando, un po’ leggendo e in campagna mi divertivo ad andare nei campi con i contadini, a vendemmiare o a sfogliare le pannocchie di granturco, a vedere pigiare l’uva per farne il vino;

risposta 9: alla fine della guerra ero ancora nel paese dove ero sfollata dal quale i tedeschi erano scappati, senza fare rappresaglie per fortuna. Poco dopo siamo rientrati ad Arezzo riportando tutti i mobili nella casa di città che aveva resistito ai bombardamenti;

risposta 10: ero molto contenta, ho ricominciato la scuola e piano piano tutte le attività e sono stata anche fortunata perché ho ritrovato le amiche che avevo dovuto lasciare.

A cura di Elia

 

 

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