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Mari di plastica!

Negli ultimi decenni la plastica nei mari è aumentata tantissimo, si parla di circa 46.000 pezzetti di plastica ogni miglio quadrato nelle acque salate del pianeta.
Negli oceani sono in continuo accrescimento le cosiddette “isole di plastica”, ma anche nel nostro Mar Mediterraneo ce ne sono. Qui, infatti, ci sono circa 3 miliardi di rifiuti galleggianti o addensati sui fondali, e il 70-80% di questi è costituito da plastica.
La produzione mondiale di resine e fibre plastiche è cresciuta dai 2 milioni di tonnellate nel 1950 ai 380 milioni del 2015. La plastica, quindi, è diventata uno dei simboli maggiori dell’industrializzazione dei danni che essa può provocare.
Quando poi la plastica finisce negli oceani essa uccide molti animali: sono almeno 700 le specie vittime dell’inquinamento da plastica scambiata per cibo. Dai poli, come in Antartico, al punto più profondo degli oceani, la Fossa delle Marianne, fino al vicino mar Mediterraneo, la plastica una volta ingerita da pesci e crostacei può entrare nella catena alimentare e arrivare fino sulle nostre tavole. Le specie più a rischio sono tartarughe, uccelli marini, balene e delfini. Anche i nostri cari albatros ne sono danneggiati: scambiano i pezzi di plastica per le meduse di cui si nutrono e così, spesso, si uccidono.
I rifiuti principali provengono da discariche abusive e da pratiche di smaltimento scorrette. Molti li generiamo però noi con le attività ricreative, turistiche e la pesca professionale. Col tempo la plastica si frammenta, senza mai dissolversi del tutto. Questa polvere di plastica è un pericolo ancor più insidioso: i microframmenti possono essere ingeriti prima dal plancton e poi, via via, da tutti gli anelli della catena alimentare.
Un’altra emergenza, qui in Italia, è stata quella dei dischetti di plastica che, qualche tempo fa fecero la loro comparsa su numerose spiagge del Mar Tirreno. Solo dopo alcuni mesi si scoprì che erano dischetti necessari per filtrare l’acqua dei depuratori. Questi si erano riversati in mare dal depuratore di Capaccio Paestum, che venne stato sequestrato dalla Capitaneria di Porto di Salerno per limitare il pericolo d’inquinamento.

LA NOSTRA OPINIONE

Secondo noi questo tipo di inquinamento è una cosa da prendere molto sul serio perché mette a rischio sia la fauna che la flora del nostro pianeta, e quindi anche la nostra vita.
Il nostro pianeta è ormai invaso dalla plastica e non solo: oggi possiamo trovare interi paesaggi (sia marini che non) sommersi dai rifiuti di ogni genere.
Il consiglio che diamo, e che ci impegniamo a mettere in pratica, è quello di usare il meno possibile contenitori di plastica monouso, e soprattutto di non disperderli mai, assolutamente mai, nell’ambiente. E certo sono sempre da seguire le buone pratiche più generali: limitare le emissioni di CO2 e di gas serra, aumentare l’uso di materiali riciclabili e puntare di più sulle energie rinnovabili.

(a cura di Giulia e Laura)

Redazione 3^BMari di plastica!
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