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Sherlock Holmes e la fatale festa in campagna

Mi stavo recando a casa di Sherlock ma ancora non sapevo il perché, infatti era stato proprio lui a chiamarmi e a chiedermi di recarmi immediatamente a casa sua per un nuovo caso; io avevo accettato molto volentieri, mi ero vestito in fretta ed ero uscito di casa.Fuori pioveva e mi ero vestito così in fretta che mi ero scordato l’ombrello. Mi affrettai ad arrivare a casa di Sherlock, dalla finestra vidi la sua ombra, era seduto sulla sua poltrona .
Suonai il campanello e subito arrivò la domestica ad aprirmi. Mi fece accomodare in sala, lui era lì, non disse nulla, ma io per un attimo vidi un sorrisetto sul suo volto poi mi indicò la poltrona di fronte e iniziò a parlare: “Caro Watson, ti ho chiamato subito dopo aver ricevuto una telefonata dalla segretaria del signor Smith perché pare, che il signor Smith, sia stato ucciso”.
Fece preparare una carrozza e continuò: “Si trovava nella sua villa di campagna e quella sera aveva dato una festa”.
Salimmo sulla carrozza che parti immediatamente. Sherlock prese in mano un foglietto, io riuscii a leggere solo il titolo “Lista dei sospettati” poi lui iniziò a leggerla ad alta voce: “Margaret la moglie, Thomas il figlio, Frederik e Nicolas due stretti amici di Smith”.
Arrivammo alla villa che si trovava accanto a un bellissimo laghetto, suonammo il campanello e subito arrivò la domestica che ci apri e ci mostrò la nostra stanza: l’indomani sarebbero iniziate le indagini.
Il giorno dopo Sherlock analizzò il cadavere e disse che il signor Smith era stato accoltellato poi interrogò uno ad uno i sospettati e chiese a tutti cosa stessero facendo al momento dell’omicidio. Margaret disse: “Stavo andando a prendere un’altra bottiglia di vino rosso quando ho sentito i signori Frederik e Nicolas chiedere soccorso.”
Il secondo ad essere interrogato fu Nicolas che disse: “Il signor Smith si era allontanato per rispondere a una telefonata, io e il signor Frederik eravamo rimasti in sala ad aspettarlo” e il signor Frederik confermò.
L’ultimo ad essere interrogato fu Thomas che disse: “Io ero molto stanco e quindi ero andato a dormire e al momento dell’ assassinio stavo dormendo.” Sherlock chiese al signor Thomas se in quel momento stesse indossando i vestiti dell’altra sera. Lui rispose dicendo: “No mi sono cambiato i vestiti perché quelli di ieri erano bagnati” poi chiamò la domestica e gli sussurrò qualcosa all’orecchio, poco dopo la domestica tornò con il vestito del Signor Thomas.
Sherlock lo analizzò attentamente e vide che una manica del vestito era rimboccata, la srotolò e vide una macchia rossa. Il Signor Thomas disse: “Mi sono macchiato con del vino.” Sherlock allora salì al piano di sopra entrò dentro la stanza del Signor Thomas e guardò dalla finestra. Vide un segno particolare sul balcone Sherlock fece una telefonata.
Poco dopo arrivò la polizia, Sherlock disse: “Arrestate il signor Thomas” e iniziò a spiegare: “Il signor Thomas è salito in camera poi ha telefonato al piano di sotto costringendo cosi il signor Smith ad allontanarsi da occhi indiscreti, ha legato una fune al balcone ed è sceso. Fuori pioveva e lui si è bagnato, ha accoltellato il padre, è risalito su in camera e ha finto di dormire.
Inoltre il centralino ha confermato di aver ricevuto una telefonata per il signor Smith. Posso confermare io stesso questa ipotesi anche dai particolari segni lasciati dalla fune sul balcone.”
Tutti conoscevamo l’avidità del signor Smith che non aveva mai dato un soldo a nessuno.
Tornammo a casa, ci salutammo ed io non vedevo l’ora di trascorrere un’altra avventura con il mio amico Sherlock.

A cura di Giacomo

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