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Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi nacque nel 1798 a Recanati, un paesino nelle Marche, da una famiglia noblie ma decaduta.
Il padre era economicamente ricco e la madre era figlia di marchesi; i genitori, molto severi, non davano l’affetto necessario ai propri figli. La vita di Leopardi è stata per lui difficile e lo studio lo ha aiutato a compensare la sua tristezza.

La vita

Vivere a Recanati ha contribuito al suo pessimismo: infatti vi erano persone semplici e non riuscí a instaurare un rapporto con loro, si sentiva incompreso.
Passò la sua giovinezza immerso negli studi, nella biblioteca del padre, imparando numerose lingue tra le quali ebraico, latino, greco ed altre moderne.
A 24 anni, nel 1822, Leopardi ottenne il consenso dei genitori per andare a Roma per esaudire il suo desiderio di conoscere altri intellettuali. Rimase deluso dalle sue aspettative perchè trovò un mondo ipocrita e dominato dalla corruzione e decise di tornare nella casa paterna.
La sua meditazione filosofica lo porta a elaborare la teoria del pessimismo che, secondo gli studiosi, si suddivise in quattro fasi.
Fase del pessimismo individuale: il poeta ritiene di essere destinato all’angoscia e all’infelicità e di poter godere della contemplazione della natura.
Fase del pessimismo storico: il poeta ritiene che non sia il destino ma l’uomo stesso la causa della propria infelicità perchè ha scelto di allontanarsi dallo stato della natura primitiva e di fare un uso eccessivo della ragione.
Fase del pessimismo cosmico: il poeta giunge a ritenere che la ragione dell’infelicità dell’uomo sia la natura stessa che lo spinge a provare desiderio e gli nega costantemente il suo esaudirsi. Quindi la natura si rivela una matrigna, una forza inesauribile e indifferente.
Fase del pessimismo eroico: il poeta rivaluta la ragione come strumento in mano all’uomo per svelare l’inganno della natura, ma soprattutto per permettergli di vivere nella consapevolezza che si possono condividere con gli altri il dolore e la morte.
Leopardi trascorse gli ultimi anni della sua vita a Napoli, ospite di un amico, mentre partecipava ad un dibattito culturale ed esprimendo nelle sue ultime opere gli ideali di fratellanza e solidarietà umana. Leopardi morì a Napoli nel 1837.

Le opere

Durante la sua giovinezza Leopardi scrisse due tipi di componimenti: le canzoni e i piccoli idilli. L’Infinito, che fa parte dei piccoli idilli, é una delle poesie più importanti di Leopardi.
Dopo il viaggio a Roma compose in prosa le Operette morali, di carattere filosofico.
Infine, dopo il suo ritorno a Recanati, riprese a scrivere testi, i cosiddetti grandi idilli.
I grandi e i piccoli idilli sono riuniti nel libro dei Canti. Durante la sua vita Leopardi tenne un diario chiamato Zibaldone, in cui raccolse i suoi pensieri e le sue riflessioni su molti temi da cui prese ispirazione per la poesie.

L’infinito, parafrasi

Questa collina, il monte Tabor, solitaria mi fu da sempre cara, ed anche questa siepe, che per il poeta rappresenta la divisione fra i suoi pensieri e l’eternità, che impedisce la  vista dell’orizzonte più lontano.
Ma sedendo e guardando (mirando significa guardare fantasticando) gli sterminati spazi al di là della siepe, nella mente mi raffiguro, silenzi che non si trovano della dimensione umana e profondissima quiete, in modo tale che in quegli spazi e in quel silenzio per poco il cuore non si turba e si smarrisce. E non appena odo stormire il vento tra queste piante paragono l’infinito silenzio di quegli spazi a questo rumore: e mi viene in mente l’idea dell’eternità, ed il passato e il presente che si fa sentire nelle sue manifestazioni reali. In questo modo in questo infinito il mio pensiero sprofonda ed è dolce naufragare in questo mare.

Realizzato da: Livia C., Benedetta G., Chiara F., Margherita N. e Niccolò P.

Redazione ClasseGiacomo Leopardi
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