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Gita questura

Il 10 gennaio siamo entrati in classe euforici per l’aspettativa della gita del giorno: visita alla Questura di Firenze in Via Zara! Abbiamo trovato la nostra professoressa di matematica già in classe, che ci ha detto che purtroppo, a causa dell’impossibilità d’accompagnarci della professoressa d’italiano, la gita era rinviata e lei, che la sostituiva, ci avrebbe fatto quattro ore consecutive di lezione, con la programmata verifica di scienze. Tanto che alcuni dei nostri compagni di classe, entrati a scuola prima di noi, stavano già ripassando col libro di scienze aperto sul banco. Quando eravamo ormai tutti seduti ci hanno detto di prendere i fogli a protocollo.
A questo punto è comparsa in classe la professoressa d’italiano e ci ha spiegato che era stato uno scherzetto, quindi potevamo prepararci a uscire… tuttavia, essendosi a quel punto scatenato il consueto putiferio, la minaccia di rinviare la gita si è fatta più concreta!

Siamo partiti a piedi con i compagni della II E, cosa che abbiamo preferito di gran lunga al viaggio accalcati sull’autobus.
Il tragitto è stato naturalmente movimentato, le insegnanti facevano la ronda avanti e indietro lungo la colonna che avevamo formato, ecc.

Arrivo in Questura… nell’androne dell’importante edificio ci ha accolto un poliziotto, molto simpatico e comunicativo, che ci ha fatto una breve introduzione su ciò che avremmo visto e ascoltato con lui.
Questo poliziotto era esperto in particolare nelle indagini riguardanti i reati commessi tra minori, quali ad esempio lo spaccio, gli atti di bullismo e cyber-bullismo, quindi ci ha accompagnato nella sala conferenze per raccontarci qualcosa a proposito dei reati e dei pericoli connessi all’uso improprio dei mezzi informatici.

Mentre salivamo la scala che portava al primo piano, dov’eravamo diretti, abbiamo notato un ufficio… accanto alla porta c’era una targa, come del resto per tutti gli altri ambienti. Qui però la scritta sulla targa era molto più affascinante: “Capo di Gabinetto”, che naturalmente ci è subito piaciuta molto e così abbiamo chiesto al poliziotto che ruolo potesse avere un Capo di Gabinetto. Ci ha detto che era colui che si occupava degli interventi d’emergenza, come quelli delle volanti e delle autopattuglie… così ci ha spiegato, che mentre le autopattuglie controllano sempre la stessa zona facendo la ronda, le volanti – sette in tutto – partono dalla Questura a sirene spiegate quando giunge una chiamata. Quotidianamente arrivano alcune centinaia di chiamate!

Tutti seduti nella sala conferenze, dopo una breve lotta tra noi per conquistare i posti in prima fila, abbiamo ascoltato il poliziotto che ci ha spiegato quali possono essere i rischi della navigazione su internet per i minori: prima di tutto come i social-network possano essere canali di contatto tra minori e adulti che li utilizzano per adescare i ragazzi. Inoltre ci ha ricordato come l’uso di questi siti per danneggiare l’immagine dei coetanei più fragili e in difficoltà a socializzare e ad ambientarsi nella comunità, ad esempio scolastica, abbia portato a conseguenze tragiche, come il suicidio di chi era stato vittima del cyber-bullismo. Ci ha quindi consigliato di essere sempre presenti e consapevoli delle nostre azioni e di rivolgerci invece ai genitori o comunque ad adulti di cui ci fidiamo per la scelta dei siti che consultiamo nelle nostre esplorazioni nel web.
Abbiamo così trascorso circa un’ora tra domande e curiosità.

Poi sono arrivati nella sala i colleghi dell’agente, responsabili del dipartimento di Polizia Scientifica della Questura di Firenze.
Anche se ce li immaginavamo come degli “scienziati da laboratorio”, si sono mostrati molto cordiali e pragmatici, raccontandoci come avvenivano le procedure di analisi delle impronte digitali, palmari e del DNA quando viene commesso un reato e si trovano delle tracce sul luogo del crimine, sulla vittima o sul corpo del reato.
Prima di tutto abbiamo visto gli strumenti per raccogliere i reperti: gli esperti, ben protetti per non lasciare loro tracce, raccolgono gli oggetti interessanti e li sigillano in delle buste che una volta aperte non si possono più chiudere per essere sicuri che nessuno le apra a loro insaputa e quindi le catalogano.
Attualmente per trovare il colpevole il mezzo migliore è quello del confronto delle impronte, perché non esistono due umani sulla terra che abbiano la stessa impronta digitale, mentre perfino il DNA può essere uguale in due gemelli omozigoti, ma la responsabilità penale è assolutamente personale e non ammette errori!
Abbiamo scoperto che ci sono quatto tipi di impronte digitali: adelta, monodelta, bidelta e composta delle quali ci hanno mostrato delle immagini. Alcune persone, a causa di una malattia genetica, non hanno alcun impronta digitale.
La differenza tra impronte digitali dello stesso tipo è impercettibile e la distinzione delle une dalle altre avviene solo in base a delle piccole imperfezioni.

Uno scienziato ha scoperto che esiste una possibilità su 17 miliardi che due impronte possano essere uguali, per questo motivo in Italia la procedura di identificazione delle impronte prevede l’individuazione di 17 irregolarità in comune per identificare le impronte rilevate con quelle del possibile responsabile del reato commesso. Diversamente, in altri stati bastano meno elementi in comune per attribuire la corrispondenza tra le impronte rilevate con quelle della persona a cui possono appartenere. Ad esempio in Europa bastano, in alcuni Paesi, 12 requisiti, mentre negli USA sono sufficienti 8-9 dettagli.
In proposito ci hanno raccontato come la Polizia italiana abbia risolto brillantemente il caso dell’attentato terroristico islamico alla stazione di Madrid del 2004, individuando il vero colpevole proprio grazie al confronto delle impronte digitali e facendo scagionare il sospettato, che era innocente!!

Abbiamo visto anche l’incredibile video registrato da una telecamera di una farmacia, che filmava una rapina; in cui si vedeva un uomo con un passamontagna nero che, facendosi scudo con un anziano ostaggio minacciato da una pistola giocattolo, si faceva consegnare l’incasso. Il rapinatore era davvero lesto e ci hanno raccontato che poi era fuggito via con un motorino rubato, quindi salito in macchina con un altro complice e poi, abbandonata anche la macchina, si erano dileguati insieme. Tuttavia proprio grazie alle impronte digitali li hanno rintracciati! Nello stesso video abbiano visto anche le immagini che ritraevano gli esperti che raccoglievano le impronte spolverizzando i reperti con un prodotto in polvere che aderisce alle impronte, evidenziandole; oppure con un metodo più innovativo che consiste nel far depositare delle sostanze speciali sui reperti, che evidenziano le impronte. Questo procedimento viene fatto in ambienti isolati nei casi in cui questi prodotti siano tossici, come talvolta accade.
Abbiamo scoperto che le impronte si possono rilevare solo su superfici abbastanza lisce da renderle leggibili e poi che gli agenti atmosferici le fanno sparire velocemente, mentre in ambienti chiusi sono rilevabili anche dopo alcuni giorni, quindi spariscono.
Una cosa incredibile è che alcune persone per una malattia nascono senza impronte digitali… La Polizia italiana in compenso ha archiviato 13 milioni di impronte digitali e un milione di impronte palmari, cioè del palmo della mano.

Per finire siano andati nella sala dove vengono ricevute le chiamate dal numero 113, con le pareti totalmente rivestite di monitor collegati alle telecamere distribuite per la città; la Polizia controlla così, a turno con i Carabinieri, le tre aree in cui è suddiviso il territorio del Comune di Firenze. Proprio mentre eravamo in questa stanza è giunta una chiamata al 113 per una tentata truffa messa in atto da due venditori porta a porta ai danni di un’anziana signora!

Conclusa la visita credo che tutti abbiamo pensato per un po’ di giorni che ci sarebbe piaciuto lavorare in Questura, e soprattutto nel laboratorio della polizia scientifica!

Usciti dalla Questura, tutti noi abbiamo perorato la causa del rientro a scuola a piedi, molto più salutare di un bus affollato, con l’obiettivo di ritardare il ritorno ed evitare la verifica di scienze (che invece è stata regolarmente svolta!).

Emma C.
Greta M.
Margherita N.
Alessandro S.

Redazione Classe 2AGita questura
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