Hobby e Tempo libero

UN’ AVVENTURA IN RUOTA…

13 Gen 2022

Avete presente tutti quei bei progetti che si fanno per le vacanze natalizie?
Ecco, io ne avevo parecchi, ma purtroppo non li ho potuti realizzare, poiché io e la mia famiglia ci siamo ammalati di Covid-19.
Ma fortunatamente, prima di ammalarmi, ho fatto in tempo ad andare su quella favolosa ruota panoramica, da cui non riesci a distogliere lo sguardo quando passi nelle vicinanze.
Ci sono salita ben due volte: la prima sul tardo pomeriggio, la seconda intorno a mezzogiorno. Di sera c’era una fila chilometrica, ma nonostante la sua lunghezza incredibile, essa era a dir poco veloce, neanche il tempo di fare un passo che si scorreva un altro po’; e più che si andava avanti e più che la mia eccitazione saliva.
Fino a che… ecco il mio turno!

Quando finalmente montai in quella cabina, ebbi una paura mista a euforia pazzesca, iniziai a pensare che le scene dei film in cui le ruote si staccano e cominciano a rotolare e rotolare via, non fossero solo frutto dell’immaginazione, anche se in fondo sapevo che era così!
Mi feci coraggio ed entrai. Mi sedetti, e la ruota incominciò a girare, ma passato qualche minuto si fermava, e si doveva godere di quel momento per scattare tante, ma tante foto.
Fatti i nostri tre giri arrivò anche il triste momento di scendere, e devo dire che un po’ mi dispiaceva.

Ma ora passiamo alla seconda volta: era mattina e passai davanti alla ruota, così non persi occasione per tornarci sopra.
Notai subito che qualcosa mancava all’appello e ciò che non c’era, era proprio la coda; essa infatti era assente, (un altro punto a favore per salirci). Così, in men che non si dica, mi trovavo già in cima. Anche quel giorno scattai un mucchio di foto e, tra uno scatto e l’altro, notai che eravamo già al terzo giro. Non mi preoccupai anche perché sentii una signora chiedere ad un ragazzo che lavorava lì: “Quanti giri si fanno? “egli le mostrò la mano che indicava il numero tre. Così mi tranquillizzai e capii che dopo quel giro saremmo dovute scendere. Passò un giro, il giro dopo e quello dopo ancora, ma la ruota non si fermava.
Fino a quando, dopo i sei giri più infernali trascorsi a pensare al perché la ruota non si fermasse, ecco che rallentò. E finalmente ecco che dovevamo scendere.
A differenza della volta precedente, quel giorno ero molto, ma molto contenta di aver concluso quegli interminabili e benedetti giri, passati perlopiù ansimante di scendere e riappoggiare i piedi a terra.
E una volta giù non riuscii a togliermi dalla testa questa continua domanda che mi tormentava: ”E se quel signore che si trova all’interno di quella cabina di controllo si fosse addormentato sui comandi e qualcuno l’avesse poi risvegliato?”.
So che questa ipotesi è quasi inverosimile, ma se così fosse ringrazio colui o colei che l’ha svegliato… GRAZIE!

A cura di Emma


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