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LA TRAGICA STORIA DI UNA BAMBINA “UCCISA” DAI SOCIAL

Giornata mondiale per la sicurezza in internet
Antonella Sicomero era una bambina di 10 anni, di Palermo, molto gentile, allegra, ubbidiente ma anche molto social.
“Rubava sempre il cellulare a sua madre e scaricava TikTok. Allora ci siamo arresi. Ballava e cantava, scaricava tutorial per truccarsi o per acconciare i capelli”, dice il padre di Antonella.
Al suo decimo compleanno i suoi genitori le hanno regalato un telefono; era molto attiva sui social e aveva Instagram (10 account), Facebook (2 account), Whatsapp e Tik Tok.

Il vero problema di questa ragazza erano appunto i social.

Seguiva molto le challenge di Tik Tok, social in cui gli utenti pubblicano video in cui ballano, cantano, dicono battute ma anche dove si sfidano. La “Blackout Challenge”, una challenge popolare fra i giovani, è la causa della morte di Antonella. Consiste nel legarsi una cintura al collo e stringerla fino a che resisti.
La bambina aveva chiesta una cintura molto elastica al padre e poco dopo si era chiusa in bagno, dicendo ai genitori che avrebbe fatto la doccia. Quando la madre e il padre sono entrati a controllare Antonella era morta sul pavimento di casa sua.
I tecnici specializzati hanno lavorato ore per sbloccare il cellulare di Antonella, in quanto il codice di sblocco lo conosceva solo lei, per appurare se era stata contattata per una sfida, oppure se si era filmata mentre si strozzava, ma non hanno trovato nessuna registrazione.

Gli scienziati pensano che Antonella non sia riuscita a registrare un video oppure che la bambina voleva davvero suicidarsi.
Il 22 Gennaio, i medici erano ancora in sala operatoria per prelevare i suoi organi.”Il dono più bello che potevamo fare. Perché mia figlia era allegra, generosa, e avrebbe fatto così. Tre bambini vivranno grazie a lei e rivivrà in loro”.

Per questo motivo il 9 Febbraio, giornata mondiale della sicurezza in Internet, Tik Tok chiederà a tutti gli utenti di registrare la loro data di nascita e rimuoverà i ragazzi minori di tredici anni.

Anche se questa non è una soluzione poiché non c’è nessuna verifica nella data messa, perciò una persona la potrebbe anche mettere falsa.
Il problema dei giovani sono appunto i social, farebbero di tutto per avere più follower o più visualizzazioni, anche mettere a rischio la propria vita. Antonella non è l’unica ad essere morta per una challenge molto pericolosa, anzi molte persone si sfidano, e temo che non sarà l’ultima.

“Non ho mai avuto l’esigenza di controllare cosa guardava su Internet e non le ho mai sequestrato il cellulare per vedere cosa facesse. Perché tra noi non c’erano segreti. È la regola della famiglia: ci si dice tutto e ci si aiuta tutti”, dice il padre.

Molto probabilmente dopo questo episodio, molti genitori controlleranno cosa guardano i propri figli, staranno più attenti a chi seguono sui social, specialmente per i bambini più piccoli, che sono ancora troppo ingenui per capire cosa è pericoloso e cosa non lo è, che non capiscono la differenze fra giusto e sbagliato, che appena vedono qualcosa che li incuriosisce lo provano, senza pensare alle conseguenze.
I genitori di Antonella si sono fidati di lei e ora questa povera ragazza è in cielo.

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