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IL DAVID DI MICHELANGELO DALLA REPUBBLICA FIORENTINA A… DUBAI

Il David di Michelangelo, scultura commissionata dalla Repubblica fiorentina nel 1501 e conservata alla Galleria dell’Accademia di Firenze, è una scultura che ha affascinato e affascina il mondo da secoli, ancor prima di esser completata.
Considerato uno dei capolavori più importanti della storia dell’arte per la perfezione delle forme e la notevole abilità dell’artista, esso rappresenta l’emblema indiscusso dell’arte rinascimentale italiana come testimonia la notizia che in questo periodo campeggia nei quotidiani di tutti il mondo: IL DAVID ARRIVERA’ FINO A DUBAI!

Michelangelo Buonarroti, David, Galleria dell’Accademia, Firenze

O meglio, una sua copia a misure reali realizzata attraverso una riproduzione digitale e che sarà il punto di forza dello stand italiano per l’EXPO 2021 di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Un progetto che impegnerà scienziati, tecnici, artigiani, docenti e studenti universitari a cura del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Firenze.

Per conoscere la storia di quest’opera affascinante e del suo protagonista bisogna però tornare indietro nel tempo, a numerosi anni fa, nel mondo sospeso tra fede e realtà narrato dal Vecchio Testamento, dove un giovane uomo si distingueva da tutti gli altri per la sua audacia, determinazione e coraggio.

Il ragazzo di cui vi sto parlando è proprio David. Le vicende che vi illustro rappresentano un’eccezionale storia di riscatto riconducibile a temi prettamente contemporanei: da umile pastorello David divenne re d’Israele in seguito alla sconfitta di Golia di Gat.

Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. L’asta della sua lancia era come un subbio di tessitori e la lama dell’asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudiero.

Beh, da questa descrizione di Golia di Gat tratta dal Libro di Samuele potete immaginarvi il timore  a questo gigante. Nonostante ciò, David valicò le proprie paure con lo scopo di fare ciò che riteneva giusto, affrontando di conseguenza il temibile Filisteo.

Per il messaggio profondo che la sua vittoria contro Golia trasmette, nel corso della storia molteplici artisti si sono dedicati alla riproduzione delle vicende che lo riguardano. Tra tutti ricordiamo Michelangelo Buonarroti, autore della celeberrima rappresentazione scultorea di David. Nel 1501 i Consoli dell’Arte della Lana scelsero quest’ultimo per la realizzazione dell’opera. La committenza del David di Michelangelo aveva una finalità essenzialmente di carattere politico: il giovane pastorello avrebbe dovuto rappresentare la Repubblica Fiorentina in antagonismo alla potente famiglia dei Medici, raffigurata idealmente da Golia di Gat. Tale statua però cela misteri e aneddoti estremamente intriganti.

Basti pensare che successivamente alla nomina di Michelangelo come artista incaricato di realizzare la statua del David per la Repubblica Fiorentina, lo scalpore generatosi richiese l’isolamento dell’artista.
Questi a tale scopo ordinò l’edificazione di un cubicolo di immense dimensioni, all’interno del quale avrebbe potuto comodamente soggiornare un elefante, dentro il quale avrebbe potuto lavorare alla scultura in assenza di occhi indiscreti. Quest’ultima costruzione incrementò ulteriormente la curiosità e lo stupore dei cittadini di Firenze i quali erano all’oscuro della grandezza mastodontica dell’opera commissionata. Si narra inoltre, che nel momento in cui l’opera fu sostanzialmente ultimata, il gonfaloniere della Repubblica Fiorentina, Piero Soderini, si recò da Michelangelo ad ammirare la statua. Dopo averla a lungo osservata con estremo interesse si rivolse al maestro dicendo che, a parer suo, il naso del David era troppo grande. Michelangelo afferrò allora un pugno di polvere di marmo e uno scalpello con cui finse di correggere il presunto errore. Un po’ alla volta fece cadere la polvere dalla mano chiedendo poi il parere del gonfaloniere, il quale, soddisfatto, dichiarò finalmente la perfezione dell’opera, decretando così anche la sua ignoranza in ambito artistico.

L’impresa magistrale perseguita dall’artista cardine del Rinascimento italiano, Michelangelo Buonarroti, fu resa ulteriormente ardua dalla presenza di numerosi “taroli”, termine identificante dei fori apposti nel blocco di marmo. Questo fu infatti antecedentemente oggetto delle lavorazioni incompiute di Agostino di Duccio e Antonio Rossellino.

Giorgio Vasari, artista, scrittore e storico contemporaneo dello scultore, la descrisse tramite la seguente citazione:
Veramente che questa opera ha tolto il grido a tutte le statue moderne et antiche, o greche o latine che elle si fossero”.

A cura di Irene C.

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