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LO TSUNAMI

In questo articolo vi parleremo dello tsunami, un argomento molto affascinante e coinvolgente.
LE CAUSE DELLO TSUNAMI più frequente sono i terremoti (circa 80% del totale) e maremoti.

Ma ci possono essere altre cause: le frane sottomarine o costiere, le eruzioni vulcaniche, instabilità delle coste (vasti frammenti di versanti, caduta di rocce, valanghe).
Questi fenomeni sconvolgono l ‘equilibrio dell’acqua e provocano la formazione di onde cariche di energia.
Lo tsunami diventa pericoloso solo quando si avvicina alla costa, perché le onde alte fino a 30m si alzano in pochi secondi, penetrano nella terraferma e si abbassano in seguito con un’azione devastatrice di risucchio. Il fenomeno può ripetersi più volte.
Affinché un terremoto generi uno tsunami, il sisma deve avvenire in mare o in aria costiera, essere superficiale e abbastanza forte da deformare il fondale dell’oceano o del mare.
Generalmente si reputano pericolosi i terremoti sopra magnitudo 5.5, ma in realtà bisogna superare la magnitudo 6.5-7 per avere una probabilità di generare un maremoto.
Lo tsunami è un fenomeno assai frequente sulle coste del Pacifico. Capita in media due volte all’anno. È raro che uno tsunami si formi in laghi, dove la sua forza non è cosi grande come in mare.

GLI EFFETTI DELLO TSUNAMI
Le onde degli tsunami sono molto diverse da quelle causate dal vento.
Quelle degli tsunami muovono l’intero volume della colonna d’acqua, dal fondo alla superficie, hanno ampiezze di decine o centinaia di chilometri e trasportano moltissima energia.
Quando arriva sulla costa, la velocità dello tsunami diminuisce rispetto al mare aperto, ma può comunque superare i 10 metri al secondo, quasi quaranta chilometri all’ora.
L’analisi degli eventi recenti ha dimostrato, che le onde più alte possono tranquillamente trasportare intere navi per centinaia di metri nell’entroterra della zona colpita, com’è avvenuto ad esempio negli eventi di Sumatra (2004), Giappone (2011).
Un’onda di altezza compresa tra il mezzo metro e il metro può scardinare porte, infissi e sfondare pesanti cancellate di ferro. Le onde più grandi possono agevolmente abbattere pareti in muratura, strappare una casa dalle sue fondamenta, trascinando sul loro cammino qualsiasi tipo di materiale che incontrano sulla loro strada.
Le onde degli tsunami hanno una forza enorme: è per questo motivo che se si sente un terremoto forte o prolungato nei pressi della costa, bisogna immediatamente evacuare l’area, scappando il più lontano, e in alto possibile. Come da esperimenti fatti in una vasca navale attrezzata allo scopo, la velocità di un’onda di poco più di trenta centimetri è maggiore di quella di una persona che corre per fuggire, e soli trenta centimetri d’acqua sono più che sufficienti per gettare a terra e trascinare via un uomo adulto.

Gli effetti immediati degli tsunami, legati all’energia cinetica trasportata dall’acqua in movimento, si aggiungono gli effetti a lungo termine sull’ambiente e sull’agricoltura.
Dopo uno tsunami tendono, infatti, a depositarsi grandi quantità di sale marino sul terreno, che tende ad accumularsi e concentrarsi uccidendo le piante esistenti – inclusi gli alberi – e impedendo che ne crescano di nuove, fino a rendere impossibile qualsiasi coltivazione ed eliminare così un’importante fonte di sostentamento per le popolazioni colpite, aggiungendosi agli altri danni, dovuti all’impatto delle onde.

Il fenomeno della sedimentazione di depositi dovute dagli tsunami è particolarmente importante anche per individuare le tracce di eventi passati, per i quali non esiste una documentazione storica.
I ricercatori sono riusciti per esempio a datare un importante tsunami che ha colpito le coste del Giappone agli inizi dell’anno 1700 studiando le centinaia di pini morti nella Foresta Fantasma di Copalis nello Stato di Washington, sulla costa nord-occidentale degli Stati Uniti.
Gli alberi sono stati sommersi da un’inondazione di almeno un metro causata dalla risalita dello tsunami lungo il corso del fiume. Attraverso l’analisi dei cerchi di accrescimento è stato possibile risalire con precisione all’anno della loro morte, avvenuta proprio a causa del sale depositato nel terreno: la scoperta è molto importante perché ha permesso di individuare la sorgente sismica di un grande tsunami che colpì le coste orientali del Giappone, chiamato “tsunami orfano” perché nei cataloghi giapponesi non risultava alcun terremoto locale che potesse averlo generato.

Nelle aree inondate dagli tsunami si ritrovano inoltre grandi quantità di sedimenti di varia natura provenienti dal fondo marino, che includono fanghi, sabbie, sassi e molto frequentemente anche conchiglie.
L’analisi delle sezioni di questi depositi, chiamati tsunamiti, consente di raccogliere dati più precisi su questo tipo di fenomeni, migliorando le conoscenze sugli tsunami avvenuti in epoca storica e consentendo lo studio degli eventi avvenuti in epoche più antiche, allo scopo di capire la frequenza degli tsunami e la pericolosità di certe aree.

Classe 1BLO TSUNAMI
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