intervista a Giulio Levi

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Intervista a Giulio Levi

La nostra classe, la quinta elementare, ha fatto un’intervista ad uno scrittore italiano- ebreo che scrive libri per ragazzi, Giulio Levi.

Giulio Levi è nato a Firenze nel 1937, è sposato, ha due figli e tre nipoti. Risiede a

Lo scrittore Giulio Levi mentre risponde alle domande degli alunni di 5 elementare.

Lo scrittore Giulio Levi mentre risponde alle domande degli alunni di 5 elementare.

Roma dal 1967. Ha studiato a Firenze (maturità classica, laurea in medicina, specializzazione in neuropsichiatria, libera docenza in biochimica) e dal 1963 ha svolto attività di ricerca nel campo della neurobiologia e della fisiopatologia del sistema nervoso a Firenze, New York e Roma. Già Direttore del Laboratorio di Fisiopatologia dell’Istituto Superiore di Sanità, Roma, è in pensione dal 2003. E’ stato Membro (1993-1996) del Consiglio Scientifico della Enciclopedia dei Ragazzi dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana (Treccani), alla quale ha collaborato anche come autore. Attualmente è Direttore scientifico della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla.

Ecco l’intervista che gli abbiamo fatto noi bambini, quando è venuto a trovarci a scuola il 07 Febbraio 2013.

Quando si è accorto di avere voglia di fare lo scrittore? Quando ha scritto il suo primo libro e da quanto fa lo scrittore?

Mi sono accorto di voler scrivere tardi, ripensando alle storie che raccontavo ai miei figli da piccoli. Il primo libro uscito in libreria, pochi anni fa, è Venditempo. Ho scritto una quindicina di libri.

A cosa si ispira per scrivere un libro?

Ogni scrittore ha un modo suo per trovare le idee, il mio modo è spesso quello di partire dal mondo che mi circonda.

Che tipi di libri ha scritto? Quale genere di libro le piace di più scrivere?

Nelle mie storie non ci sono mai fate, orchi…i miei libri fanno  sempre riferimento alla realtà anche se nelle storie ci sono dei paradossi, delle cose ‘assurde’.

Quando non ha nessuna idea per scrivere, come fa?

Io mi diverto molto a scrivere se ho un’idea carina, ma le idee non mi vengono tutti i giorni. Mi arrabbio quando non ho idee. A volte ho un’ idea piccola e la lascio lì in attesa che cresca e si sviluppi. Vi dico un’idea che potete sviluppare voi.. Non tutti gli animali vedono le stesse cose, gli stessi colori ... Potrei scrivere una storia su questo.. Un bambino incontra un animale poi altri ancora e ognuno gli racconta quello che vede; il bambino aveva litigato con la mamma ed era uscito di casa sperando di incontrare una mamma diversa, invece incontra vari animali.

Quali caratteristiche deve avere un’idea per scriverci un libro?

Un’idea per essere buona da scriverci un libro, deve essere originale, non scopiazzata. Chi scrive deve sapere bene l’italiano: cioè conoscere tante parole, tanti sinonimi per dire la stessa cosa, ci vuole la grammatica, la coniugazione dei verbi, la scrittura deve essere chiara, chi legge deve capire tutto.

Quanto ci mette per scrivere un libro?

Posso scrivere un racconto breve in 2-3 giorni, ma dopo un po’ lo rileggo per correggerlo; per un libro posso metterci qualche mese.

È stato difficile scappare da Firenze durante la guerra?

Io ero un bambino quando sono fuggito da Firenze nel 1940, avevo tre anni. Prima sono scappato in campagna; io andavo dietro ai miei genitori, non avevo la percezione esatta del perché dei continui spostamenti, della paura che avevano gli adulti. A volte i miei genitori mi raccontavano cose non vere per risparmiarmi una realtà troppo dura e difficile da capire.

Si è mai chiesto perché hanno perseguitato gli ebrei?

Perché sono avvenuti la persecuzione e lo sterminio degli ebrei? Me lo sono chiesto, come hanno fatto tante altre persone. Questa cosa ha le radici in una storia molto antica. In quel caso particolare la prima causa fu la follia di Hitler e la follia di chi lo ha seguito. Le condizioni economiche della Germania, dopo la prima guerra mondiale, erano brutte e bisognava trovare un colpevole di questa situazione. È stata data la colpa agli Ebrei. È solo un pezzetto di risposta. Il cattivo non era solo Hitler, molti l’hanno seguito, poi anche gli italiani. È molto difficile dare una spiegazione completa, ce lo chiediamo ancora.

C’erano molti campi di concentramento e sterminio. C’era anche la Risiera di San Sabba in Italia.

Quando lei era piccolo si rendeva conto della situazione?

Ci sono stati dei momenti in cui mi sono reso conto che c’era pericolo, ma non ho mai capito completamente la situazione. La paura maggiore, quando siamo scappati, ce l’avevano i miei genitori. Siamo stati presi dai soldati svizzeri e prima di accorgerci che non erano tedeschi mi sono spaventato.

Quando tempo ha passato nel campo di recupero? Come era l’ambiente nel campo?

In Svizzera sono stato in tre campi, circa tre quattro mesi, poi io e mia sorella siamo stati messi in famiglia, io a Lucerna, mia sorella a Zurigo. Era l’inizio del 44, avevo circa 6 anni. I miei genitori e noi prima eravamo in campi di raccolta, ad un certo punto la Croce Rossa svizzera ha proposto di mandarci in famiglia. Saremmo andati a scuola ed avremmo avuto una vita più normale. Anche se la separazione dai genitori non era certo facile. Vivere con sconosciuti in così tenera età era molto complicato. Soprattutto la cosa difficile era leggere in ebraico, poiché vivevamo in una famiglia molto religiosa. Stavo addirittura dimenticando l’italiano. Scrivevo ai miei genitori, ma queste lettere erano piene di errori. La mamma si é scocciata e rimandava le lettere corrette. Nelle ultime lettere i miei genitori mi fecero capire che l’Italia stava per essere liberata e quindi saremo potuti ritornare presto.

Lá potevamo giocare con giochi ‘di recupero’ come patate scartate, bottoni…

Prima di scappare dall’Italia, noi ebrei non potevamo andare nelle scuole pubbliche, quindi io ho fatto una specie di prima elementare solo per ebrei, organizzata dai genitori.

Al suo ritorno dal capo come è stato accolto?

Alla fine della guerra, quando siamo tornati in Italia, siamo stati accolti bene, ma mio padre non ha potuto tornare a lavorare al Mayer dove era pediatra, perché il suo posto era stato occupato da un non ebreo. Io ero ancora piccolo per capire. Io con mia sorella parlavo in tedesco, ma dopo due settimane ho smesso.

Quanti libri che ha scritto sono ispirati alla sua vita?

Solo il libro Gioele si è ispirato alla mia esperienza di fuga.

Io avevo dei ricordi, ma frammentari, come fotografie staccate l’una dall’altra. Mi servivano i ricordi della mia mamma; le ho fatto un’intervista pochi anni fa, lei aveva conservato alcune delle lettere che ci eravamo scritti.

La Svizzera ha un archivio federale dove vengono conservati documenti. Mi sono fatto mandare molti documenti relativi a tutti i componenti della mia famiglia, in cui erano descritti molti fatti.

Molte persone che sono ritornate dai campi per molti anni non hanno più parlato della loro esperienza. Nella mia famiglia non si è mai parlato di questo, dei parenti morti nei campi.

Nel rivivere i miei ricordi scrivendo il libro di Gioele mi ha colpito ripensare a come dovevano aver vissuto quel periodo i miei genitori.

classe 5

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