Le luci si spengono e lo spettacolo comincia. Rapido ma non indolore finisce nello stesso modo con cui è iniziato: con una chitarra ed uno scroscio d’applausi…
Un po’ di paura, un po’ di commozione, qualche risata è ciò che ricordo, ciò che ho provato in quell’ora e mezzo, fra i miei compagni ma così vicino agli attori. Si, perché come ci aveva detto il professore Mazzoni, gli attori erano a pochi metri da noi e potevamo vedere in faccia quelle persone che tanto hanno lavorato, da Mario a Gaetano… Perfino Clara, la mia preferita. Lei, con le sue battute sempre pronte e la dolcezza di una mamma mischiata alla testardaggine di una donna di quartiere, ispira fiducia ma soprattutto stima. Con ciò non voglio togliere nulla ai figli della donna e a tutti gli altri: il marito, il sarto napoletano e i due ragazzi ebrei… Tutti impauriti dalla guerra con differenti reazioni però; non tutte giuste ovviamente, anzi… Forse tutte queste diversità e paure sono dovute alla guerra o forse solo all’amore che una madre prova per i propri figli o la paura di morire che hanno questi ultimi. La fine dello spettacolo rimane comunque tristissima e bellissima. Il pentimento di Mario e la preannunciata morte di Sandra lasciano capire quanto terribile sia stato il fenomeno dell’Olocausto e quanto ancora poco se ne parli. Non molti infatti riescono a capire quanto sia orribile l’odore di carne bruciata dei forni dei campi di sterminio. Posso solo dire di averlo sentito all’età di soli sette anni e di averne voluto sapere sempre più negli anni a venire.
A cura di Margherita (Classe 3^C)
Informazioni articolo
Data di pubblicazione
marzo 3, 2010
Autore
Classe Seconda C
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