
Disegno di Marco che ritrae G. B. Niccolini
La nostra scuola, intitolata a G. B. Niccolini, anche se ha 104 anni, fa ancora la sua bella figura. Parlando della scuola con la maestra, siamo venuti a sapere tante cose interessanti che la riguardano.
Allora abbiamo deciso di documentarci meglio. Abbiamo letto documenti che ci ha fornito la maestra, abbiamo chiesto informazioni ad alcuni nonni, abbiamo ricercato immagini, abbiamo fatto dei disegni ed ecco… La sua storia.
Chi era Niccolini?
Giovan Battista Niccolini nacque a San Giuliano Terme in provincia di Pisa, nel 1782, da una famiglia nobile: i marchesi Ippolito e Settimia.
Giovan Battista si laureò in legge a Pisa, ma trascorse gran parte della sua vita a Firenze.
Fu professore di storia e mitologia per oltre cinquant’anni, diventando importante come studioso e critico.
Fu anche autore di poemi e tragedie storiche.
Conobbe due grandi poeti: Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi.
La sua opera più importante è stata una tragedia intitolata “L’Arnaldo da Brescia” (1843) che racconta come il protagonista combatte inutilmente per la libertà contro Federico Barbarossa (l’imperatore) e Adriano IV (il papa).
Le sue tragedie furono all’epoca molto famose e vennero rappresentate in Toscana ed in tutta Italia dagli attori più famosi.
Niccolini morì nel 1861 e fu sepolto in Santa Croce a Firenze, nella capella di famiglia.

Disegno della facciata di Santa Croce

Fotografia della statua sepolcro di G. B. Niccolini

Disegno della statua sepolcro di G. B. Niccolini
Il sepolcro di G. B. Niccolini
Una curiosità riguarda il suo interessante monumento funerario.
E’ stato realizzato dallo scultore Pio Fedi, in marmo con la figura della libertà della poesia, a cui si ispirò il francese Bartholdi per la realizzazione di quella di New York, che però è molto più grande.
La statua, raffigurante una donna, tiene il braccio destro alzato e in mano impugna una catena spezzata. Nella mano sinistra tiene una corona d’alloro e sulla testa ha un copricapo dal quale escono otto raggi di metallo.
Una decisione importante
A Firenze all’inizio del 1903 venne eletto sindaco il marchese Ippolito Niccolini.
Egli visitò la zona di Legnaia per rendersi conto delle possibilità offerte dal luogo e si interessò alla vita e alle attività degli abitanti.
Nella seduta comunale del 16 gennaio 1903 si decise che doveva essere costruita la scuola elementare di Legnaia.

Disegno di un caldano per le mani

Foto di un caldano grande per locali
Fu scritto così:
“Questa dovrà avere un giardino attorno di almeno otto metri; ogni aula dovrà avere tre finestre; la gronda alla fiorentina; la decorazione in traventino delle cave di Colle Val d’Elsa e delle Serre di Rapolano; scalini in pietra macigna delle cave di Fiesole; marmo bianco di Serravezza.
Per il riscaldamento almeno un caldano in ogni aula e l’illuminazione elettrica.”

Fotografia della Scuola Niccolini (1920)
Il nome di Giovan Battista Niccolini venne approvato qualche anno più tardi; fino allora veniva chiamata semplicemente Scuola di Legnaia.
Negli anni 1929 e 1930 il Comune di Firenze approvò il progetto di rialzare di un piano la nostra scuola.
Come si può vedere nella foto all’inizio di questo articolo, quando è stata costruita la scuola Niccolini era molto diversa da come è ora: non aveva il secondo piano; era circondata da alberi i cui rami frusciavano come seta e il giardino era ricoperto d’erba fresca e accogliente. Di fronte alla scuola passava un rumoroso tram su rotaie e, invece di via Legnaia, c’era un terreno privato.

Fotografia della Scuola Niccolini (1935)
1935
Molto tempo dopo, la scuola aveva acquistato il secondo piano. Intorno c’erano i campi del podere Bechi che oggi è via dell’Olivuzzo.
Dopo il 1940, quando scoppiò la seconda guerra mondiale, la Niccolini divenne un ospedale, ma finita la guerra la scuola riacquistò le sue vecchie sembianze.
La nonna di Chiara ci ha raccontato che, durante la seconda guerra mondiale, quando ancora c’era la scuola, venne segata la ringhiera di ferro che circondava la scuola per produrre le armi perché il ferro scarseggiava. Agli alunni facevano anche portare da casa oggetti di ferro e le fedi d’oro delle madri perché l’Italia aveva bisogno di denaro.
Le classi allora erano formate o solo di maschi o solo di femmine.

Foto di gruppo delle alunne con il germbiule bianco

Foto di gruppo degli alunni con il germbiule nero
Le bambine indossavano il grembiule bianco, i maschi un grembiule nero e portavano i pantaloni corti anche d’inverno.
Al tempo dei nonni alla Niccolini c’erano anche le classi della scuola materna che allora si chiamava asilo.
Anche la bisnonna di Chiara ha frequentato la Niccolini negli anni 1910 e 1911.
Tanti anni sono trascorsi da allora, tanti bambini ha visto la nostra scuola e fra questi anche alcuni dei nostri genitori, nonni e perfino bisnonni. E molti altri ne vedrà nel tempo!
Usando le parole di un poeta (Giovanni Pascoli) possiamo dire che la nostra scuola è “un luogo fiorito di occhi di bambini”.





